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Ad Auschwitz

Testimonianze di chi l'ha conosciuto nel Campo di concentramento di Auschwitz.

Fu uno shock enorme per tutto il campo, ci rendemmo conto che qualcuno tra di noi, in quella oscura notte spirituale dell'anima, aveva innalzato la misura dell'amore fino alla vetta più alta. Uno sconosciuto, uno come tutti, torturato e privato del nome e della condizione sociale, si era prestato ad una morte orribile per salvare qualcuno che non era neanche suo parente. Migliaia di prigionieri si convinsero che il mondo continuava ad esistere e che i nostri torturatori non potevano distruggerlo. Più di un individuo cominciò a cercare questa verità dentro di sé, a trovarla e a condividerla con gli altri compagni del campo. Dire che padre Kolbe morì per uno di noi o per la famiglia di quella persona sarebbe riduttivo. La sua morte fu la salvezza di migliaia di vite umane. E in questo, potrei dire, sta la grandezza di quella morte. E finché vivremo, noi che eravamo ad Auschwitz, piegheremo la nostra testa in memoria di quello che è accaduto. Quella fu una scossa che ci restituì l'ottimismo, che ci rigenerò e ci diede forza; rimanemmo ammutoliti dal suo gesto, che divenne per noi una potentissima esplosione di luce capace di illuminare l'oscura notte del campo...". 
(Giorgio Bielecki, prigioniero ad Auschwitz)

Primo piano

In questa pagina di Vangelo (Gv 2,13-25) Gesù ci invita a rovesciare la logica del dare-avere, del vendere-comprare, anche nei confronti di Dio, modi che offendono l’amore che mai si impone, mai si può comprare. Per Gesù non esiste l’economia di scambio, ma quella della grazia e del dono. Dio non chiede sacrifici, dona e basta! Un Dio che non ci saremo mai aspettati. Con il gesto della frusta Gesù sta rivelando il vero volto di Suo Padre, il rovesciare i tavoli dei mercanti al tempio segna l’inizio della missione di Gesù, è un gesto profetico, e ci fa capire che la vita è puro dono. Il tempio nuovo è l’amore.

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