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Riflessioni kolbiane

TUTTO È TUO O MARIA

 

Le riflessioni scaturiscono dal nostro vissuto, dalla nostra esperienza nella terra polacca, in questi luoghi per noi così importanti. Prendono spunto da quelle parole che risuonano più frequentemente nei nostri cuori mentre passo dopo passo ripercorriamo le strade che ci portano fino alla cella dell’amore più grande. Abbiamo riconosciuto in Maria l'ideale di vita e il segreto di santità di Massimiliano Kolbe, desideriamo conoscerla sempre più e condividere con semplicità questo nostro incontro.

 


Quando si riceve un dono, è importante accoglierlo, valorizzarlo con gratitudine. Al dono che Gesù ci fa dalla Croce di sua Madre, si risponde con l’accoglienza di Maria nella propria vita e con l’affidare tutto a Lei per corrispondere al suo amore di Madre.
San Giovanni Paolo II, il Papa del “Totus Tuus” scrive nella Redemptoris Mater: «L’affidamento è la risposta all’amore di una persona e, in particolare, all’amore della madre» (RM 45). San Massimiliano amava ripetere ai suoi frati che tutto deve essere donato e appartenere a Lei, la vita la morte, l’eternità. «Lo spirito di Niepokalanów consiste nel fatto che appartiene a Lei, tutto in essa appartiene a Lei, e cioè: coloro che la abitano, le macchine, gli edifici e perfino i debiti. Ma soprattutto: ogni cuore che palpita in essa» (SK 463).

In concreto che possiamo o dobbiamo offrire alla Madonna?
Significativa la testimonianza di Marilena: «Avevo 18 anni quando mi è stata fatta la proposta di affidarmi all’Immacolata. Avevo qualche difficoltà a compiere questo atto, perché secondo me, a Maria bisognava offrire le cose più belle, le virtù più sante, invece mi ritrovavo con i miei difetti, fragilità, e difficoltà relazionali, povertà ed egoismo. Non mi ritenevo degna di affidarmi a Maria. Furono illuminanti per me le parole di Padre Luigi Faccenda: “Spesso ci sembrerà di non avere nulla da offrire a Maria, perché sentiremo tutta la realtà dei nostri limiti umani e spirituali, l’incapacità di compiere il bene che vorremmo, il peso del nostro peccato… Ma è proprio questo che dobbiamo mettere nel cuore e nelle mani di Maria” (La prese con sé pg. 165). Illuminata da queste parole ho cominciato ad offrire a Maria le mie ansie, paure, difficoltà. Ho ritrovato pace e serenità, nell’accettarmi come sono, con i miei limiti. Ho riscoperto che non tutto dentro di me era negativo, ho cominciato a valorizzare e ad offrire a Maria anche i doni che ho ricevuto, la vita, la famiglia, l’affetto che ricevo e che dono.
Dopo tanti anni posso dire che l’affidamento a Maria è stata una svolta importante nella mia vita, sperimento che nulla va perduto di quella che sono, opero, penso, se tutto offro continuamente a Maria» (Marilena da Bazzano).

Scriveva San Massimiliano: «Rimaniamo gioiosi nella serenità nell’Immacolata e lasciamoci plasmare da Lei senza porre alcuna limitazione, come a lei piace, attraverso gli avvenimenti spiacevoli e piacevoli, le gioie esterne o intime, le sofferenze dello spirito e le tentazioni; tutto per lei» (SK 556).
Con queste parole incoraggiava anche i suoi amici di prigionia nel campo di Auschwitz. Scrive il prigioniero Szweda: «E mi affidò a Maria dicendo: “Prendi la mano di Cristo in una delle tue mani e la mano della Madonna nell’altra: ora anche se cammini al buio, puoi andare avanti con la stessa certezza di un bambino che è tenuto per mano dai suoi genitori”» (P. Treece pg.179).
Che bello avere questa certezza!

Le Missionarie di Harmęże, Polonia

 
 
 
 

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