IT EN ES

A nome vostro

Ad Auschwitz, ogni 14 del mese

Negli anni in cui ho vissuto nel Centro in Polonia, uno degli appuntamenti a me più cari è stato sicuramente quello del 14 di ogni mese alla cella di san Massimiliano Kolbe nel campo di Auschwitz  Arrivata infatti ad Harmęże, le missionarie già presenti mi hanno da subito comunicato questa esperienza, questo appuntamento importante, personale con san Massimiliano proprio nel luogo dell’ultimo dono, il dono della vita.

Fin dall’arrivo della prima comunità nell’ottobre 1994, ci si recava ogni mese alla cella per affidare le necessità dell’Istituto e quelle dei pellegrini che già cominciavano ad arrivare da vari posti e nazioni. In seguito si è iniziato ad accogliere le intenzioni di preghiera provenienti da tutto il mondo. Così, mese dopo mese, la cella è diventata anche per me un luogo familiare; il cupo bunker della morte inspiegabilmente ha cominciato a trasformarsi in uno spazio luminoso, in un luogo quasi di attrazione, dal quale poter attingere luce, forza e nuova vita.

Sono andata al campo ogni mese fino alle restrizioni del Covid, nelle prime ore del mattino, per poter pregare con calma prima dell’arrivo dei visitatori, questo in ogni stagione, con ogni clima. Mi hanno accompagnato in queste visite tanti pensieri, riflessioni, e anche tanti perché su ciò che era successo in quel luogo. Ricordo in particolare una mattina di gennaio, stavamo pregando lungo il vialetto che porta al blocco 11. Il vento pungente faceva come un mulinello sulle impronte che lasciavamo sulla neve leggera appena caduta. Quel movimento mi ha dato la profonda sensazione di camminare insieme a tante altre persone, conosciute o meno, e di sentirmi accanto a loro. Di tutte ho raccolto il grazie oppure la richiesta di pace, il grido di aiuto nella fatica del vivere quotidiano, oppure la forza di perdonare, il desiderio di ricominciare. E questo tesoro di offerta ho deposto, tante e tante volte sul pavimento nudo della cella, rinnovando sempre la fiducia che sarebbe stato accolto da padre Kolbe e sentendomi molto grata del dono di trovarmi lì, come una inviata a nome di tanti amici che credono con me che la cella dell’amore è sempre aperta per tutti.

Maria Angela Collari

 

 

 

Loading…