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Comunità, uniti e diversi

Il Cantiere della nuova cultura mariana

Introduzione alla tavola rotonda (di Anna Maria Calzolaro, mariologa)

Collegare fatti e parole: comunità

Assidui e concordi con alcune donne e con Maria (cf. At 1,14)

...Come dicevo già questa mattina, abbiamo scelto questo giorno, il sabato, per le nostre riflessioni, proprio per la sua valenza mariana, per il suo essere memoria settimanale di quel Sabato santo che è l’ora della Madre.  L’ora della veglia di Maria e delle donne al sepolcro di Cristo, l’ora in cui tutta la chiesa si concentra in lei nell’attesa di un’alba nuova.

Sabato che è questo tempo che stiamo vivendo, tempo di passaggio, tempo di gestazione di un “nuovo” che desideriamo, speriamo, intravediamo e che fatichiamo come chiesa, come società civile, come comunità internazionale ad afferrare, che sembra sfuggirci di mano.

Sì, siamo accanto a Maria, donna del sabato santo e lei è accanto a noi a ricordarci la Parola, quella con la P maiuscola, sempre capace di suscitare nuovi sguardi sulla realtà, sempre capace di suggerire come costruire ponti e stare in ascolto di tutti: credenti di altre fedi e non credenti, «per fare fronte alle prove che rischiano di dividere ancora di più la famiglia umana», come affermava papa Francesco di fronte ai leaders delle religioni mondiali in Kazakhstan, il 14 settembre scorso.

Facendo riferimento al tempo della pandemia, in cui «tutti ci siamo sentiti fragili, tutti bisognosi di assistenza; nessuno pienamente autonomo, nessuno completamente autosufficiente», papa Francesco invitava a «non dilapidare il bisogno di solidarietà che abbiamo avvertito andando avanti come se nulla fosse successo, senza lasciarci interpellare dall’esigenza di affrontare insieme le urgenze che riguardano tutti».

Vorremmo raccogliere anche noi questo invito di papa Francesco a non dilapidare il patrimonio di “germogli di umanità” che sono sorti fra noi in un tempo così difficile. Tempo in cui abbiamo sentito che Maria condivideva con noi alcune parole che custodiva nel cuore.

Le abbiamo chiamate parole della nuova cultura mariana perché abbiamo riconosciuto in esse il linguaggio di Dio e della persona umana, parole con cui Maria si prende cura di noi, “oggi”, come si è presa cura del Figlio. Parole che passando per Maria, per il suo grembo di madre, ci rendono più umani e ci mostrano la via dell’umanizzazione.

Ne abbiamo messe a fuoco alcune che cominciano a costituire una sorta di “carta” (dichiarazione? Manifesto?) della nuova cultura mariana. Carta sempre aperta, in ascolto della Parola e della realtà, in ascolto di tutti, che per questo continuiamo a chiamare “cantiere”.

Le parole condivise fino ad ora sono: cura, senso, solidarietà, limite, bellezza, relazione. A queste parole aggiungiamo oggi un’altra parola: comunità.

Comunità, parola emersa con prepotenza nel tempo della pandemia, in cui le espressioni di papa Francesco: “Nessuno si salva da solo”, “siamo tutti sulla stessa barca” erano linguaggio comune. Parole come “comunità italiana”, “comunità europea”, “comunità umana”, erano frequenti e condivise, quasi per un bisogno di proteggerci a vicenda, di stringerci in una alleanza di sforzi, di cura, per sconfiggere un nemico comune che ci minacciava in maniera subdola.

Ora, però, rischiamo di dilapidare – uso ancora le parole di papa Francesco – il bisogno di comunità, nato fra noi in questo tempo. La stessa parola è pressoché sparita dal vocabolario comune.

Ma noi cristiani che siamo nati da una comunità: quella che dopo l’ascensione del Signore era riunita nel cenacolo con Maria (cf. At 1-12-14), noi, abbiamo qualcosa da condividere a questo riguardo?

Luigino Bruni, noto economista cristiano, scrive in un suo libro recente - che significativamente porta il titolo, “Comunità fragile” -: «Comunità è parola tornata centrale. Eppure poche parole come “comunità” sono al centro di una profonda crisi, figlia della crisi del cristianesimo e dell’umanesimo occidentale» (p. 5).

Partiamo da qui, oggi, da questo bisogno di comunità emerso nella crisi pandemica;

Partiamo da una parola essa stessa in crisi con il cristianesimo e l’umanesimo occidentale.

E lo facciamo cercando ispirazione da questa Parola della Bibbia che ci mostra Maria in una comunità. E non potrebbe essere altrimenti perché – rubo ancora le parole a Bruni - «La promessa della Bibbia e dei Vangeli sarà sempre una promessa comunitaria» (ib).

Non tolgo altro tempo ai nostri ospiti e lascio la parola a Denise Adversi, che conduce la nostra tavola rotonda sul tema: Comunità, uniti e diversi.  Denise, volto noto del nostro cantiere mariano, è missionaria e insegnate di religione, attività che coniuga con gli studi e la passione per la filosofia.  

A te la parola, Denise e buon ascolto a tutti.




 

 
 
 
 
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