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100 anni di padre Faccenda

Una voce per i nostri tempi

Celebriamo i 100 anni dalla nascita di padre Luigi Faccenda, fondatore del nostro Istituto, e i 15 della sua partenza per il Cielo. Sono tanti i motivi per ringraziare e fare tesoro del carisma, della sua ricca eredità spirituale e missionaria.
Presentiamo brevi pagine della sua biografia man mano pubblicate sulla rivista "Missione Maria" 2020, autrice Giuseppina Marinaro.
 

DALLA VALLE DEL SAMBRO
Tanti di noi hanno conosciuto padre Luigi Faccenda, frate francescano della Chiesa bolognese, fondatore del nostro Istituto, nato a San Benedetto Val di Sambro il 24 agosto 1920. Abbiamo partecipato alle sue Messe, raccolto il timbro della sua voce, che si spiegava sicura e affidabile, a volte prudente e calma, il più delle volte decisa, dinamica e appassionata.
Di padre Luigi conserviamo una consistente quantità di materiali sonori e letterari: registrazioni dal vivo di omelie e discorsi, scritti editi e inediti di varia tipologia e diverso argomento. Riascoltare oggi questa “voce” risveglia tanti ricordi, ravviva affetti e sentimenti, e suscita il desiderio di condividere la ricchezza della sua persona e della sua parola anche con chi non lo ha conosciuto.
A 100 anni dalla sua nascita e 15 dalla morte, vogliamo ricordarlo nei tratti essenziali della sua vita, e riascoltare la sua voce per esplorarne pensieri ed emozioni.
Padre Luigi prima di diventare frate si chiamava Mario. Ricordava grato la chiesa di Gabbiano, dai pinnacoli bianchi e sottili che svettavano fra abeti e ginepri. Vi andava da bambino per la Messa, con mamma Augusta, tagliando contento per i sentieri incantati dell’Appennino bolognese. E ricordava i verdi prati della valle del Sambro, che percorreva al trotto in groppa all’asinello, sognando le corse dell’annuncio missionario.
Mario voleva farsi frate, sognava di “conquistare le anime a Dio”. Affascinato dal saio dei Francescani conventuali, entra a 12 anni nel Seminario di Faenza. Di salute fragile ma determinato dentro, dopo gli studi emette ad Assisi la Professione semplice nel 1938, e a Faenza la Professione solenne nel 1941. Il 18 agosto del 1944 è ordinato sacerdote.

 

Dalle sue parole
«Quando la malattia mi colpì e sembrava ormai compromessa la mia vocazione, arrivavo alla sera triste, pensavo al mio convento, pensavo al sacerdozio del domani, pensavo alla vita missionaria. Signore, mi darai Tu la salute o non me la darai più? Non importa, gli dicevo, purché Tu rimanga con me, purché nella mia anima non scenda la notte».

 
 

LA NOVITA' CHE METTE IN CAMMINO
Padre Luigi Maria Faccenda è un giovane sacerdote francescano di 25 anni quando, nel 1945, diventa direttore della Milizia dell’Immacolata di Bologna. La Milizia era il movimento fondato nel 1917 a Roma da san Massimiliano Kolbe, giovane studente e frate conventuale polacco.
Il sogno di padre Luigi era la missione, ma non aveva salute. Anche la guerra aveva sfinito le sue fragili forze nell’assistenza a sfollati, fuggitivi e anime smarrite, tutti rifugiati in convento o incontrati ovunque, nella Faenza bombardata e ripetutamente setacciata dai tedeschi. Finalmente la guerra finì e padre Luigi fu trasferito a Bologna. Continuava a sognare gli orizzonti belli della missione: il movimento della Milizia dell’Immacolata fu la risposta nuova e inattesa di Dio alle sue ardenti richieste.
Dopo il primo smarrimento, il giovane e generoso frate non perdette tempo, perché quel confratello polacco, morto eroicamente ad Auschwitz, era più vivo che mai, gli parlava dentro, gli toccò il cuore, acceso com’era, ancor più che in vita, dall’amore più puro per Dio e per l’umanità.
Padre Luigi resta conquistato da Kolbe, intuisce la novità, l’eccezionale impulso di vita; abbraccia la Milizia e, contento, si mette in cammino sulle vie del mondo.

 

Dalle sue parole
«Credo di avere incontrato padre Kolbe; e mi sono dilungato in colloqui intimi e profondi con il suo spirito beato, studiando, meditando e contemplando gli episodi più salienti della sua vita.
Ho così compreso che la sua eredità spirituale è un’eredità senza confini. La consacrazione totale all’Immacolata che egli viveva e promuoveva è una vera spiritualità. Indubbiamente è un’eredità molto impegnativa, perché si tratta di imitare colui che ce l’ha lasciata» (Conferenza, maggio 1995).