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Bruna Casali

25 anni dalla scomparsa

«L’amore è il segreto di Dio.
Dinanzi a Lui non c’è il grande, il piccolo, il molto, il poco, ma solo l’amore»
(padre Faccenda).
 


Carissimi,
il 2 aprile ricorrono 25 anni della scomparsa di Bruna Casali (1941 – 1994): una missionaria, una sorella, una madre per tante di noi che l’hanno conosciuta e il cui ricordo rimane vivo nei nostri cuori e nella storia stessa della nostra Famiglia.
Ci ha lasciate nel giorno del sabato santo, giorno in cui il dolore del distacco si fa uno con l’attesa trepida della vita nuova; è come se Bruna avesse voluto offrirci un ultimo ricordo, un ultimo invito: quello di non rattristarci, ma di gioire del suo incontro con lo Sposo. Lei stessa lo aveva scritto e desiderato: «Come sarebbe bello che Bruna, uscita dal corpo, potesse incontrare subito il Signore Risorto e sentire la sua voce, che ancora una volta la chiama per nome. Voi pregate per questa intenzione… grazie!».
Il Signore l’ha esaudita e noi, oggi, rinnoviamo il nostro GRAZIE per il dono grande che lei è stata per la nostra Famiglia consacrata, per aver guidato l’Istituto per tre sessenni consecutivi, a partire dalla prima Assemblea generale del 1970 fino al 1988; per essere stata accanto al padre una guida sicura e un modello generoso di servizio e di dedizione, una donna forte e tenace, come egli stesso ha scritto:
«Forte per la fede e la volontà granitica. Forte di temperamento, tenace nel portare a termine quanto si proponeva, Bruna è stata un punto di riferimento saldo e sicuro su cui si poteva contare con certezza. Le sue energie spirituali erano concentrate nella sequela di Gesù: il resto passava in secondo piano. Questo spiega la grande essenzialità che traspariva da tutta la sua persona e dalla sua vita. Bruna viveva questi due valori: essenzialità e sobrietà, perché da vera povera si fidava completamente di Dio» (Padre Luigi Faccenda, L’ha chiamata per nome. Profilo spirituale di Bruna Casali, 2005, pp. 72-73).

Forte e tenace in una fase particolare del cammino della nostra Famiglia: anni decisivi in cui il giovane Istituto andava definendo la sua identità e la sua fisionomia, il suo carisma mariano missionario, il suo motivo di esistenza nella Chiesa. Anni di consolidamento e di sfide in cui arrivarono i primi riconoscimenti della Chiesa e, con essi, una più intensa spinta evangelizzatrice. Anni che videro Bruna dare il meglio e il tutto di sé, senza risparmiarsi mai, con passione e spirito profetico.

Il nostro ricordo, oggi, si fa memoria riconoscente e grata, ma non solo questo. La testimonianza di vita che Bruna ci ha lasciato è un invito ad essere “pietre vive” nella casa che è l’Istituto, ad occupare il nostro posto con gioia e generosità, ad essere missionarie sempre e ovunque, disposte a vivere, lavorare, soffrire e… morire per amore. È questa l’eredità più bella che ci lascia, che tante di noi possono arricchire con i ricordi personali, ma che “parla” anche a chi non l’ha conosciuta di persona.
Pietre vive per una casa viva, per un Istituto aperto alla vita: è l’omaggio più bello e più caro che possiamo fare a questa nostra sorella.

Con gratitudine al Signore per il dono di Bruna, pietra viva nella costruzione della nostra storia.

Giovanna Venturi
direttrice generale