
La devozione ai dolori di Maria è sorta nel medioevo. In alcune diocesi della Germania, durante il secolo XV, si celebrava come festa di Compassione di Maria. Pio VII la fissò il 15 settembre.
Maria associata alle sofferenze di Cristo
"Nel ricordo di Maria, associata al Figlio nella passione, adoriamo Cristo Signore".
In ogni momento del suo pellegrinaggio terreno, Maria è solidale e unita al Figlio, ma solo nel Calvario questa solidarietà ha un'espressione meravigliosa, impensabile per una creatura che sia madre. Tutto questo serve a ravvicinare Maria a noi, sentendola, nonostante i privilegi singolarissimi, una creatura appartenente alla nostra umanità . Ricca di privilegi e doni, ma provata in tutto come noi, eccetto il peccato.
I dolori di Maria hanno un senso, una loro efficacia e valore esemplare per la Chiesa, solo in rapporto a quelli di Cristo. La LG descrive in questi termini la partecipazione di Maria alla sofferenza del Figlio. " La Beata Vergine Maria avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da Lei generata" (n. 58).
Evidentemente, il fatto che più di ogni altro illumina la vita di sofferenza di Maria, è la sua presenza sul Calvario; è l'essere stata "amorosamente consenziente". Ora lo stile della donazione dolorosa che Cristo fa di sé alla volontà del Padre è espresso da queste due parole: "rese grazie". Si offrì, cioè, per esprimere al Padre il suo amore grato. Così pertanto va pensato il dolore di Maria sul Calvario: una sofferenza indicibile, ma al tempo stesso "amorosamente consenziente" col Figlio alla volontà di Dio.
Per questo suo essere associata alla sofferenza del Figlio, Maria è rappresentante dei redenti. In tutta subordinazione a Cristo, Maria rappresenta aspetti dell'umanità che Dio ha voluto associare all'opera della redenzione: è una semplice creatura redenta, figura e segno della Chiesa tutta.
Maria stando dalla parte dei redenti, ma al vertice dell'umanità , ha compiuto la sua parte con una dedizione ed efficacia unica, ricevendo grazia dal Redentore e ritrasmettendo l'immensità dei suoi meriti a salvezza dei figli affidatigli dal Figlio divino.
Il battezzato sa di essere stato 'immerso' nella sofferenza e morte di Cristo; di fronte al ricordo di quel mistero, deve avvertire sempre di nuovo l'appello di quella morte per una vitale solidarietà . Per tale ragione la celebrazione del sacrificio eucaristico lo appella, in questo giorno, a rinnovare la sua offerta a Dio. Quale offerta? Quella delle sue sofferenze e lotte quotidiane che solo la croce di Cristo può impreziosire. Sollecitato dall'esempio di Maria, ognuno di noi deve poter dire con le parole del salmo 62,9: "A te si stringe l'anima mia, Signore Gesù".
(dal libro: Edoardo Luini, Il culto di Maria, Ed. Messaggero Padova, 1981)
"La Madre addolorata stava in piedi, piangendo presso la Croce, da cui pendeva il Figlio".
Oggi, 15 settembre, nel calendario liturgico ricorre la memoria dei dolori della Beata Vergine Maria. Essa è preceduta dalla festa dell'Esaltazione della Santa Croce, che abbiamo celebrato ieri.
Quale sconvolgente mistero è la Croce! Dopo aver a lungo meditato su di esso, San Paolo così scriveva ai cristiani della Galazia: "Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo" (Gal 6, 14).
Anche la Vergine Santissima avrebbe potuto ripetere - e con maggior verità ! - queste stesse parole. Contemplando sul Calvario il Figlio morente, Ella aveva infatti capito che il "vanto" della sua maternità divina raggiungeva in quel momento il suo culmine partecipando direttamente all'opera della Redenzione. Aveva inoltre capito che ormai il dolore umano, fatto proprio dal Figlio crocifisso, acquistava un valore inestimabile.
Oggi, dunque, la Vergine Addolorata, ritta accanto alla Croce, con la muta eloquenza dell'esempio ci parla del significato della sofferenza nel piano divino della Redenzione.
Ella, per prima, ha saputo e voluto partecipare al mistero salvifico, "associandosi con animo materno al sacrificio di Cristo, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da Lei generata" (Lumen Gentium, 58). Intimamente arricchita da questa ineffabile esperienza, Ella s'accosta a chi soffre, lo prende per mano, lo invita a salire con Lei sul Calvario e a sostare davanti al Crocifisso.
In quel corpo martoriato c'è l'unica risposta convincente agli interrogativi che salgono imperiosi dal cuore. E con la risposta c'è anche la forza necessaria per assumere il proprio posto in quella lotta, che oppone le forze del bene a quelle del male (cfr. Ioannis Pauli PP. II, Salvifici doloris, n. 27). "Coloro che partecipano alle sofferenze di Cristo conservano nelle proprie sofferenze una specialissima Particella dell'infinito tesoro della Redenzione del mondo, e possono condividere questo tesoro con gli altri" (Ibid.).
Chiediamo alla Madonna Addolorata di alimentare in noi la fermezza della fede e l'ardore della carità , per saper portare con coraggio la nostra croce quotidiana (cfr. Lc 9, 23) e così partecipare efficacemente all'opera della Redenzione.
Angelus, 15 settembre 1991