
Continuiamo con le riflessioni di spiritualità mariana del Padre Luigi Faccenda. In questo mese ci invita ad imitare Maria nei suoi atteggiamenti di ascolto e di preghiera.
Imitare Maria. Forse questa parola suscita oggi qualche perplessità, perché sembra voler cancellare la personalità del singolo per modellarla su uno “stampo”, in questo caso: Maria. Oppure sembra distogliere dall’impegno fondamentale di imitare Cristo, a cui ogni cristiano deve tendere. Ma non è così.
Imitare Maria significa cogliere dalla sua esperienza di vita quei valori e quegli atteggiamenti concreti che le hanno permesso di realizzarsi secondo il progetto di Dio, e che permetteranno anche a ciascuno di noi essere veramente se stesso, cioè quello che Dio ha pensato per lui, proprio in riferimento a Cristo. Maria è stata indiscutibilmente la prima e più vera cristiana.
Vediamo allora, in Maria un atteggiamento di fondo, che l’accompagna per tutta la vita: l’ascolto di Dio.
Perché l’ascolto? Perché fin dall’inizio Dio aveva parlato all’uomo, ad Abramo, a Mosè, al popolo di Israele, per rivelargli man mano il cammino e guidarlo verso la Terra promessa, per renderlo cioè un popolo libero. Maria vive di questo ascolto del Signore, di questo dialogo, attraverso il quale Egli le fa conoscere giorno per giorno il Suo progetto. Così, quando l’angelo si presenta a lei, non chiede: «Ma perché proprio a me?». Preparata dalla Parola di Dio, intuisce che quello è il momento della manifestazione della sua volontà per lei.
Pur non comprendendo in pieno la “portata”di quell’annuncio, dà la sua risposta consapevole e personale: “Si faccia in me secondo la tua parola” (cfr. Lc 1,38). E tutta la sua vita sarà fatta di ascolto e di adesione alla sua parola.
E’molto importante per noi riscoprire questa dimensione dell’ascolto, perché nell’ascolto la luce di Dio si fa viva, con la luce viene la forza, con la forza viene anche il coraggio di continuare il cammino, di essere perseveranti, e si comprende la vocazione a cui ci chiama l’amore di Dio.
Se l’ascolto è il primo atteggiamento di Maria, tuttavia esso genera sempre in lei la preghiera. Una preghiera che, come afferma il Culto Mariano si esprime, in particolare, nei seguenti momenti: nel Magnificat (Lc 1,46-55), alle nozze di Cana (Gv 2,1-11), nel Cenacolo (At 1,14).
“L’anima mia magnifica il Signore”
Faccio qualche breve accenno al Magnificat.
Come abbiamo già visto Maria conosceva bene l’Antico Testamento. Ci sembra di udirla cantare con le parole della Bibbia, mentre va da Nazaret ad Ain Karem.
Quelle parole man mano filtrano in lei e Maria sente che le si addicono. Per cui non ci meraviglieremo se, dinanzi al saluto ispirato di Elisabetta, risponde con il cantico del Magnificat (cfr. Lc 1,46-55). Il cantico della lode a Dio, della gratitudine, del riconoscimento che Dio guida la storia, mantiene le promesse ed è fedele per sempre.
“L’anima mia magnifica il Signore”. Un canto di gioia. Una gioia profonda, che Maria possiede in pieno, perché vede che Dio è glorificato, perché riconosce in Lui ogni potere e ogni principio di amore. Una gioia che le viene dalla disponibilità a fare la sua volontà, senza calcoli e senza paura di quanto verrà a costarle.
E’stato chiesto a Madre Teresa di Calcutta perché tanti cristiani, tanti religiosi sembrano senza gioia. Lei ha risposto: perché non sono nella disposizione di vuotarsi di se stessi per riempirsi di Dio.
Quando siamo pieni di noi stessi, ingolfati nell’egoismo, nei fili dell’amor proprio, della vanità, della superbia, dell’invidia, non possiamo gustare la gioia della libertà, di volare verso Dio. Mentre, più ci stacchiamo da questi fili, più il nostro cuore si innalza e sperimenta la presenza di Dio; più cantiamo il suo amore più Egli si rivela a noi.
Ecco il Magnificat: il canto della riconoscenza, il canto della lode, il canto dell’adorazione, il canto che riconosce la fedeltà di Dio e anche la sua giustizia. Perché Egli si allontana dai ricchi e si china verso i poveri; non considera i potenti, ma ascolta i deboli; non sa che farsene dei superbi, ma innalza gli umili.
Allora, non ci meravigliamo se Maria a un certo punto esclama: ”Tutte le generazioni mi chiameranno beata”.
La preghiera di Maria è un atteggiamento costante, è uno stato di vita. E’l’essere in giusto rapporto con Dio e con i fratelli.
Così deve essere anche la nostra preghiera.
La consacrazione a Maria, l’essere “tutto suo” ci porta gradualmente a raggiungere la statura di Cristo, perché a questo siamo chiamati, e nessuno più di Maria, che ha formato il Figlio, può formare anche noi a Sua immagine.
Così, con l’aiuto di Maria, scopriremo che la “mezza santità”, l’accontentarci di essere “buoni”, il pensare “Cosa faccio poi di male?” sono terribilmente in distonia con il “Siate perfetti come il Padre vostro celeste” (Mt 5,48).
“Totus tuus”: in queste parole di S. Luigi Grignon de Montfort, fatte proprie dal Santo Padre Giovanni Paolo II, è racchiusa tutta la consacrazione o affidamento a Maria.
Conoscere Maria: è un’esigenza quanto mai attuale, dettata dalla situazione sociale che ci avvolge, dal momento storico che stiamo vivendo. In momenti di emergenza occorrono mezzi e volontà di emergenza. Occorre salire il gradino della generosità e di un maggior impegno, affinché le forze del male non abbiano a dilagare ulteriormente.
La riscoperta di Maria e del suo ruolo nella vita del cristiano e della Chiesa offre la possibilità più vera di far capire all’uomo che egli è e a quale grandezza Dio l’ha chiamato.
Erano molti anni che non visitavo la terra benedetta di Lourdes, ma la Provvidenza ha voluto che vi tornassi e mi sono ritrovato così nella terra di Maria, nella terra del Santissimo Sacramento. Mi sembrava di esserci per la prima volta e a un certo punto ho sentito il bisogno di rivolgermi alla Madonna e di chiederle: “Dimmi, chi sei?”. Hoincominciato, allora, una specie diintervista.
Mi sono rivolto prima di tutto agli ammalati, portati nelle carrozzelle, nelle barelle. Li ho guardati con amore e ho chiesto loro:”Perché siete venuti a Lourdes? Chiè per voi Maria?”...
Una prima considerazione che mi viene spontanea riguardo a Maria è questa: come mai dopo venti secoli il suo nome è ancora invocato, dalle famiglie e dai singoli, nei grandi santuari come nelle piccole chiese, nelle grandi città come nelle piccole parrocchie? Chi è questa creatura che ha potuto resistere all’usura del tempo, mentre sono scomparsi tanti “troni”, tante glorie e tanti idoli, e che ancora oggi sa parlare al cuore dell’uomo?
Certo, Maria è Madre di Dio. Da questo scaturisce la sua importanza e la sua missione nella vita della Chiesa e di ogni cristiano.