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“C’è più gioia nel dare che nel ricevere…”

…è questa l’eredità spirituale di Paolo di Tarso. Prima di partire per l’Occidente, infatti – dove si aspetta quelle persecuzioni che lo porteranno al martirio – l’apostolo delle genti saluta gli “anziani” di Efeso con queste parole, una frase che sintetizza tutto il suo insegnamento e che risale direttamente a Gesù.
«C’è più gioia nel dare che nel ricevere…» (Atti degli apostoli, capitolo 20, versetto 35). Già… ma è proprio vero? A me piace tanto ricevere… Regali, ad esempio. Ma soprattutto attenzione, cura, affetto. Mi piace ricevere stima, aiuto e protezione. E… non basta mai. Quando si può dire: «Grazie, non c’è più bisogno»? Mai. Ognuno di noi ha bisogno di queste cose, a qualunque età.
Insomma, il grande Paolo, da super-teologo qual era, non poteva proprio sfoderare qualcos’altro? La superiorità della fede rispetto alle opere, ad esempio: cioè il suo cavallo di battaglia! E invece no… scherzi da teologo! Come a dire: ragazzi, siamo concreti, è meglio!
Nella vita, o dai, o prendi. Dai se hai ricevuto, certo, ma non puoi vivere per ricevere. Ricevere è gratificante, mentre dare è difficile: non ti fanno gli applausi. Puoi anche non essere capito… Ma viene il momento in cui devi farti “canale”. Un momento in cui apri le mani e non ti preoccupi più di te.  Come il Verbo di Dio, il Figlio, che «non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio» (lettera di Paolo ai Filippesi, capitolo 2, versetto 6). Come Maria, lei sì vero “canale” per il passaggio di Dio nella storia umana! Una madre che non ebbe paura di tagliare il “cordone ombelicale” e lasciò libero Gesù di non appartenerle.

 

Maria che, nel Vangelo, sembra ricevere dal Figlio le peggiori bacchettate.  Quando, ad esempio, era sparito da tre giorni, con la faccia tosta di un dodicenne seppe dirle: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Luca, capitolo 2, versetto 49).  E da grande, l’unica volta che sua madre era andata a cercarlo: «Chi è mia madre?» (Marco, cap.4, vers. 33). Ma la risposta peggiore venne durante una festa di nozze, quando Maria chiedeva attenzione per gli sposi in difficoltà:  «Donna, che vuoi da me?» (Giovanni cap. 2, vers. 4).  Eppure questi momenti duri si trasformarono in altrettante occasioni di ascolto e di intimità profonda: una reciproca scuola di crescita.
Così è la vita. Crescere vuol dire imparare a dare, a darsi, senza paura di rimanere a secco. A secco di cosa? L’amore si rigenera, è un pozzo senza fondo. Nella misura in cui, come il pane, si lascia spezzare. Maria, la donna dagli amori spezzati, non ha tenuto per sé Giuseppe – di cui pure doveva essere innamorata -, non ha tenuto per sé Gesù, non tiene per sé neanche noi. Si è data e continua a darsi. Che sia questa, la gioia? Un amore che non è conquista, ma offerta libera, rispettosa, faticosa, della propria vita interiore…

 
 

Denise
 
10.01.2012