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Una “briciola di Spirito Santo”...

...tratta dagli scritti di Giovanni Paolo II, precisamente dalla splendida enciclica Redemptoris Mater: «Il cammino di fede di Maria, che vediamo orante nel cenacolo, è più lungo di quello degli altri ivi riuniti: Maria li “precede”, “va innanzi” a loro.

 

Il momento della Pentecoste a Gerusalemme è stato preparato, oltre che dalla croce, dal momento dell'annunciazione a Nazaret. Nel cenacolo l'itinerario di Maria si incontra col cammino di fede della Chiesa. (…) Quel primo nucleo di coloro che nella fede guardavano “a Gesù, autore della salvezza”, era consapevole che Gesù era Figlio di Maria, e che ella era sua Madre, e come tale era, sin dal momento del concepimento e della nascita, una singolare testimone del mistero di Gesù, di quel mistero che davanti ai loro occhi si era espresso e confermato con la croce e la risurrezione. La Chiesa, dunque, sin dal primo momento, “guardò” Maria attraverso Gesù, come “guardò” Gesù attraverso Maria» (RM 26).

C'è qualcuno prima di noi... non dobbiamo mai dimenticarlo! Qualcuno prima di noi ha creduto e ci ha trasmesso una vita in più, quasi un'aggiunta alla dimensione puramente biologica... Al momento della nostra venuta alla fede, siamo stati accolti dalle braccia materne di chi sapeva la fatica e il gusto della fedeltà, la bellezza e il dolore della costante ricerca di senso che accompagnano ogni percorso di vita. Credersi o pretendere di farsi pionieri non è una virtù, ma una  terribile e fatale imprudenza, come chi pretendesse di scavare l'Everest a mani nude. Nemmeno agli Apostoli è stato chiesto tanto! Anche loro hanno avuto bisogno di non sentirsi soli... e sono stati custoditi, nella loro fragilità così prossima alla viltà e all'avvilimento, dall'unica presenza veramente al di sopra di ogni calcolo egoistico. Una presenza capace di “precedere” e di “stare”. 

 

Ovvero di farsi avanti, di mettersi a rischio, di lanciarsi e lanciare... ma anche di godere silenziosamente la vicinanza del mistero che testimonia. Ed ecco gli Undici, ammutoliti dopo gli eventi pasquali, quasi “sgonfiati” nelle loro – più o meno segrete – ansie di apparire e di potere... eccoli sgonfiati come – si dice – deve essersi sgonfiato il sudario di Gesù, nel momento della luminosa rivitalizzazione del suo corpo. Eccoli disponibili al suono gentile delle labbra di Maria, prima vela dello Spirito, che li prepara a ricevere il Vento impetuoso. Una potente cura di umiltà... questo può essere anche per noi la presenza della Madre. Soprattutto per noi giovani, trattandosi – peraltro -  di una presenza   eternamente giovane. Occhi e mani gonfie di purezza e gioia di vivere, eppure consapevoli della contraddizione e dello scacco, dimensioni inestricabilmente unite alla condizione umana. Soprattutto, grembo pieno: a testimoniare, perennemente, che l'importante, nella vita, non è sapere o saper fare, ma prendersi cura. Non vi è altro risultato degno di questo nome. Guardare Gesù attraverso Maria significa prendere in prestito i suoi occhiali per riconoscere un figlio in ogni essere umano. Guardare Maria con gli occhi di Gesù significa riconoscere sempre l'amore ricevuto, lasciarsi amare prima di imparare ad amare: farsi lavare i piedi, sempre di nuovo... perché ce ne sarà sempre, ancora, bisogno...

 
 

Denise