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I linguaggi della preghiera - Pregare con il corpo

Casa di preghiera - Canoscio PG

Pregare con il corpo: quando si ama, si manifesta l’amore in gesti, parole, sorrisi. Lo stesso avviene nella preghiera. Quanto ne siamo consapevoli?
 

La gestualità nella preghiera
La preghiera, come forma totalmente e specificatamente umana di comunicazione, si esprime in una pluralità di linguaggi che coinvolgono tutto l’uomo. Spesso non ne siamo consapevoli, ma noi preghiamo anche con il nostro corpo: con le mani, le braccia, la posizione che assumiamo (seduta, in piedi, in ginocchio, piegata in prostrazione, ecc.).  È il nostro modo di uscire da noi stessi e di porci di fronte all’Altro, a un Tu. Creiamo in tal modo uno spazio, un’apertura al divino, che diventa una possibilità di incontro per ascoltare e comunicare, cioè, per entrare in relazione. A questo proposito, è interessante rileggere la celebre parabola in cui l’evangelista Luca descrive la diversa gestualità del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14). Il fariseo, stando in piedi, di fatto recita un monologo, parlando più a se stesso che a Dio; mentre il pubblicano, fermatosi a distanza, non osa nemmeno alzare gli occhi al cielo e si batte il petto. Il primo, pronuncia una preghiera piuttosto lunga e formalmente ineccepibile, mentre il secondo dice una semplice invocazione che gli sgorga da un cuore umiliato e contrito, perché riconosce con sincerità la sua situazione davanti a Dio. Ecco: sono due atteggiamenti del corpo che rivelano una diversa disponibilità interiore all’incontro e alla relazione.

 

Pregare con il corpo
Nella preghiera, ogni espressione del corpo corrisponde ad un atteggiamento spirituale e consente ad esso di manifestarsi: i gesti rappresentano ciò che è nascosto ed esprimono i moti del cuore. Per esempio: ci sono posizioni che ci orientano verso il suolo: noi veniamo dalla terra, è il luogo delle origini, il luogo dei nostri limiti. Per questo, il gesto di chinarsi corrisponde all’umiltà; quello di inginocchiarsi, alla fiducia (il contatto con la madre terra che ci alimenta e ci sostiene, come cantava S. Francesco); prostrarsi indica adorazione, cioè riconoscere che Dio è l’unico Signore della nostra vita … Tutti questi movimenti, gesti, posture esprimono l’accettazione della nostra condizione di creature di fronte a Dio, l’accettazione di Dio come Creatore e Salvatore, l’accettazione dei propri limiti di fronte a Colui che è infinito. Lo stare ritti, in piedi ci ricorda il Cristo Risorto. Anche noi, per mezzo del Battesimo e mettendo in pratica il Vangelo, siamo chiamati a vivere da “risorti”, cioè a vivere in pienezza e con gioia la nostra giornata, liberi da ogni compromesso con ciò che non è secondo lo stile di Gesù. In particolare, lo stare in piedi con le braccia alzate indica la supplica che si eleva, che si slancia come una freccia. Chi prega conosce Colui al quale si rivolge e confida che la sua preghiera sarà ascoltata. Mentre lo stare in piedi con le braccia aperte a formare una croce esprime la nostra disponibilità ad abbracciare il mondo intero, stringendoci a Gesù Crocifisso che ha dato la sua vita per noi e per tutti.
Con le mani e le braccia esprimiamo l’ascolto e accoglienza della Parola; la lode, l’affidamento fiducioso al Padre che ci ama e si prende cura di noi; oppure l’invocazione e la supplica, l’intercessione, l’attesa di un dono o di un aiuto dall’alto.  
Padre Kolbe “esortava spesso se stesso e gli altri a servirsi del corpo per la maggior gloria di Dio”, perché anche in preghiera il nostro corpo “parla” agli altri: mostra con chi siamo in relazione e come ci sentiamo davanti a Lui. Per questo il nostro Santo raccomandava: “Quando ti inginocchi davanti all’altare si possa vedere che tu sai davanti a Chi ti stai inginocchiando”.

 

Per te
1.Il dono da chiedere: essere consapevole che quando prego sono davanti a una Persona, al Vivente, al Signore Risorto, con tutto il mio essere.
2.Azione: ogni giorno sperimenta nella preghiera una posizione diversa che corrisponda alla situazione interiore che stai vivendo. Accompagna ad essa un’invocazione o una preghiera spontanea, oppure un versetto Biblico. Fermati a gustare la preghiera in cui tutto il tuo essere è coinvolto. Termina con un Padre nostro o con un’Ave Maria.

Rossella Bignami
Casa di preghiera "Ecco tua Madre"
Canoscio PG
(articolo tratto dalla Rivista Missione Maria)

 
 

"Dio per primo": imparare a pregare

 

L'adorazione

 

Preghiera di lode

 

Preghiera di ringraziamento

 

Preghiera di intercessione