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Scritti

Nei suoi numerosi scritti padre Luigi comunica riflessioni, esperienze, messaggi dai quali emergono il suo amore appassionato per Dio, per l'Immacolata e per ogni uomo. 

MARIA

Maria ci insegna a vivere la dimensione dell'umiltà che deriva dal nostro essere creature limitate. "Sono la serva del Signore" fu la sua risposta all'angelo che veniva da parte di Dio. In questa risposta di Maria è racchiusa la sua consapevole dipendenza dal Signore. Le semplici parole di Maria ci dicono quanto Ella fosse cosciente della sua piccolezza di fronte al Creatore. Lui può irrompere nella sua vita e sconvolgere i suoi progetti: la troverà sempre gioiosamente disponibile a quanto vorrà chiederle.

Nelle tenebre bisogna saper credere a quanto si è visto nella luce, come Maria che nella privazione seppe vedere il dono.

Maria sceglie persone semplici e nascoste per comunicare i suoi messaggi, come Bernardetta, come i pastorelli di Fatima. Solo se si è umili si può essere collaboratori di Maria, perché l'umiltà dà spazio a Dio.
Non possiamo entrare nel mistero e nell'essenza dell'Immacolata Concezione, senza passare attraverso l'umilità. Bernardetta, per far sì che la Madonna risponda alle sue ripetute domande: Chi sei?, deve fare un cammino... Deve passare attraverso dei gesti che le fanno acquistare l'umiltà. Non era forse umiliazione mangiare l'erba e scavare la terra con le mani, alla presenza di tutti?
Bernardetta conoscerà Maria dopo un cammino di obbedienza. Gli stessi gesti erano espressione di obbedienza a Maria, così come il riferire le sue parole era obbedienza a lei. Obbedisce perché guidata dalla fede. 
Quando è entrata in intimità con la Vergine, Bernardetta diventa apostola, diventa missionaria, portando tutto quello che aveva ricevuto alla Chiesa, abbandonandosi alla Chiesa, nella persona del vescovo. E per questo, avendo posto ogni cosa nelle mani della Chiesa, il suo apostolato è azione attiva, operante, anche se inconsapevole, e fa sì che in questi anni tante persone abbiano a sperimentare i benefici di Lourdes. Bernardetta si ritira a pregare e a lavorare... e gli altri ne raccolgono i meravigliosi frutti. 

Per il peccato c'è il perdono, per la debolezza c'è la potenza di Maria, per le ricadute c'è la misericordia, per l'incapacità c'è l'abbandono in Colui che è nostra forza. 

L'amore a Maria non è un semplice trasporto sentimentale, ma una energia che desta dal torpore spirituale e lancia l'anima sulla via della santità. 
Lo sguardo di Maria sopra di noi è sempre una luce, una forza, una gioia. E' come il sole che illumina la nostra giornata. E' come una carezza che ingentilisce il nostro operare. E' come un profumo che risana l'atmosfera. Chi vive e lavoro sotto lo sguardo di Maria si assicura la sua assistenza nella morte, e la sua eterna compagnia in Paradiso. 

KOLBE

«E mentre mi aggiro per le vie di Roma in attesa del 17 ottobre (dell’anno 1971 e giorno della beatificazione di Kolbe) rivado con il pensiero ai 25 anni vissuti alla scuola di questo uomo. Credetti in lui fin dai primi giorni, quando contro ogni desiderio e previsione, mi fu affidata la sua Milizia dell’Immacolata (M.I.). Credetti alla sua santità e al suo amore, al suo messaggio e alla sua dottrina, anche nel fluttuare degli avvenimenti. Ho creduto in lui e nella sua M.I., ma non pensavo che tanto presto avrei partecipato al suo “trionfo”. In questi giorni, infatti, tutti parlano di lui, di un uomo che, tra gli orrori della guerra, ha saputo, pagando di persona, tenere alto il messaggio dell’amore. Se possiamo ammirarlo come teologo, come giornalista, come inventore e uomo di azione, lui ci conquista e ci attrae per la sua santità e per la sua grande devozione alla Madonna».

IN VISITA AD AUSCHWITZ

Dal giorno 12 al giorno 18 agosto u.s. ho trascorso una settimana ad Auschwitz, in Polonia, dove mi sono incontrato ancora una volta con il padre Kolbe. Anche questo incontro è stato oltremodo ricco di grazia, di speranza e di conforto: non solo per me, ma anche per tutti coloro che, in qualche modo, vivono la consacrazione all’Immacolata nello spirito kolbiano.
La Messa al campo  
Eravamo oltre cinquanta sacerdoti e confratelli religiosi a celebrare con monsignor Tadeusz Rakoczy, vescovo di Bielsko-Biala, nel viale che fiancheggia il Muro della Morte, ove venivano fucilati o impiccati i prigionieri colpevoli di qualche indisciplina alla ferrea legge delle SS. Erano presenti alcuni ex internati dei vari campi di sterminio della Polonia; le missionarie dell’Immacolata di quella comunità; varie autorità cittadine, e il famoso scenografo Marian Kolodziej, già prigioniero dello stesso campo, autore di una prodigiosa, realistica e appassionante mostra sul campo di Auschwitz, dove egli stesso ha vissuto la più tragica esperienza per oltre cinque anni.
In quelle ore in cui i canti e le preghiere più sentite si elevavano a Cristo Redentore, alla Vergine sua Madre e al glorioso padre Kolbe, ho vissuto momenti inenarrabili. Lo spirito di padre Kolbe aleggiava lungo i viali, e parlava di pace, di amore e di speranza. Sì, soprattutto di speranza, capace di lenire i profondi dolori che pesano sulla mia persona e sull’intera società.
Nella cella della fame  
La materna bontà della celeste Regina Immacolata, che un giorno mi ha invitato a scoprire l’insondabile ricchezza del suo servo padre Kolbe, e che mi ha chiamato a dare vita all’Istituto, mi ha concesso la grazia di trascorrere un bel po’ di tempo a tu per tu con padre Kolbe nella cella della fame. E il mio padre e confratello, da quella cella, mi ha parlato con gli accenti più vivi dell’amore; accenti che rimarranno nell’intimo del cuore e che mi daranno la forza per continuare nel cammino di santità e mi aiuteranno a sostenere, nello stesso cammino, coloro dei quali sono padre.

LA VERA AMICIZIA

Fra amici, molte volte il silenzio ha più parole di mille frasi. Il silenzio come rispetto. Come simpatia. Come attesa. Come semplice presenza: "Sono qui".
L'amicizia vera non si rinchiude mai fra due o fra pochi, ma va dall'uno a molti, da qualcuno a tutta l'umanità. Perché non vale aprirsi a qualcuno se non ci si apre a tutti. 
La vera amicizia è l'eco incarnata dell'amicizia di Dio e, quindi, del suo amore per l'uomo. E' un bene che va acquisito, coltivato, sviluppato come arricchimento e perfezionamento di tutto l'uomo. 

LAVORO

Bisogna ricordare sempre che il povero è colui che, potendolo, si guadagna da vivere con il frutto del proprio lavoro. Non basta accontentarsi di poco per essere poveri, anche questo poco deve essere guadagnato (...). In relazione con noi stessi, la povertà ci aiuterà ad amare il lavoro con un profondo senso di responsabilità. Ci aiuterà pure ad essere felici per quello che abbiamo o per quello che ci manca: salute, beni materiali, fiducia e stima altrui.

Primo piano

Quando parliamo di Dio, a cosa/a chi pensiamo? Qual è l’immagine che abbiamo di Lui? In quale Dio/dio crediamo? Una delle opportunità che ci sta offrendo il dramma di questa pandemia globale è l’averci costretto ad andare alla radice della nostra fede e delle nostre relazioni: con gli altri, con la terra, con noi stessi e con Dio.

Egli ci ha svelato un solo volto di Dio: il Dio dell’amore che ha cura di noi e vuole la nostra totale liberazione e felicità. Dio non manda il male, né lo permette per fini educativi, né lo tollera. Egli non ci salva dal dolore, ma lo attraversa con noi, lo illumina, lo trasforma dal di dentro impegnandosi a liberarci e farci risorgere sempre. Anche se ciò gli costa la vita.

Come aiutarci

Padre Luigi Faccenda è nato a San Benedetto Val di Sambro, un paese dell'Appennino tosco-emiliano, il 24 agosto 1920.

Sono tanti i ricordi legati a padre Faccenda da parte di chi l'hai conosciuto e gli è stato vicino, a Bologna e in missione, nei momenti di gioia e di sofferenza.

In molti hanno avuto la possibilità e la fortuna di incontrare e conoscere padre Luigi, di parlare personalmente con lui in varie occasioni oppure attraverso lettere personali.

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