Alla fine del discorso, il punto è: a chi affido la mia vita? A chi o a cosa delego il senso del mio esistere: del mio alzarmi ogni mattina, del mio cadere e rialzarmi, dei miei sogni? A che chiodo penso di appendere ciò che sono, la mia dignità e il mio valore profondo, per salvarlo dagli alti e bassi?
Francesco elenca all’amico frate Leone tutta una lista di eventualità, di cose che ti possono capitare nella vita. Meglio: che a lui erano o stavano esattamente capitando. Non banali fantasie o sogni ad occhi aperti, ma esperienze reali.
Davvero l’Ordine dei frati minori stava mietendo ormai successi ovunque, in misura che ai tempi della prima combriccola di frati neanche ci si sarebbe immaginati. E questo, a dire la verità, non era per niente qualcosa di negativo. Anzi! Solo, chiosa Francesco, che non è ancora la vera letizia.
Ma è altrettanto vero che la storia sta cambiando, le cose non vanno più come prima: ci sono nuove esigenze, nuovi modi di vedere, nuove chiavi di lettura e perciò altre decisioni concrete. E questo è senza dubbio doloroso prima di tutto per lo stesso Francesco: arrivare a casa tua e non essere quasi riconosciuto, sentirsi messo in disparte, ricacciato nel tuo glorioso passato, ormai parte di un mondo che non sembra esserci più, e in quello che c'è ora non avere un tuo posto riservato. Ma nessun dubbio da parte di Francesco: neanche in questo evidentemente c'è la vera letizia.
“Chi siete?”, chiede il focoso padre portinaio. Ecco la vera domanda con cui il Poverello di Assisi deve confrontarsi: già, chi sei tu, Francesco? Sei quello dei risultati positivi, persino gloriosi? Sei quello del successo, della realizzazione di tutti i tuoi progetti? O sei quello della sconfitta cocente, della perdita? Addirittura dello straccio ormai inutile e buttato da parte? Che cosa di tutto questo racconta in verità quello che tu sei e vali?
Francesco intuisce qual è la posta in gioco, e neanche lui è sicuro di farcela (“Se…”), ma sa benissimo dove cercare la risposta. Noi siamo molto di più di quello che di bello o di brutto può capitarci. Il nostro valore non è accresciuto da ciò che facciamo né diminuito dai nostri errori, giacché, direbbe sempre Francesco, ognuno di noi tanto vale quanto vale davanti a Dio.
Questa è finalmente la vera letizia: non delegare a nient’altro e a nessun altro la nostra vita, ma sapersi sempre al sicuro tra le mani di Dio!