
Il mondo si aspetta dai giovani la gioia; forse è normale - ed anche bello – che sia così…
La Chiesa stessa si sente vivificata dalla gioia dei giovani, come puntualmente sperimentiamo, ad esempio, in occasione delle GMG.
Il rischio è quello di accontentarsi di un sentimento momentaneo, anziché impegnarsi a fare della gioia uno stile di vita:
quello di Maria che canta il suo Magnificat… Che bella sfida sarebbe, vero? Perché la gioia, pubblicità a parte, non è mica tanto di moda! Nella pubblicità, infatti, è obbligatorio apparire giovani, belli, sazi e “realizzati”… quindi felici, o per lo meno allegroni. La gente del mondo reale però (fortunatamente) non è così… neanche i giovani! Anzi, ho l’impressione che i giovani, soprattutto ai giorni nostri, siano tra le categorie più sfortunate. Non solo perché, come in ogni epoca, è estremamente difficile essere giovani, né per evidenti problemi economici. Ma proprio perché da troppe parti si sentono dire che hanno ottime ragioni per essere felici, senza che, per lo più, queste ragioni vengano esplicitate. Insomma, essere giovani è ancora poco. Costruire la gioia comporta un prezzo di dolore sul quale non si fa sconto a nessuno. Non parlo di quei grandi dolori che, prima o poi, raggiungono la vita di ciascuno di noi, ma del dolore quotidiano connesso alla vita in quanto tale: il dolore della propria verità, ad esempio. “Il dolore dell’indeterminato”, direbbe il filosofo Axel Honneth, riferendosi ad una consapevolezza e a un uso limitato della propria libertà.
Quando innalzò il suo Magnificat, Maria era giovane, probabilmente bella, ma povera e con poche probabilità di modificare il suo status. Pare d’altro canto che questo non la preoccupasse molto. Ma cos’aveva da essere così allegra, dal momento che, fra le altre cose, era a rischio di lapidazione? Maria canta la sua libertà. Lei, sì, è una donna libera, ma non in senso sociologico. È una ragazza che possiede se stessa e per questo è capace di donarsi, oltrepassando la paura di non comprendere e di non essere compresa. Maria è libera di sentirsi a casa propria nell’incontro con l’altro e con l’Altro, che proprio per questo può accogliere nella casa del suo cuore e del suo corpo. Vi pare poco? Se vi va, su questo modo di intendere e di coltivare la gioia, ci ritroveremo a dialogare nei prossimi mesi in questo scampolo di web…
Denise