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Riflessioni kolbiane

Non lasciatevi rubare la gioia

 

Le riflessioni scaturiscono dal nostro vissuto, dalla nostra esperienza nella terra polacca, in questi luoghi per noi così importanti. Prendono spunto da quelle parole che risuonano più frequentemente nei nostri cuori mentre passo dopo passo ripercorriamo le strade che ci portano fino alla cella dell’amore più grande. Abbiamo riconosciuto in Maria l'ideale di vita e il segreto di santità di Massimiliano Kolbe, desideriamo conoscerla sempre più e condividere con semplicità questo nostro incontro.

 


“Non lasciatevi rubare la gioia” è un invito che papa Francesco rivolge a tutti: giovani, persone consacrate, laici impegnati, sacerdoti e religiosi. La gioia, è infatti, una delle caratteristiche della vita cristiana, e non si può essere cristiani e non vivere nella gioia.

Dice Gesù ai suoi discepoli: “Vi dico queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11”). Nonostante questa certezza di fede spesso ci sentiamo, tristi, depressi, spenti. La società del benessere moltiplica le occasioni di piacere ma non riesce a procurare la gioia. Tutti sperimentiamo che il denaro, le comodità, la sicurezza materiale non ci bastano. Dove sta il segreto della vera gioia, che Gesù ci ha promesso? Scrive Paolo VI: “Il segreto della gioia di Gesù: l’amore ineffabile di cui egli sa di essere amato dal Padre. È una Presenza che non lo lascia mai solo” (Gaudete in Domino, n. 24). Questo deve essere anche il segreto della nostra gioia: “Dio ci ama con cuore di Padre. E questo è il principio della gioia. Il fuoco dell’amore di Cristo rende traboccante questa gioia ed è sufficiente per incendiare il mondo intero” (Papa Francesco 7 settembre 2017).

È un fuoco da accendere e tenere vivo ogni giorno nella preghiera, nell’ascolto della Parola di Dio, nel fare continuamente esperienza del suo Amore nel donarsi agli altri. Per questo nella preghiera di affidamento chiediamo a Maria: “Aiutaci a vivere con gioia la nostra vocazione”.
Ci affidiamo a Lei, Ella è la causa e la fonte della vera gioia. Maria è la donna che portando nel grembo il Figlio di Dio gioisce per questa presenza e nella casa di Elisabetta sente il bisogno di manifestare la sua gioia: “L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore” (Lc 1, 46-55). Eppure Maria, nella sua vita, ha affrontato numerosi dolori e sofferenze.  Ella è la Madre Addolorata in piedi accanto alla croce, associata al sacrificio del Figlio innocente. Come conciliare la gioia con le sofferenze e le prove della vita che non mancano? Maria si sente amata dal Signore “graziata”, pone la sua gioia nel compiere la volontà di Dio e affronta le prove della vita con speranza.

Questa speranza ha attinto dall’Immacolata anche san Massimiliano Kolbe, per questo è riuscito a trasformare il buio della cella di Auschwitz in un ambiente di speranza, dove sia pure con voce flebile, si canta, si prega, si loda il Signore. Scrive Paolo VI nella sua esortazione sulla gioia: “Infine come non ricordare, immagine luminosa per la nostra generazione, l’esempio del  beato Massimiliano Kolbe, genuino discepolo di san Francesco? Durante le prove più tragiche, che insanguinarono la nostra epoca, egli si offrì spontaneamente alla morte per salvare un fratello sconosciuto; e i testimoni ci riferiscono che il luogo di sofferenze, ch’era di solito come un’immagine dell’inferno, fu in qualche modo cambiato, per i suoi infelici compagni come per lui stesso, nell’anticamera della vita eterna dalla sua pace interiore, dalla sua serenità e dalla sua gioia” (Gaudete in Domino, n.41).


Le Missionarie di Harmęże, Polonia

 
 
 
 

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