IT EN ES

"Volontariamente insieme"

Viaggi Oltre Oceano

 

Il progetto "Volontariamente insieme" offre la possibilità di fare esperienze che aprono il cuore e la mente a orizzonti grandi e belli. Francesca ha raccontato con gioia la sua esperienza al gruppo di giovani in partenza per il Brasile e la Bolivia.

***************************

La testimonianza di Benedetta

Scriverò a cuore aperto, con lo stesso cuore che, in parte, è rimasto in Bolivia. Proverò a essere breve e cercherò di trasmettere le forti emozioni che mi hanno accompagnato nelle tre settimane.

Se dovessi usare un solo aggettivo per descrivere l’esperienza di volontariato a Montero sceglierei “travolgentre”. Della Bolivia ti travolgono i bambini, i loro sorrisi instancabili e l’energia inesauribile, gli abbracci calorosi, ma anche i giorni in cui sono più pensierosi o agitati: chissà cosa è successo nelle loro case il giorno prima; ti travolgono le storie che le missionarie ti raccontano, storie di sofferenza e dolore che si possono intuire vivendo certi bambini: i vestiti più sporchi, il carattere inizialmente più chiuso, seguito da un grido di richiesta di affetto e da un velo di malinconia sul volto; ti travolge il folclore, la tradizione che infiamma un popolo in parte rassegnato, sconfitto, senza forza per lottare: e perché lottare se sono sempre stati abituati a quella realtà e pensano che la vita sia quella, che il mondo funzioni così? Ti travolge l’inesauribile forza delle missionarie nonostante le sconfitte, il loro coraggio, la perseveranza, l’ardente desiderio di dare speranza e fare capire, con le varie proposte, che esiste anche un altro tipo di vita; ti travolge il calore che le persone ti fanno sentire, i bambini che per abitudine ti chiamano “profe” da subito, accorciando le distanze… insomma, ti travolge ogni piccolezza e difficilmente, poi, ti abbandona. Vivi quei giorni felice, travolta da un’energia straordinaria, a tratti nuova: sarà poi a casa che tiri le fila, che metti in ordine, che dai un senso, che provi ad imparare e a ripartire da lì, che ti senti cresciuta, piena.

Posso dire di avere avuto il privilegio, insieme ad Ilaria, di vivere l’esperienza sotto ogni fronte: non solo i tanti momenti al centro con i bambini: momenti di gioco, di laboratori, di affetto, di gesti di cura, di sfida personale, di proposte non sempre concluse come da aspettativa, ma anche la vita di comunità e confronto a casa con le missionarie; le iniziative della parrocchia per la settimana di Padre Kolbe: messe animate, pranzo con i volontari, spettacolo di circo con protagonisti gli altri due compagni di avventure - i brasiliani Pedro e Paloma - e con un nostro piccolo numero di canto e ballo insieme ai bambini; la catechesi ai bambini di quartieri più di periferia; la visita alle famiglie con l’assistente sociale; la visita a un orfanatrofio di bambini con paralisi cerebrale, la visita alle scuole, a un centro di medicina naturale. Insomma, per tre settimane posso dire di essermi sentita parte integrante della realtà di Montero, la mia vita era lì, non ero una spettatrice giudicante, mi sentivo viva e completa. Non è stato immediato, certo, e nemmeno così semplice, ma superata qualche rigidità iniziale che mi imponevo da sola, con naturalezza tutto è venuto da sé. E che gioia! Per esempio, infatti, non ci ho pensato due volte quando, vedendo al centro Oriana - una bambina a cui eravamo state in visita insieme a Maria Luisa qualche giorno prima, che vive in una condizione di miseria, con delle macchie sul corpo causate, probabilmente, da pediculosi e con il fratello con un’infezione fungina - ho proposto di riaccompagnarla a casa, anche senza Maria Luisa, per vedere se la situazione fosse migliorata. È stato impulsivo forse, ma mi sentivo proprio immersa nella realtà di lì. E mi ha stupito che, nel tragitto, si è fermata a comprare delle piccolissime caramelle al prezzo di un boliviano: quanto era felice mentre le mangiava con parsimonia e mi chiedeva se ne volessi una. Già, perché la generosità di queste persone travolge e stupisce: quel poco che ho, lo condivido, principalmente funziona così. Una generosità che sa di dignità. E una gioia per le piccole cose straordinaria. Mi ha stupito, infatti, in un sabato caldissimo in cui abbiamo accompagnato Isabèl a fare catechesi ai bambini di Tierras Nuevas - il quartiere dove si producono i mattoni di fango, una realtà arida e dura - vederli così numerosi, animati, partecipi. Vederli saltare sulla camionetta, divertirsi con dei semplici palloncini in un posto sperduto, bramare il biscottino al cioccolato della merenda, pregare con così tanta convinzione. Così come mi ha toccato la realtà del campo alla catechesi insieme a Maria Luisa del sabato precedente: tanti bambini, sempre animati, una piccola realtà che sa di famiglia, che si sostiene, che mette l’offerta per la festa patronale della settimana successiva: nonostante le difficoltà non si sottrae. Che bello vedere il gruppo dei chierichetti così attivo, che desidera stare insieme - così si toglie anche dalle difficoltà familiari per qualche ora - e non manca a nessuna celebrazione. E che bello, ancora, vedere le messe piene, i bambini che cantano, battono le mani e dopo la messa si fermano sul piazzale felici, stanno insieme e se possono comprano i pop corn e li condividono. L’essenza della vita è quella, la Bolivia lo ricorda o lo insegna. È stata una scoperta vedere la festa per la Vergine di Urkupiña: la partecipazione, la devozione, l’avere cura del dettaglio. È stato sorprendente sentirsi parte del centro, prendere via via confidenza con le varie figure professionali, confrontarsi, chiedere qualcosa della propria vita.

E’ stato inaspettato superare l’ostacolo della lingua: la comunicazione non è solo verbale. È stato gratificante poter parlare delle situazioni che vedevamo con le missionarie, che ascoltavano i nostri pareri - che potevano anche essere fuori luogo - e rispondevano a ogni domanda, curiosità. È stato bello toccare con mano anche l’altro lato della medaglia: i problemi, le cose che non funzionano, i contrasti, il senso di rassegnazione. Potrei continuare ancora, ma è meglio che mi fermi.

L’impatto che l’esperienza ha sulla propria vita è grande: si riflette, si fa un paragone con varie situazioni in Italia, si fissano nella mente scene che non si scorderanno più. Come la casa confusa, disordinata di Ana Luisa, simbolo di una famiglia altrettanto disordinata, di una mamma arresa, di una fatica troppo grande da affrontare. O la bambina Dulce che zoppica per una malattia, ma ha comunque la luce negli occhi, è dolce come il suo nome, nonostante il duro clima familiare non è arrabbiata con la vita. O la cugina di Oriana, che appena ci ha viste arrivare in visita ci è venuta incontro con due sedie rosse di plastica: non le avevano per loro quasi, eppure che senso di accoglienza. O Aby e Caleb e la loro storia. O il bambino Emiliano, mentre la mamma doveva lavorare in pizzeria: da solo, nella strada, sporco, con pochi stimoli. Questo continuo contrasto tra la lotta e la rassegnazione.

È difficile staccarsi da una realtà così: ti rapisce. Sei più tu che hai bisogno di loro - perché ti senti davvero vivo, non importante, non è questione di eroismo - che loro di te. E, quanto torni, provi a tenere tutto nel cuore, i ricordi dei volti, dei gesti. E speri di tornare.

Chiudo ringraziando le missionarie di Montero: Maria Luisa, il nostro punto di riferimento, Isabèl, decisa e schietta, attenta e presente, Ermelinda, cuoca eccellente e pozzo di conoscenza boliviana, Elena, il suo orto, le sue storie e la sua torta di banane che abbiamo preparato insieme, Ignacia e la sua dolcezza, Julia e la sua risata. Siete state casa.

Grazie a Sonia, Valentina, Cesare per il supporto, pratico e non, da qui, per l’opportunità di partire che ci avete offerto. Grazie a Ilaria, compagna di avventure sempre presente, anche quando non era facile nemmeno per lei.

Per sempre grata, proverò a vivere pensando sempre che “Solo el Amor Crea”, facendolo motore di vita, privata e futura professionale.

Benedetta

____________________

La testimonianza di Francesca

Mi sono da poco laureata in medicina, ma prima di inoltrarmi nella specializzazione, ho sentito il bisogno di fare altro... di prendermi un tempo per delle esperienze di servizio. Ero già stata in Tanzania, con la mia parrocchia. Un’esperienza molto toccante ma non per quello che ho potuto fare… Infatti, ve lo avranno detto: non andate con l’idea di cambiare il mondo, nessuno aspetta voi per tirare su una parete, per fare un laboratorio d’arte... ma sono esperienze che creano un legame con le persone e permettono di rendersi conto di quanto è importante la condivisione e l’approccio missionario nella nostra vita. Vedrete che la missione continua, anzi inizia quando tornerete in Italia.

Finita la laurea ho pensato di andare in Brasile, perché conoscevo già la lingua e avrei potuto avere un contatto più diretto con le persone. Ed essendo medico, avrei potuto offrire qualcosa di mio e condividerlo con tutti. Così nel Centro Sociale di Riacho ho fatto laboratori di igiene, su come si lavano le mani, come si lavano i denti, come ci si libera dai pidocchi… Ho visitato anche molti bambini, e ho sentito la fiducia delle persone che mi hanno raccontato le loro cose…

Il servizio cambia le persone! Vi auguro di immergervi nell’esperienza. Il mettersi a disposizione dell’altro è una cosa che ti riempie. Quello che mi ha lasciato l'esperienza è provare a fare del servizio, della nostra vita, una vera missione Se metto a confronto la mia vita ora, sento che ho bisogno di quel "più" che mi fa sentire che la mia giornata ha avuto un senso.

Francesca Sarti

 

La testimonianza di Katia 

Arrivata in Brasile alla fine di gennaio dello scorso anno, sono subito entrata nel vivo della missione, occupandomi del nostro Centro Sociale Massimiliano Kolbe di Riacho Grande, nella periferia di São Bernardo do Campo (São Paolo). Una regione molto povera. Una penisola di foresta atlantica, circondata dall’acqua di un grosso bacino artificiale, raggiungibile attraverso una zattera a motore. Un luogo dove la natura è bellissima, tanti alberi e piante diverse, che in questo tempo stanno fiorendo. Un paesaggio molto suggestivo se non fosse che, in quest’area, la maggioranza delle persone vive in baracche di legno o piccolissime case di mattoni, in condizioni di povertà estrema. Un luogo dimenticato dai governanti e non solo; ci sono persone che vivono in città a pochi kilometri di distanza che non sanno nemmeno dell’esistenza di questa parte di territorio.

Dopo che la situazione di pandemia è un po’ migliorata, il Centro è tornato a lavorare tutti i giorni, accogliendo di nuovo tutti i bambini, senza restrizioni. Che bello tornare a vedere il Centro vivo, pieno di bambini e adolescenti felici. È stata un’emozione grande. Finalmente tutti insieme. È stato come rinascere, ritornare a vivere. Ci sono molte situazioni difficili da affrontare. La situazione delle famiglie e dei bambini/ragazzi che frequentano il Centro è peggiorata rispetto a prima del Covid: mancanza di cibo, case senza corrente e acqua calda, violenze fisiche e verbali, alcolismo e droga. Bambini che vivono con nonni o zii perché la mamma e il papà non sono in grado di curarsi di loro. Adolescenti che si occupano dei fratelli di 14, 12, 9 e 6 anni. Bambini e ragazzi che già nascono con problemi da affrontare.

Nel nostro Centro cerchiamo di fare tre cose fondamentali e allo stesso tempo non semplici: accogliere, ascoltare, accompagnare. Venire al Centro per i bambini è prima di tutto sentire di essere accolti, fare esperienza che c’è qualcuno che li sta aspettando, che li ascolta, che si prende cura di loro, che li accompagna, che cammina al loro fianco, aiutandoli a gestire le proprie emozioni e comprendere i valori del Vangelo: bene, amore, aiuto e vicinanza.

Con tutta l’equipe che lavora qui diciamo sempre che il nostro lavoro è “piantare una piccola semente”, contribuire affinché la vita di queste persone possa cambiare.

Ringrazio il Signore per tutto ciò che ho vissuto in questo anno. È stato un anno intenso e molto impegnativo, dove non sono mancate le fatiche ma grazie a Dio nemmeno le grazie e le gioie. Ho imparato che non esiste nulla senza il sacrificio e che è da esso che nascono le cose più belle. Ringrazio tutte le persone a me care, per essere al mio fianco e ringrazio tutti voi per la preghiera e la vicinanza.

Katia Colombo

***********************************

Rendere il mondo un posto più bello

La testimonianza di Lucia

*********************

Dalla Nigeria: missione è... condivisione

La testimonianza di Patricia

 

*********************

Sulle piazze digitali

La testimonianza di Agata 

 

 

Loading…