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Riflessioni kolbiane

Una bellezza che affascina

 

Le riflessioni scaturiscono dal nostro vissuto, dalla nostra esperienza nella terra polacca, in questi luoghi per noi così importanti. Prendono spunto da quelle parole che risuonano più frequentemente nei nostri cuori mentre passo dopo passo ripercorriamo le strade che ci portano fino alla cella dell’amore più grande. Abbiamo riconosciuto in Maria l'ideale di vita e il segreto di santità di Massimiliano Kolbe, desideriamo conoscerla sempre più e condividere con semplicità questo nostro incontro.

 


“Vergine Immacolata” con queste parole ci rivolgiamo alla Vergine quando ci affidiamo a Lei o quando rinnoviamo l’offerta della nostra vita. Queste parole hanno conquistato sin da giovane il martire di Auschwitz san Massimiliano Kolbe. L’Immacolata è entrata nella vita di Kolbe con tutta la sua ricchezza e avendovi trovato accoglienza e docilità ha manifestato in essa e attraverso essa tutta la sua potenza. Il desiderio di conoscere e amare l’Immacolata l’ha accompagnato per tutta la vita fino
alla cella della morte.
Un anno prima di morire pregava: “O Immacolata desidero conoscerti sempre di più… e amarti in modo sempre più ardente”(SK 1307). Pur nella consapevolezza che la Madonna si conosce meglio nell’umile preghiera e nell’esperienza della vita quotidiana, Massimiliano dedicava tempo allo studio della Mariologia, utilizzando le Scritture, la tradizione della Chiesa e riflettendo sulle apparizioni della Vergine, in particolare sulle apparizioni di Lourdes e della Vergine a Rue du Bac.
Si rammaricava nel constare che la Madonna era poco conosciuta o conosciuta in modo superficiale. Per questo desiderava fondare “un’Accademia mariana per studiare, insegnare e pubblicare per tutto il mondo che cosa è l’Immacolata… È questo un campo conosciuto e così necessario per la vita pratica, per la conversione e santificazione delle anime” (SK 508). Desiderava perciò “scrivere qualcosa di più, un libretto sulla Madonna e la dogmatica, ma in modo più profondo e facile” (SK 455).

Nelle prime ore del 17 febbraio 1941, Massimiliano quasi presagendo che forse non avrebbe avuto più tempo dettò a fra Arnoldo Wedrowski “Immacolata Concezione”. “Queste parole sono uscite dalla bocca della Immacolata stessa; perciò devono indicare con la massima precisione e nel modo più essenziale, chi è Lei” (SK 1318). Verso le 10 del mattino di quello stesso giorno arrivò a Niepokalanòw la Gestapo e Massimiliano fu arrestato e portato nella prigione di Pawiak a Varsavia, e di li il 28 maggio arrivò al campo di sterminio di Auschwitz. Ma pur tra le atrocità e umilianti sofferenze Kolbe non perdeva occasione per parlare della sua idea fissa “l’Immacolata”. Nella seconda metà di luglio una domenica pomeriggio, Massimiliano si incontrò segretamente con alcuni sacerdoti e tenne la sua ultima riflessione sull’Immacolata. Importante la testimonianza di uno di loro, padre Sigmondo Ruszak : “Posso dire che non sarebbe esistito padre Massimiliano senza il suo amore per la Madre di Gesù. Ma questo suo amore era sublime, teologico, universale. Si deve avere un animo di bambino per capirlo” (Patricia Treece, Massimiliano Kolbe, pag. 202).

La bellezza che irradia da Maria Immacolata continua ad affascinare anche noi oggi. Essa riflette la potenza dell’amore di Dio che ci rende capaci di amore e di tenerezza.


Le Missionarie di Harmęże, Polonia

 
 
 
 

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