** Maria ci insegna a vivere la dimensione dell'umiltà che deriva dal nostro essere creature limitate. "Sono la serva del Signore" fu la sua risposta all'angelo che veniva da parte di Dio. In questa risposta di Maria è racchiusa la sua consapevole dipendenza dal Signore. Le semplici parole di Maria ci dicono quanto Ella fosse cosciente della sua piccolezza di fronte al Creatore. Lui può irrompere nella sua vita e sconvolgere i suoi progetti: la troverà sempre gioiosamente disponibile a quanto vorrà chiederle.
** Nelle tenebre bisogna saper credere a quanto si è visto nella luce, come Maria che nella privazione seppe vedere il dono.
** Maria sceglie persone semplici e nascoste per comunicare i suoi messaggi, come Bernardetta, come i pastorelli di Fatima. Solo se si è umili si può essere collaboratori di Maria, perché l'umiltà dà spazio a Dio. Bernardetta conoscerà Maria dopo un cammino di obbedienza. Gli stessi gesti erano espressione di obbedienza a Maria, così come il riferire le sue parole. Obbedisce perché guidata dalla fede. Quando è entrata in intimità con la Vergine, Bernardetta diventa apostola, diventa missionaria, portando tutto quello che aveva ricevuto alla Chiesa, abbandonandosi alla Chiesa, nella persona del vescovo. E per questo, avendo posto ogni cosa nelle mani della Chiesa, il suo apostolato è azione attiva, operante, anche se inconsapevole, e fa sì che in questi anni tante persone abbiano a sperimentare i benefici di Lourdes. Bernardetta si ritira a pregare e a lavorare... e gli altri ne raccolgono i meravigliosi frutti.
** Per il peccato c'è il perdono, per la debolezza c'è la potenza di Maria, per le ricadute c'è la misericordia, per l'incapacità c'è l'abbandono in Colui che è nostra forza.
** L'amore a Maria non è un semplice trasporto sentimentale, ma una energia che desta dal torpore spirituale e lancia l'anima sulla via della santità.
** Lo sguardo di Maria sopra di noi è sempre una luce, una forza, una gioia. E' come il sole che illumina la nostra giornata. E' come una carezza che ingentilisce il nostro operare. E' come un profumo che risana l'atmosfera. Chi vive e lavoro sotto lo sguardo di Maria si assicura la sua assistenza nella morte, e la sua eterna compagnia in Paradiso.
«Mi sono “innamorato” di padre Kolbe a motivo del suo martirio, della sua dedizione totale all’uomo e alla vita, del suo grande amore all’Immacolata. Mi chiedevo dove questo sacerdote avesse trovato la forza di consumare in pieno il suo sacerdozio e la risposta mi arrivò quando conobbi ciò che aveva meditato fin dalla sua giovinezza, il suo ideale: portare ogni uomo a Dio attraverso l’Immacolata».
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E mentre mi aggiro per le vie di Roma in attesa del 17 ottobre (dell’anno 1971 e giorno della beatificazione di Kolbe) rivado con il pensiero ai 25 anni vissuti alla scuola di questo uomo. Credetti in lui fin dai primi giorni, quando contro ogni desiderio e previsione, mi fu affidata la sua Milizia dell’Immacolata (M.I.). Credetti alla sua santità e al suo amore, al suo messaggio e alla sua dottrina, anche nel fluttuare degli avvenimenti. Ho creduto in lui e nella sua M.I., ma non pensavo che tanto presto avrei partecipato al suo “trionfo”. In questi giorni, infatti, tutti parlano di lui, di un uomo che, tra gli orrori della guerra, ha saputo, pagando di persona, tenere alto il messaggio dell’amore. Se possiamo ammirarlo come teologo, come giornalista, come inventore e uomo di azione, lui ci conquista e ci attrae per la sua santità e per la sua grande devozione alla Madonna.
Fra amici, molte volte il silenzio ha più parole di mille frasi. Il silenzio come rispetto. Come simpatia. Come attesa. Come semplice presenza: "Sono qui".
L'amicizia vera non si rinchiude mai fra due o fra pochi, ma va dall'uno a molti, da qualcuno a tutta l'umanità. Perché non vale aprirsi a qualcuno se non ci si apre a tutti.
La vera amicizia è l'eco incarnata dell'amicizia di Dio e, quindi, del suo amore per l'uomo. E' un bene che va acquisito, coltivato, sviluppato come arricchimento e perfezionamento di tutto l'uomo.
LAVORO
Bisogna ricordare sempre che il povero è colui che, potendolo, si guadagna da vivere con il frutto del proprio lavoro. Non basta accontentarsi di poco per essere poveri, anche questo poco deve essere guadagnato (...). In relazione con noi stessi, la povertà ci aiuterà ad amare il lavoro con un profondo senso di responsabilità. Ci aiuterà pure ad essere felici per quello che abbiamo o per quello che ci manca: salute, beni materiali, fiducia e stima altrui.
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Massimiliano Kolbe costruì il cantiere di lavoro da lui prescelto, in maniera progressiva e nello stile più moderno. Sapeva che per rendere efficace l’attività apostolica doveva servirsi della tecnica più moderna: era un uomo del suo tempo...
Donare significa entrare in una storia che continua ogni giorno, nelle missioni dove le Missionarie dell'Immacolata di Padre Kolbe accolgono, formano, curano e accompagnano persone in difficoltà.
Vivi per sempre in un gesto di amore che può cambiare la storia e rendere il mondo un posto migliore.
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