Missionarie dell'Immacolata Padre Kolbe
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Auschwitz

 

Auschwitz e l'Istituto


Quale significato abbia per te e per tutto l’Istituto la realtà di Auschwitz, quella realtà che ci sta tanto a cuore? Ascoltami, e forse capirai che cosa rappresenti questo luogo che, per il mondo, suona ancora come il luogo dove ha trionfato il massimo delle pene e dei supplizi.  
Auschwitz è la sorgente e il fulcro della tua santità; Auschwitz è la miniera dalla quale è scaturito il carisma della tua vocazione mariana e missionaria; Auschwitz è il faro acceso dalla bontà di Dio, per indicare all’uomo l’essenza del Vangelo; Auschwitz è il luogo dove la Missionaria ritrova il motivo della sua consacrazione alla celeste Regina Immacolata; Auschwitz è la voce di san Massimiliano Kolbe che ad ogni uomo e ad ogni missionaria svela il mistero della vera santità; quella santità che egli ha coronato con la palma del martirio; Auschwitz è la tomba che non racchiude i resti mortali di san Massimiliano, ma che rimane sempre aperta per indicare al mondo di oggi e di domani il celeste messaggio dell’Amore.
Questi ed altri altissimi motivi hanno spinto il nostro Istituto ad essere presente ad Auschwitz con la comunità delle missionarie e con il Centro di accoglienza «Padre Kolbe».
(OVS XI, pag 21-ss)

 

La mia presenza ad Auschwitz

Dal giorno 12 al giorno 18 agosto u.s. ho trascorso una settimana ad Auschwitz, in Polonia, dove mi sono incontrato ancora una volta con il padre Kolbe. Anche questo incontro è stato oltremodo ricco di grazia, di speranza e di conforto: non solo per me, ma anche per tutti coloro che, in qualche modo, vivono la consacrazione all’Immacolata nello spirito kolbiano.

La Messa al campo  
Eravamo oltre cinquanta sacerdoti e confratelli religiosi a celebrare con monsignor Tadeusz Rakoczy, vescovo di Bielsko-Biala, nel viale che fiancheggia il Muro della Morte, ove venivano fucilati o impiccati i prigionieri colpevoli di qualche indisciplina alla ferrea legge delle SS. Erano presenti alcuni ex internati dei vari campi di sterminio della Polonia; le missionarie dell’Immacolata di quella comunità; varie autorità cittadine, e il famoso scenografo Marian Kolodziej, già prigioniero dello stesso campo, autore di una prodigiosa, realistica e appassionante mostra sul campo di Auschwitz, dove egli stesso ha vissuto la più tragica esperienza per oltre cinque anni.
In quelle ore in cui i canti e le preghiere più sentite si elevavano a Cristo Redentore, alla Vergine sua Madre e al glorioso padre Kolbe, ho vissuto momenti inenarrabili. Lo spirito di padre Kolbe aleggiava lungo i viali, e parlava di pace, di amore e di speranza. Sì, soprattutto di speranza, capace di lenire i profondi dolori che pesano sulla mia persona e sull’intera società.

Nella cella della fame  
La materna bontà della celeste Regina Immacolata, che un giorno mi ha invitato a scoprire l’insondabile ricchezza del suo servo padre Kolbe, e che mi ha chiamato a dare vita all’Istituto, mi ha concesso la grazia di trascorrere un bel po’ di tempo a tu per tu con padre Kolbe nella cella della fame. E il mio padre e confratello, da quella cella, mi ha parlato con gli accenti più vivi dell’amore; accenti che rimarranno nell’intimo del cuore e che mi daranno la forza per continuare nel cammino della perfezione e mi aiuteranno a sostenere, nello stesso cammino, coloro dei quali sono padre.
(OVS XI, pag 82-ss)