IT EN ES

Martire per amore

14 agosto 2022

Il 14 agosto ricorderemo il gesto d’amore e di martirio di san Massimiliano Kolbe che nel campo di concentramento di Auschwitz offrì spontaneamente la sua vita per un altro prigioniero, un uomo che era stato prescelto per andare a morire di fame e di sete nella cella della morte. “Dando la sua vita per un fratello  padre Massimiliano si è reso simile a Cristo”, così si esprimeva Giovanni Paolo II il 10 0ttobre 1982, giorno della canonizzazione, e quest’anno celebreremo i 40 anni di questo importante evento.

Erano trascorse quasi due settimane da quando Massimiliano Kolbe con gli altri 9 prigionieri era stato rinchiuso nella cella della fame del blocco 11. Giorni di intensa sofferenza, di rinnovata offerta all’Immacolata e di tempo prezioso per consolare i suoi compagni, per preparali all’ingresso nell’eternità, per benedire i corpi martoriati dalla fame e dalla sofferenza prima di essere portati al forno crematorio. Giorni di preghiera continua che dalla cella di Kolbe si diffondeva per tutto il sotterraneo. Il 14 agosto Kolbe e qualcun altro sono ancora vivi. Il medico Bock li finisce con una iniezione di acido fenico. Massimiliano offre lui stesso il braccio al carnefice. È la vigilia dell’Assunzione della Vergine al cielo.

Il giorno seguente il suo corpo sarà bruciato nel forno crematorio di Auschwitz. Si avvera così un altro desiderio di Kolbe: ”Vorrei essere come polvere al vento per raggiungere ogni parte del mondo e predicare la buona novella”.

Padre Kolbe con la sua offerta salvò la vita di tante persone, infondendo speranza, coraggio e voglia di lottare.

Scrive l’ex prigioniero Giorgio Bielecki: “Fu uno shock enorme per tutto il campo. Ci rendemmo conto che qualcuno tra di noi, in quella oscura notte spirituale dell’anima, aveva innalzato la misura dell’amore fino alla vetta più alta. Uno sconosciuto si era prestato ad una morte orribile per salvare qualcuno che non era neanche suo parente… Migliaia di prigionieri si convinsero che il mondo continuava ad esistere e che i nostri torturatori non potevano distruggerlo. Più di un individuo cominciò a cercare questo mondo, questa verità dentro di sé, a trovarlo e a condividerlo con altri compagni del campo e si facevano forza per combattere il male. Dire che Padre Kolbe morì per uno di noi o per la famiglia di quella persona sarebbe riduttivo. La sua morte fu la salvezza di migliaia di vite umane. E in questo potrei dire sta la grandezza di quella morte. Quella fu una scossa che ci restituì l’ottimismo, che ci rigenerò e ci diede forza; rimanemmo ammutoliti dal suo gesto che divenne per noi una potentissima esplosione di luce capace di illuminare l’oscura notte del campo” (Massimiliano Kolbe – Il Santo di Auschwitz, Patricia Treece, E.I., p.224 – 225).

La stessa luce che invochiamo per ciascuna e ciascuno di noi, per tutto il mondo, in questo tempo di novena e di vigilia della festa del Santo martire della carità.

*****

La cella dell'amore è sempre aperta (visita la sezione)

 

 

 

 

 

Loading…