Ho conosciuto il padre nel Centro Mariano di Olavarria (Argentina), dopo due anni di contatti epistolari. La lingua non è stata un ostacolo. Il suo cuore di padre intuiva di me più di quello che io stessa conoscevo. Mi ha sempre animata e sostenuta. Nella memoria del mio cuore conservo tutto quello che ho imparato da lui, che ho ricevuto da lui e che lui mi ha affidato, per farne tesoro e metterlo a disposizione dell’Istituto. Quante parole, gesti, silenzi, sguardi complici del suo sano umorismo, confidenze da portare nella preghiera.
Molte volte mi sono confessata da lui. Uscivo rinnovata “in grazia e santità” come dal fonte battesimale, cosciente e felice di essere confermata nella verità dell’amore che Dio aveva per me e mi affidava perché continuassi a donarlo. Con amore paterno mi ha aiutata a scoprire i miei doni e i miei limiti. Mi ha sostenuta e guidata ad amare la mia vocazione, la missione, il carisma e incoraggiata nel far conoscere questa realtà attraverso la musica. Quanto ci credeva il padre nella ispirazione e nella musica. Quanto godeva nelle serate comunitarie dove cantavamo un po’ in italiano e un po’ in castellano ...
Grazie, padre, per aver acceso lo spirito missionario dentro di me e avermi incoraggiata, con la tua vita e con la tua testimonianza, ad aprirmi alla grazie dell’Amore che feconda.
Grazie, padre, per l’amore delicato e fiducioso alla Madonna che mi hai trasmesso e contagiato.
Hasta pronto, tu hija, Angelica. (dal libro “Un uomo, un sogno, una storia”, pp. 87-89)
Angélica María Diez - Missionaria, Argentina
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Sono potuta stare accanto al padre e collaborare con lui nel lavoro di redazione della rivista e delle Edizioni per circa quindici anni ma, quando penso a lui, ritorno sempre agli anni del mio discernimento vocazionale. Ritorno ai due campi-scuola vissuti con i giovani della Milizia dell’Immacolata di San Benedetto, al Centro di Preghiera, Pian del Voglio. Ritorno alle esperienze di volontariato al Cenacolo Mariano durante l’estate, e soprattutto all’autunno 1984 quando, del tutto inaspettata, mi giunse la sua proposta di accompagnarlo nella sua prima visita alla comunità delle Missionarie in California, iniziata l’anno prima. «Mi aiuterai a portare la valigia», mi disse. Ma, quella valigia, il padre la portò lui stesso per la maggior parte del tempo. E in quella valigia non c’erano solo i suoi pochi vestiti, ma anche i pensieri, le decisioni, i consigli, la mensa spirituale e fraterna che avrebbe condiviso con quella giovane comunità… Di tutto questo egli mi fece partecipe, come se fossi già una della famiglia. E questo mi convinse più di ogni altro discorso che il Signore, attraverso quella esperienza, aveva una proposta speciale per me, fino a comprendere poi che mi chiamava a essere Missionaria.
Ricordare il padre per me significa ricordare una quantità indescrivibile di tempo trascorso insieme: programmazione, lavoro, preghiera, pasti, tanti viaggi in auto e, con il passare del tempo, l’esperienza di sentirmi “conosciuta” senza aver bisogno di spiegarmi, “letta” dentro anche quando non ero disponibile a rivelarmi. «Ricordi quanto lavoro abbiamo fatto assieme?», mi scriveva il 5 aprile 2005. Al di là della fatica e dei sacrifici che aveva comportato, lo ricordo soprattutto con un senso di riconoscenza per la motivazione soprannaturale che egli non si stancava di presentarci. Nello spirito della consacrazione a Maria e sulle orme del padre Kolbe, ogni sua ora del giorno e della notte, spesa in lavori ordinari e straordinari, era sempre illuminata dalla passione per il regno e per la felicità di ogni uomo. Non era sempre facile accoglierla con umorismo, fede e disponibilità, ma la filosofia del padre, come molti ricorderanno, era di “aver fatto ieri quello che potremmo fare domani”...
Immagino che molti invidiassero a noi che gli eravamo vicine la possibilità di ascoltarlo in prima persona e condividere con lui la Parola e l’Eucaristia. Ciononostante, molte volte mi sono ritrovata a invidiare chi era più lontano, per la possibilità di ricevere da lui uno scritto e una parola “personalizzata”. Il Signore mi ha concesso di fare anche questa esperienza negli anni della missione in California. Le sue lettere e cartoline sono una raccolta preziosa di pensieri, risposte, incoraggiamenti e richiami, preghiere e benedizioni per le quali sono estremamente grata: sono sempre arrivate come parole giuste al momento giusto! «Certo che avrei piacere di vederti, spero che prima della mia morte tu ti trovi in Italia», mi scriveva in una di quelle cartoline. «Altrimenti vieni al funerale». Anche questo suo desiderio è diventato realtà. È stato un ultimo scambio di momenti preziosi, senza più parole questa volta, poche ore prima della sua morte; un ultimo incontro con il padre che ora continua sempre più, senza la barriera del limite, l’esperienza della sua paternità.
Ada Locatelli, Missionaria, Stati Uniti
La testimonianza di Marlete
Vedere come Maria ha abitato la sua storia quotidiana ci può aiutare a fare pace con il nostro vissuto di ogni giorno, facendoci scorgere lo straordinario nell’ordinario...
Padre Luigi Faccenda è nato a San Benedetto Val di Sambro, un paese dell'Appennino tosco-emiliano, il 24 agosto 1920.
Numerosi sono gli scritti che padre Faccenda ci ha lasciato, rivolti soprattutto alle missionarie e volontari, ma non solo. Gli articoli pubblicati sulle riviste che parlano di lui.
Nei suoi numerosi scritti padre Luigi comunica riflessioni, esperienze, messaggi dai quali emergono il suo amore appassionato per Dio, per l'Immacolata e per ogni uomo.
Una raccolta di articoli riportati in alcune riviste in occasione del centenario della nascita di padre Luigi Faccenda.
Il 10 ottobre 2021, a Borgonuovo BO, è stato inaugurato e benedetto "Il viaggio di Faccenda". Non è una mostra e neanche un museo, ma la possibilità di un incontro con padre Luigi Faccenda, con la sua spiritualità che, come albero fecondo, ha esteso le sue radici e i suoi rami nel mondo e sta portando ancora frutto. L’invito è di fare il primo passo e visitare questo meraviglioso luogo immerso nel verde e diventare, per un breve o lungo tratto di strada, compagni di viaggio di padre Luigi Faccenda.
L’Editto si colloca nella fase preliminare della causa e ha lo scopo di informare la comunità dei fedeli della richiesta presentata, nonché di favorire la raccolta di elementi utili in vista di una possibile apertura dell’inchiesta diocesana.