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Lettere dalla missione

Hanno fame

 
Annalisa ci presenta le difficoltà in cui vivono tante famiglie boliviane e in che modo le missionarie cercano di venire incontro alle necessità materiale e spirituali di tanti fratelli.

La situazione delle famiglie a Montero, a causa della disoccupazione, è molto precaria.  Molte persone non hanno un lavoro stabile.  Alcuni uomini lavorano come muratori a giornata o al massimo per una settimana. Altri lavorano nei campi o si occupano dell’allevamento degli animali.  Altri lavorano nelle fabbriche  per la lavorazione della canna da zucchero che nella nostra zona è coltivata in abbondanza. Altri lavorano come moto-taxisti e il loro guadagno dipende dal numero dei clienti.
È facile però trovarsi da un momento all’altro senza lavoro.

È quello che sta vivendo il papà di alcuni ragazzi che frequentano il nostro centro.  Egli aveva un lavoro sicuro in fabbrica, però a causa di un infortunio al ginocchio è stato costretto a lasciarlo. Da un momento all’altro la famiglia si è trovata in gravi condizioni economiche. Con l’aiuto di un mutuo, il papà aveva tentato di aprire un negozio di generi alimentari presso la sua casa, ma la vendita non è andata bene, perciò la situazione è peggiorata. Si sono trovati senza lavoro e con il mutuo da pagare alla banca. Una sera, dopo l’Adorazione Eucaristica, uno dei ragazzi mi ha parlato della situazione economica della famiglia e mi ha chiesto in prestito 10 boliviani per comprare un po’ di pane per i fratellini dicendo: «Hanno fame». Le parole di questo ragazzo sono risuonate dentro di me come un martello per molti giorni. Ogni volta che mi inginocchiavo davanti a Gesù Eucaristia, vedevo il volto di quel ragazzo preoccupato per i suoi fratellini che già da diverse sere andavano a letto senza cena, bevendo solo un po’ di the. Dopo alcuni giorni ho parlato anche con il fratello maggiore, anche lui era angosciato,  stava cercando lavoro per aiutare la famiglia. Nello stesso tempo voleva  terminare  gli studi e chiaramente non aveva i soldi  per comprare il materiale scolastico necessario per lo studio.
Alcuni giorni dopo  la loro mamma  è venuta al servizio sociale, con le lacrime agli occhi, mi ha detto che era scoraggiata:  la sua preoccupazione più grande era il mutuo da pagare e la fame dei suoi figli.
Mentre ascoltavo questi giovani e la loro madre mi sono chiesta: «Cosa posso fare?». Con l’aiuto materiale, un po’ di riso, un po’ di zucchero, alcuni quaderni, penne, ho cercato di trasmettere loro il mio affetto, il mio “esserci”, il mio condividere questo momento di difficoltà e sofferenza. Li ho invitati  a non perdere la speranza e a pregare il Signore e la Vergine Maria, a sentire che erano presenti  con  loro in questa situazione. 

Sì, sento sempre più forte questa “missione”: trasmettere l’amore di Dio, la sua paternità, la sua presenza a questi fratelli e sorelle boliviani.
Adesso i ragazzi più grandi hanno trovato un lavoro anche se saltuario e il papà sta lavorando “al campo”; la loro situazione economica grazie anche al vostro aiuto sta migliorando. Presto la famiglia finirà di pagare il mutuo e i bambini non andranno a dormire senza cena, non avranno più fame. 
 
Gesù continua a ripetere ancora oggi a questa e a tante altre famiglie: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete» (Lc. 6, 20-21).

Annalisa
(lisavisani@libero.it)