1. Inizio pagina
  2. Contenuto della pagina
  3. Menu principale
  4. Menu di Sezione
  1. IT
  2. EN
  3. ES
  4. FR
  5. PT
  6. PL
Contenuto della pagina

Lettere dalla missione

Notizie da Ensenada

 
Segni di speranza

Ecco a voi un po' di notizie da questa piccola e bella missione a Ensenada, nella terra messicana, dove, in vario modo e grazie a tanti amici, ho potuto aiutare più concretamente i poveri che il Signore mi ha affidato. 
I bambini che sei anni fa ho preparato alla Prima Comunione ormai sono adolescenti, frequentano la scuola media e hanno dei bei voti. Tutti i sabati continuano a venire per la loro formazione religiosa: facciamo la riflessione sulle letture della domenica come preparazione alla Messa domenicale e già cominciano a fare le loro riflessioni personali. Questo mi riempie di gioia.
Quest'anno lavoro con i ragazzi dai 13 ai 15 anni per aiutarli ad approfondire gli insegnamenti della catechesi per la loro età. Mi sembra di poter dire che ciò sta dando buoni risultati. Quest'anno sono loro a venire da me perché dove abitano non c'è nessuna sala dove poter fare la catechesi e c'è o troppo freddo o troppo caldo per potere stare all'aperto. 
Uno dei miei scopi è fare sì che i bambini di queste famiglie indigene, che sono molto povere, abbiano accesso agli studi.
Per l'anno 2006-2007, con l'aiuto della signora Beatriz Mancillas, moglie del nostro Sindaco, i bambini inviati da me non hanno pagato l'iscrizione alla scuola media che, anche se pubblica, è molto costosa. 
I tre ragazzi più grandi frequentano l'Università di Medicina, Amministrazione e Ingegneria Civile. Insieme ad altre persone sto cercando di aiutarli perché possano continuare i loro studi, ma questo non è sufficiente e fanno veramente grossi sacrifici perché il sabato e la domenica lavorano nei campi per poter mangiare. 
Siccome sono convinta che l'educazione sia l'unica cosa che aiuterà questi ragazzini e ragazzine a vincere la miserianella quale stanno vivendo, sto cercando di costituire un'Associazione Civile per l'educazione, con lo scopo di aiutare con delle borse di studio questi adolescenti a continuare i loro studi e ad avere in un futuro, spero non molto lontano, una vita migliore. 

La famiglia di Hortencia

Una delle famiglie che stiamo aiutando di più è quella di Hortencia. Hortencia è morta in ottobre, lasciando 4 bambini: la piccola di 10 mesi, che adesso ha 1 anno e mezzo, un bimbo di 4 anni, una bimba di 7 anni e una ragazzina di 13 che mi aiuta a fare catechismo ai più piccoli. Hortencia era malata di cancro e quando l'hanno scoperto, nel marzo del 2005, era incinta. I medici le dissero che avrebbe avuto un aborto spontaneo ma dato che questo non avveniva le proposero di abortire. Lei si oppose perché, mi disse, «non posso buttare la mia creatura nella spazzatura». E così, per 7 mesi, non ha potuto fare nessuna cura per il cancro. Secondo i medici non sarebbe sopravvissuta, ma ha vissuto per altri 10 mesi, prendendosi cura il più possibile della sua piccolina, Guadalupe Maria, che ho battezzato d'emergenza in ospedale due giorni dopo la nascita. Era l'essere più fragile che io abbia mai visto: ha avuto un collasso, ma è sopravvissuta, miracolo vivente, testimone dell'amore infinito di Dio per le sue creature.

Rosa Ita, figlia maggiore di Hortencia, si prende cura dei suoi fratellini quando ritorna da scuola. Per avere soltanto 13 anni è molto brava. Ogni tanto lancia i suoi SOS, mi chiama dal telefono pubblico e mi dice: «Hermanita... cosa fa? Posso venire da lei?». Mi fa veramente tanta tenerezza. La sorellina di 7 anni non ha pianto per niente quando è morta la mamma: si tiene tutto dentro e inventa canzoni per la sua mamma. Penso sia il suo modo di scaricare quello che ha dentro di sé. Chuy, il piccolo, ha 4 anni e già si preoccupa di accompagnare suo padre quando esce di casa perché, come dice lui, non si fermi a ubriacarsi da qualche parte. Così è successo anche l'altro giorno quando Rosa Ita mi ha chiamato perché voleva venire a stare qui con me e chiacchierare un po'. Le ho detto di farsi accompagnare da suo padre perché era già un po' tardi e quando è arrivata mi ha detto che anche Chuy li aveva accompagnati perchè il papà non si fermasse, di ritorno a casa, da qualche parte a bere e a ubriacarsi. Pensate, un bimbo di 4 anni prendersi cura del papà di 37 anni. Crescono veramente in fretta questi bambini! 

Mi hanno dato un'ora nella radio pubblica. In questa radio ogni sera, dal lunedì al venerdì, c'è un'ora di trasmissione cattolica: a me hanno affidato l'ora del lunedì e così ho la possibilità di parlare di Maria Santissima. Bene, questo è tutto per adesso, certamente una goccia di acqua nel mare ma, come diceva Madre Teresa, senza questa goccia al mare mancherebbe qualcosa. 

Maria Del Rosario Zamacona
(mrzamaconapliego@gmail.com)