1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
 
  1. Vai alla versione stampabile della pagina
  2. Vai alla mappa del sito

Contenuto della pagina

Un anno con San Massimiliano

GLI ANNIVERSARI DELLA SUA VITA

 
 

17 Febbraio: l’arresto di Padre Kolbe

Il 17 febbraio, ricordiamo il secondo arresto di san Massimiliano insieme con altri quattro frati. Fu condotto nel carcere del Pawiak di Varsavia e di lì ad Auschwitz.
Domenica 16 febbraio, il giorno prima del suo arresto e dell’inizio della sua Via Crucis, Massimiliano predicò ai suoi fratelli sul tema dell’umiltà, dell’amore e della sofferenza. L’omelia toccò tutti i principali aspetti del suo pensiero, che egli aveva spesso messo per iscritto o enunciato. Il suo insegnamento su queste tematiche sarebbe stato  presto messo alla prova.
Il giorno successivo, lunedì 17 febbraio, Massimiliano dettò le sue meditazioni sull’Immacolata Concezione a fra Arnoldo Wedrowski, (cfr Scritti : l’Immacolata Concezione e lo Spirito Santo)  che le scrisse a macchina. Gli informatori di Varsavia avevano riferito a Massimiliano la data del suo arresto, oppure egli aveva agito per pura premonizione? Quel giorno, contrariamente alle sue abitudini aveva indossato il suo saio migliore, che riservava alle domeniche e ai giorni di festa. Era ansioso di mettere per iscritto i suoi pensieri più in fretta possibile. Mentre dettava sentì il bisogno di pregare. Secondo fra Arnoldo, dopo aver completato la prima parte del suo dettato Massimiliano s’inginocchiò e recitò tre Ave Maria. Massimiliano aveva appena finito di pregare, quando squillò il telefono. Erano le 9.50 del mattino. Massimiliano sollevò la cornetta e, come era solito, salutò con un Maria. Era fra Ivo, che chiamava dalla portineria dell’ingresso principale del convento.
Fra Ivo disse: «Padre, due automobili contrassegnate POL( polizia) sono appena entrate nel complesso del convento. Ci sono dentro cinque uomini in uniforme e uno in abiti civili». a queste parole Massimiliano rispose con voce tremante:«Oh?» Ci fu una breve pausa e poi,  con tono molto calmo, proseguì:« Va bene, va bene, figlio mio, Maria».
Stette immobile per un breve momento e guardò fuori della finestra la statua della Vergine Maria, collocata proprio di fronte all’edificio in cui si trovava l’ufficio di Massimiliano. Ogni giorno, prima di affrontare gli impegni, egli aveva guardato quell’immagine ricevendo la forza spirituale per suo lavoro. Ora si rese conto che probabilmente non avrebbe più rivisto questa statua della Vergine Maria che occupava una posizione centrale nel convento. Con uno sguardo carico di nostalgia salutò la statua che lui e Alfonso avevano eretto nell’agosto del 1927, e che giorno dopo giorno gli aveva ricordato la sua missione e la sua vocazione….Dando un ultimo sguardo alla statua, Massimiliano sussurrò la preghiera: “ O Immacolata, proteggi il convento e i tuoi figli”. Animato dalla fede e convinto che l’Immacolata non avrebbe abbandonato la sua città o i suoi figli, andò incontro ai membri della polizia. L’uomo in abiti civili, che sembrava il capo, era un agente della Gestapo: «Vorremmo visitare il convento», disse. Massimiliano fu lieto di accompagnarli, certo che i visitatori sarebbero stati favorevolmente colpiti da ciò che avrebbero visto e dall’evidente importanza di Niepokalanów per l’intera comunità circostante. Soltanto due dei poliziotti, però, accompagnarono Massimiliano nel giro che durò un paio d’ore. Gli altri si fermarono nell’ufficio di Massimiliano nell’intento di soddisfare la loro curiosità esaminando con cura il cuore del convento. Tornato in ufficio, Massimiliano chiese ai suoi ospiti se avrebbero gradito del tè.«Prete », disse l’agente della Gestapo, « sembra proprio che tu non capisca. Noi non siamo qui per bere il tuo tè, ma per arrestare te e quattro dei tuoi sacerdoti». Tirò fuori del cappotto un foglio di carta e continuò: « Manda a chiamare Giustizio Nazim, Pio Bartosik, Urbano Cieslak e Antonino Bajewski. Che si presentino immediatamente all’ingresso principale del convento» . Massimiliano chiamò sul posto di lavoro ciascuno dei sacerdoti che erano sulla lista della Gestapo. L’ultima telefonata che il guardiano di Niepokalanów faceva nel suo convento e l’ultima volta che al suo interno avrebbe potuto dire Maria, era per riunire i suoi confratelli per l’arresto. Prese la sua valigetta e insieme ai suoi carcerieri si diresse verso l’ingresso principale. Erano le 11.50 del mattino.
Naturalmente durante il giro in convento, i fratelli avevano visto Massimiliano insieme ai visitatori. Il fatto che cinque di loro indossassero le uniformi della polizia, allarmò la comunità religiosa. Quando videro che il loro padre guardiano veniva scortato fino alle automobili, si radunarono vicino all’ingresso principale  per vedere che cosa stava avvenendo. Mentre aspettavano l’arrivo dei quattro sacerdoti, fra Pelagio, dotato di senso pratico, corse in refettorio e preparò dei panini. Poi tornò velocemente da Massimiliano e infilò  i panini nella borsa. I fratelli guardavano ammutoliti il loro amato guardiano e i loro quattro confratelli mentre venivano presi in consegna dalla polizia. Massimiliano pensò a come aveva confortato i suoi fratelli di Mugenzai No Sono al momento della sua partenza per l’Europa nel 1936. Non dovremmo mai salutarci pensando di non rivederci più. Ripeté queste parole d’incoraggiamento ai suoi figli di Niepokalanów, sebbene sapesse che l’incontro segnato sarebbe avvenuto in cielo. Prima di salire sulla macchina della polizia, fece il segno della croce  sui suoi amati figli e sulla sua  amata  Niepokalanów, sui suoi frati e sulla Città dell’Immacolata che non avrebbe più rivisto. Appena le macchine si misero in moto, i frati videro il volto del loro padre guardiano scrutare attraverso il finestrino posteriore di una delle macchine della polizia , cercando di trattenere lo sguardo il più a lungo possibile sui suoi figli e sul convento.

(Tratto dal libro, San Massimiliano Maria Kolbe, di Claude R. Foster, Edizioni dell’Immacolata, pagg. 685 -691)

 
 

8 Gennaio: anniversario della nascita di Raimondo Kolbe

Raimondo Kolbe fu il secondo figlio di Giulio Kolbe e di Marianna Dąbrowska, una umile famiglia di tessitori.
Nacque a Zdunska Wola, lunedì 8 gennaio 1894, due giorni dopo l’Epifania secondo il calendario gregoriano. Subito dopo il parto Marianna insistette affinché il bambino fosse portato in chiesa per il battesimo.
«Ma c’è un freddo pungente» protestò suo fratello Francesco.
«Non importa. Il bambino deve essere battezzato immediatamente» s’impuntò Marianna.« E se nel frattempo morisse? Ti prego, contatta don Kapalczynski e fissa il battesimo per questo pomeriggio. La chiesa dista solo dieci minuti di cammino. Per un tempo così breve si può proteggere il bambino dal freddo». «Giulio», proseguì Marianna, «voglio che oggi nostro figlio sia battezzato al fonte di marmo della nostra bella chiesa». Così, alle quattro del pomeriggio dell’8 gennaio del 1894, il piccolo Raimondo Kolbe fu battezzato al fonte battesimale della chiesa dell’Assunzione della beatissima Vergine Maria,  nella stessa chiesa dove i suoi genitori ventisei mesi prima erano stati uniti nel sacro vincolo matrimoniale.
(Tratto dal libro, San Massimiliano Maria Kolbe, di Claude R. Foster, Edizioni dell’Immacolata, pagg. 33-36)

 
 
  1. IT
  2. EN
  3. ES
  4. FR
  5. PT
  6. PL
 

Menu di sezione