
Il santuario della Madonna Incoronata di Foggia ha origini molto antiche che risalgono al 1001. Si racconta che il conte d'Ariano, di cui non si conosce il nome, dopo una giornata di caccia, fu sorpreso dal buio e si rifugiò in un casolare, in una foresta nei pressi del fiume Cervaro. Durante la notte una luce vivissima attraversò la selva. Il conte attratto dal chiarore, giunse ai piedi di un albero e vide sulla cima una misteriosa Signora, che gli mostrava una statua situata fra i rami di una quercia. Nello stesso tempo, anche un contadino di nome Strazzacappa, mentre si recava al lavoro con i suoi buoi, ebbe la stessa visione. Egli capì di essere in presenza della Vergine Santissima, versò perciò nel paiolo la sua razione d'olio d'oliva , e fatto uno stoppino, l'accese in onore della Madonna. Il conte d’Ariano fece costruire una cappella che poi divenne un Santuario famoso. La chiesina fu subito ampliata per i pellegrini, sempre più numerosi, che passavano diretti al santuario dell'Arcangelo Michele a Monte Sant'Angelo. La nuova chiesa fu affidata ai monaci Basiliani, che la tennero fino al 1139. La storia del santuario è molto complessa: dal sec. XIII agli inizi del sec. XVI nel santuario vi furono i monaci Cistercensi che fecero del santuario uno dei maggiori centri religiosi della provincia di Foggia.. Nel 1800 i beni del santuario furono confiscati, inizia perciò un periodo molto buio nella storia del santuario fino ad arrivare al 1939 quando il santuario ritornò sotto la piena giurisdizione delle autorità ecclesiastiche. Il vescovo mons. Fortunato Maria Farina riportò il santuario dell'Incoronata alla primitiva funzione di casa di Dio particolarmente cara al popolo cristiano per la speciale presenza della Vergine Madre di Dio.
Nel 1950 lo stesso mons. Farina, ne affidò la custodia ai Figli della Divina Provvidenza, fondati da don Luigi Orione. Da quell'anno la vita del santuario crebbe in continuazione. I pellegrinaggi aumentavano, per questo la vecchia chiesa divenne insufficiente. Dopo una lunga fase di studio, nel 1953, si decise di realizzare il progetto dell'ing. Luigi Vagnetti di Roma. I lavori andarono avanti fra alterne vicende per oltre dieci anni. Finalmente nel 1965 il nuovo tempio, con il suo alto campanile era una realtà bella e consolante. La nuova basilica si erge solitaria in un clima di raccoglimento. Il santuario è una felice sintesi d’elementi architettonici propri del territorio, quali la capanna ed il trullo. Si estende su 13 ettari e si compone di diversi edifici: il tempio sacro, con schema a croce greca ed a vano unico, l’ala riservata ai Padri, l’imponente campanile alto 57 metri, il museo, il teatro e la casa del Pellegrino.
L’altare, dove si venera l’immagine miracolosa della Vergine, è situato sopra dell’originale cappella, dove si conserva anche dietro una grata di ferro, il ramo di quercia sul quale l’immagine fu vista.
Si sale all’altare, attraverso una doppia fila di scalini, ciò che dà un tocco d’originalità a quella chiesa. Il quadro miracoloso rappresenta la Vergine, nera, con le mani distese. Tutto l’altare poi è coperto di ex voto di ogni genere. Gambe d’argento e di cera, braccia, teste, occhi, cuori… e una quantità di piccoli dipinti primitivi, rappresentanti la nera Madonna nelle nuvole che salva persone dall’annegare o dal cadere o dal bruciare

Il complesso, pur attraverso l’architettura moderna, esprime molto bene una storia iniziata mille anni fa. Nel segno della continuità spirituale il Santuario conserva gelosamente tutto un patrimonio di tradizioni legate al culto della Madonna dell’Incoronata. Per esempio la vestizione della Madonna che avviene il mercoledì precedente l’ultimo sabato di aprile. Degna di nota è anche la Cavalcata degli Angeli che si svolge il venerdì successivo alla vestizione della statua. Vuole proporre il tripudio angelico che aveva riempito la selva di canti e luci nella lontana notte di aprile del 1001 quando la Vergine apparve al conte di Ariano e all’umile e privilegiato Strazzacappa. Oggi i pellegrinaggi si esprimono con maggiore sobrietà . Una volta, invece, quando i pellegrini, arrivavano al ponte sul Cervaro, usavano togliersi i calzari e percorrere gli ultimi due chilometri a piedi nudi. Era un gesto d’umiltà fatto nel ricordo di Mosè a cui sul monte Oreb il Signore comandò "togliti i sandali perché il suolo che calpesti è terra santa". .Ora quest’usanza, non c’è più. E’ rimasto il triplice giro che ogni pellegrino compie intorno al Santuario prima di entrarvi. E’ un ulteriore atto di omaggio alla Vergine Celeste, quasi un’anticamera, prima di chiedere umilmente il permesso di essere ammessi al cospetto della Regina del Cielo. Tra le usanze religiose sopravvissute è da ricordare anche la benedizione dell’olio che ogni pellegrino riceve; come l’olio dell’umile Strazzacappa, significa la fede, la speranza e la santa carità .
L’ultimo sabato d’aprile si celebra la festa dell’apparizione e le celebrazioni continuano per tutta la prima settimana di maggio. Nel giorno della festa, i devoti arrivano da ogni parte, anche a piedi per onorare la Sacra Immagine. Fin dalle quattro del mattino, ora in cui si pensa sia apparsa nel bosco, i fedeli si raccolgono in preghiera davanti all’immagine della Madonna.
Anche Giovanni Paolo II, il 24 Maggio 1987 visitò il santuario e rese omaggio alla Madonna dell’Incoronata