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Missionarie e Missionari

Sono tanti i ricordi legati a padre Faccenda da parte di chi l'hai conosciuto e gli è stato vicino, a Bologna e in missione, nei momenti di gioia e di sofferenza.

Ho conosciuto il padre nel Centro Mariano di Olavarria (Argentina), dopo due anni di contatti epistolari. La lingua non è stata un ostacolo. Il suo cuore di padre intuiva di me più di quello che io stessa conoscevo. Mi ha sempre animata e sostenuta. Nella memoria del mio cuore conservo tutto quello che ho imparato da lui, che ho ricevuto da lui e che lui mi ha affidato, per farne tesoro e metterlo a disposizione dell’Istituto. Quante parole, gesti, silenzi, sguardi complici del suo sano umorismo, confidenze da portare nella preghiera.
Molte volte mi sono confessata da lui. Uscivo rinnovata “in grazia e santità” come dal fonte battesimale, cosciente e felice di essere confermata nella verità dell’amore che Dio aveva per me e mi affidava perché continuassi a donarlo. Con amore paterno mi ha aiutata a scoprire i miei doni e i miei limiti. Mi ha sostenuta e guidata ad amare la mia vocazione, la missione, il carisma e incoraggiata nel far conoscere questa realtà attraverso la musica. Quanto ci credeva il padre nella ispirazione e nella musica. Quanto godeva nelle serate comunitarie dove cantavamo un po’ in italiano e un po’ in castellano ...
Grazie, padre, per aver acceso lo spirito missionario dentro di me e avermi incoraggiata, con la tua vita e con la tua testimonianza, ad aprirmi alla grazie dell’Amore che feconda.
Grazie, padre, per l’amore delicato e fiducioso alla Madonna che mi hai trasmesso e contagiato.
Hasta pronto, tu hija, Angelica. (dal libro “Un uomo, un sogno, una storia”, pp. 87-89)

Angélica María Diez - Missionaria, Argentina

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Padre Faccenda ha avuto un ruolo importante nella mia vita, mi ha aiutato a trovare un senso, mi ha indicato la strada da percorrere. Quando l’ho conosciuto la mia prima impressione è stata quella di un uomo avvolto dalla presenza di Maria. Riusciva a trasmettermi la forza e la bellezza di questa presenza in un modo che andava diritto al cuore.

La prima volta che l’ho incontrato è stato a Borgonuovo, nel 1999. Stavo salendo le scale assieme a padre Sebastiano Quaglio e ad altri giovani. Lui era lì in cima che ci aspettava. Ricordo ancora il suo sorriso. Io avevo 18 anni, ero in ricerca vocazionale, e non sapevo bene chi avessi davanti. Poi ho conosciuto il padre come fondatore, come colui che aveva lavorato tanto nella Milizia dell’Immacolata, raggiunto tante persone attraverso il suo ministero sacerdotale e il suo amore profondo alla Madonna, a san Massimiliano Kolbe. In seguito, già missionario, sono tornato altre volte in Italia per dei tempi di formazione, di ritiro con lui. Ricordo una volta, presso la Casa di preghiera a Pian del Voglio. Eravamo a tavola e lui scherzava con tutti noi missionari. Ancora non conoscevo questo lato del suo carattere e mi vergognavo un po’, rimanevo sempre serio anche quando mi prendeva in giro. Il giorno dopo ho chiesto di parlare con lui, ho bussato timidamente e ho sentito la sua voce forte che mi diceva “Avanti”. Mi aspettava a braccia aperte, con un sorriso; ci siamo abbracciati, mi sono commosso. Gli ho baciato la mano dicendo che era per me un maestro, gli ho dato un altro bacio sulla fronte dicendo che era per me un padre. Una volta mi ha mandato una cartolina con la foto di un asino e una frase simpatica. Il messaggio era di non mollare mai, di superare “testardamente” le paure, gli ostacoli… Poi l’ho visto quando veniva in Brasile. Avevamo più tempo allora da trascorrere insieme. Stava con noi nelle celebrazioni, nella fraternità. Era stanco e debole fisicamente, ma a turno chiamava l’uno o l’altro missionario per parlare, per dire anche solo una parola di incoraggiamento.

E l’ho visto anche nei suoi ultimi giorni di vita. Sapevamo che ormai era alla fine. Così, alcuni missionari siamo partiti dal Brasile. Arrivati a Bologna, siamo andati subito nella sua camera: era molto sofferente, quasi non rispondeva con le parole, ma io sentivo che era presente con il sentimento, con le emozioni… Abbiamo pregato tutti insieme, poi io mi sono fermato accanto al suo letto, gli ho preso la mano e pregavo per lui. Abbiamo instaurato un dialogo di sguardi, gli ho espresso con gli occhi tutta la mia gratitudine per quello che era stato per me, a partire dall’Istituto, dal carisma così bello e importante. Ho sentito che mi stringeva la mano e ho percepito dentro una voce: «Coraggio, affronta i sacrifici, le difficoltà, le sfide, ma sempre con gioia e con la preghiera». È stato il mio ultimo dialogo con lui. Ma padre Faccenda continua a essere presente nella mia vita, chiedo sempre la sua intercessione e mi accompagnano le sue parole: «Coraggio, vai sempre avanti!».

Alexandre Mosqueli, Missionario - Brasile

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Sono potuta stare accanto al padre e collaborare con lui nel lavoro di redazione della rivista e delle Edizioni per circa quindici anni ma, quando penso a lui, ritorno sempre agli anni del mio discernimento vocazionale. Ritorno ai due campi-scuola vissuti con i giovani della Milizia dell’Immacolata di San Benedetto, al Centro di Preghiera, Pian del Voglio. Ritorno alle esperienze di volontariato al Cenacolo Mariano durante l’estate, e soprattutto all’autunno 1984 quando, del tutto inaspettata, mi giunse la sua proposta di accompagnarlo nella sua prima visita alla comunità delle Missionarie in California, iniziata l’anno prima. «Mi aiuterai a portare la valigia», mi disse. Ma, quella valigia, il padre la portò lui stesso per la maggior parte del tempo. E in quella valigia non c’erano solo i suoi pochi vestiti, ma anche i pensieri, le decisioni, i consigli, la mensa spirituale e fraterna che avrebbe condiviso con quella giovane comunità… Di tutto questo egli mi fece partecipe, come se fossi già una della famiglia. E questo mi convinse più di ogni altro discorso che il Signore, attraverso quella esperienza, aveva una proposta speciale per me, fino a comprendere poi che mi chiamava a essere Missionaria.

Ricordare il padre per me significa ricordare una quantità indescrivibile di tempo trascorso insieme: programmazione, lavoro, preghiera, pasti, tanti viaggi in auto e, con il passare del tempo, l’esperienza di sentirmi “conosciuta” senza aver bisogno di spiegarmi, “letta” dentro anche quando non ero disponibile a rivelarmi. «Ricordi quanto lavoro abbiamo fatto assieme?», mi scriveva il 5 aprile 2005. Al di là della fatica e dei sacrifici che aveva comportato, lo ricordo soprattutto con un senso di riconoscenza per la motivazione soprannaturale che egli non si stancava di presentarci. Nello spirito della consacrazione a Maria e sulle orme del padre Kolbe, ogni sua ora del giorno e della notte, spesa in lavori ordinari e straordinari, era sempre illuminata dalla passione per il regno e per la felicità di ogni uomo. Non era sempre facile accoglierla con umorismo, fede e disponibilità, ma la filosofia del padre, come molti ricorderanno, era di “aver fatto ieri quello che potremmo fare domani”...

Immagino che molti invidiassero a noi che gli eravamo vicine la possibilità di ascoltarlo in prima persona e condividere con lui la Parola e l’Eucaristia. Ciononostante, molte volte mi sono ritrovata a invidiare chi era più lontano, per la possibilità di ricevere da lui uno scritto e una parola “personalizzata”. Il Signore mi ha concesso di fare anche questa esperienza negli anni della missione in California. Le sue lettere e cartoline sono una raccolta preziosa di pensieri, risposte, incoraggiamenti e richiami, preghiere e benedizioni per le quali sono estremamente grata: sono sempre arrivate come parole giuste al momento giusto! «Certo che avrei piacere di vederti, spero che prima della mia morte tu ti trovi in Italia», mi scriveva in una di quelle cartoline. «Altrimenti vieni al funerale». Anche questo suo desiderio è diventato realtà. È stato un ultimo scambio di momenti preziosi, senza più parole questa volta, poche ore prima della sua morte; un ultimo incontro con il padre che ora continua sempre più, senza la barriera del limite, l’esperienza della sua paternità.

Ada Locatelli, Missionaria, Stati Uniti

 

La testimonianza di Marlete

 

 

Primo piano

Emergenza climatica, aumento delle disuguaglianze, pandemie globali, questione migratoria. Tutti argomenti interdipendenti e di estrema attualità. In Fratelli tutti un appello alla responsabilità e alla cura: «Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prendersi cura di noi stessi. Ma abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune».

Come aiutarci

Padre Luigi Faccenda è nato a San Benedetto Val di Sambro, un paese dell'Appennino tosco-emiliano, il 24 agosto 1920.

Numerosi sono gli scritti che padre Faccenda ci ha lasciato, rivolti soprattutto alle missionarie e volontari, ma non solo. Gli articoli pubblicati sulle riviste che parlano di lui.

Nei suoi numerosi scritti padre Luigi comunica riflessioni, esperienze, messaggi dai quali emergono il suo amore appassionato per Dio, per l'Immacolata e per ogni uomo.

Una raccolta di articoli riportati in alcune riviste in occasione del centenario della nascita di padre Luigi Faccenda.

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