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Una catastrofe silenziosa

Notizie dalla Bolivia

Un caro saluto da Montero, Santa Cruz de la Sierra. Condivido con voi quello che stiamo vivendo dall’altra parte del mondo riguardo all’emergenza Covid. Mentre vi scrivo so che in Italia per le regioni in zona bianca non ci sarà più l’obbligo della mascherina all’aperto e vi preparate a vivere una meritata estate “quasi” normale. Qui da noi  queste notizie ci appaiono come obiettivi ancora molto lontani.  Nonostante l’illusione e la speranza dell’arrivo dei vaccini, in questa parte del continente americano la pandemia non si ferma.

Purtroppo bisogna premettere che in paesi come la Bolivia la gestione della pandemia e del processo di vaccinazione è fortemente politicizzata. Purtroppo il governo non ha saputo tracciare linee di azione che corrispondano a una politica pubblica di sanità nazionale che orienti protocolli di sicurezza che prevengano o contengano l’espansione del virus. A ciò si aggiunge una campagna di vaccinazione che al ritmo attuale rischia di prolungarsi per tutto il 2021, lasciando tutto lo spazio aperto a una quarta ondata di contagi.

Mentre vi scrivo mi ha chiamato una delle famiglie che aiutiamo nel nostro centro sociale: papà, mamma e tre figli, si sono contagiati tutti nella prima ondata del Covid e si sono ri-contagiati adesso. La mamma ricoverata in ospedale e il papà in casa ricevendo trattamento medico e il supporto di ossigeno. La figlia maggiore mi ha chiamato per avere qualche contatto in modo da ricaricare la bombola di ossigeno del padre. Qualche settimana fa ci sono stati giorni in cui a Montero non c’era ossigeno neanche negli ospedali; le sale operatorie erano inservibili.  L’unico modo per averlo era andare la sera prima a Santa Cruz alla fabbrica e fare la fila tutta la notte in modo da essere fra i primi il mattino seguente per poter ricaricare la bombola.  Se un malato ha bisogno di essere ricoverato, deve portarsi la sua bombola di ossigeno da casa e le sue medicine: i respiratori non coprono assolutamente il fabbisogno ospedaliero. Una fiala costa quanto uno stipendio minimo; due settimane fa a Montero era impossibile trovarla, si doveva andare a Santa Cruz in farmacia o da qualche privato che la vende in nero. Ci sono persone che per potersi curare hanno dovuto vendere la macchina o la moto e ipotecare la casa. I poveri, il 67% della popolazione che vive alla giornata, senza un entrata fissa, se avvertono sintomi non vanno neanche in ospedale, cercano di curarsi con la medicina tradizionale e poi come si usa dire qui será lo que Dios quiere. Qui manca tutto, veramente affrontare il Covid è una sfida sotto tanti aspetti. Quello che non manca nella nostra gente è la fede in Dio che guida la storia e non abbandona i suoi figli, e tanta solidarietà, anche il solo scambiarsi le erbe per fare gli infusi di medicina tradizionale con tutte le piante tipiche. In questo momento penso agli altri missionari tutti impegnati nella stessa battaglia, a portare una presenza di conforto e speranza, a cercare di aiutare ad affrontare questa situazione con i mezzi che abbiamo, chiedendo l’intercessione della nostra cara Madonna del Rimedio per questa parte di umanità che serviamo, afflitta da tanto dolore e sofferenza, però sempre animata  dal desiderio di un futuro migliore.

Grazie per il vostro affetto, la preghiera e la generosità. Vi abbraccio,

Maria Luisa Tamponi

Missionaria dell’Immacolata Padre Kolbe - Montero, Santa Cruz

 

Maria Luisa al Centro de Promoción Integral Padre Kolbe Arco Iris de la Alegría

 

 

 

 

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