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Una Casa comune

Prendersi cura del mondo

Il mese di settembre rappresenta per molte persone un nuovo inizio, scolastico, lavorativo, nell’ambito dello sport, dell’arte, dell’associazionismo, delle nostre comunità ecclesiali, con la speranza che la pandemia non ci fermi nuovamente. C’è tanta voglia di ricominciare, anche se rimane un po’ di nostalgia dell’estate, di quei momenti di spensieratezza e riposo, forse brevi e passati troppo in fretta. Sono ancora vive nella nostra mente e nel cuore le immagini più belle, quelle dei luoghi visitati, delle persone incontrate, delle ore serene trascorse in famiglia, scatti di vita “a colori” spesso legati alla natura, ai bellissimi e variopinti paesaggi che troviamo nel nostro Bel Paese. Nello stesso tempo ci preoccupa assistere quasi impotenti a quello che ci sembra un repentino cambiamento climatico: le alte temperature, i fenomeni meteorologici sempre più estremi, i disastri naturali in Italia e in diverse zone del mondo, la stessa diffusione di nuovi virus. Una preoccupazione condivisa da molti, anche da papa Francesco, da subito in prima linea nel proporre il tema della cura del nostro pianeta, visto come Casa comune, argomento già trattato ampliamente nella sua enciclica Laudato si’ del 2015, dedicata proprio al problema ambientale. Un appello accorato a una coscienza universale, per tutti, che non si riduce però a una sola attenzione “verde”, ecologica, ma che propone uno sguardo più amplio, che comprende una vera e propria ecologia integrale, perché «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (LS 139).

Anche in Fratelli tutti, una lettura a 360 gradi della realtà, i riferimenti alla terra e al Creato non mancano, inseriti nelle dinamiche vitali e sociali proprie degli esseri umani.

«Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prendersi cura di noi stessi. Ma abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune. Tale cura non interessa ai poteri economici che hanno bisogno di entrate veloci. Spesso le voci che si levano a difesa dell’ambiente sono messe a tacere o ridicolizzate, ammantando di razionalità quelli che sono solo interessi particolari. In questa cultura che stiamo producendo, vuota, protesa all’immediato e priva di un progetto comune, “è prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni”» (FT 17).

Tutto è in relazione, siamo insieme figli (e quindi fratelli) di questa stessa terra che ospita tutti noi. Non ci può lasciare indifferenti questo appello del Papa alla cura, la posta in gioco è alta: il futuro stesso dell’umanità. Iniziamo da noi.

 

Lucia Catalano

(dalla rivista Missione Maria)

 

 

 

 

 

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