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L'adorazione

Casa di preghiera - Canoscio PG

Adorare è sempre legato a una forma di amore, di attrazione, è legato al desiderio, alla ricerca. É il vocabolario dell’amore! Anche verso il nostro Dio.
 

L'esperienza “sensoriale” di qualcosa di “adorabile” ci muove, cioè ci spinge a un’azione concreta: accarezzare o abbracciare quel bambino, assaggiare e gustare quel cibo, ascoltare quella musica... Adorare è sempre legato a una forma di amore, di attrazione, è legato al desiderio, alla ricerca.
L’etimologia del termine deriva dalle parole latine “ad” e “os”. Os, oris significa bocca, quindi adorare vuol dire portare alla bocca, baciare, mangiare. E ciò che noi amiamo o mangiamo diventa parte di noi, si fonde con noi; nutre non solo il corpo, ma anche lo spirito, perché dona senso e gioia al nostro vivere. Propriamente parlando, l’atto di adorare può essere riferito solo a Dio, perché lo riconosciamo come Creatore e il “solo” da cui riceviamo esistenza. Adorare è unirci con Lui, fino a portarlo dentro di noi, per vivere in profonda comunione di vita con Lui.
La preghiera cristiana conosce varie forme di adorazione: comunitaria, silenziosa, trinitaria ed eucaristica, ma tutte hanno al centro la Persona di Gesù. Il momento massimo lo viviamo nella celebrazione eucaristica. L’Eucaristia è, infatti, il più grande tesoro della Chiesa, è il sacramento del sacrificio di Cristo, del quale facciamo memoria e rendiamo attuale la presenza viva in mezzo a noi.

Come si fa l'adorazione?
Durante l'adorazione del Santissimo Sacramento possiamo meditare sulla Parola o pregare mentalmente, ma ciò che conta è guardarlo e permettere a Lui di guardarci; è lasciarci abbracciare così come siamo. Alcuni suggerimenti:
- Il tempo: nella giornata dedica un tempo ben preciso alla tua preghiera.
- Il luogo: scegli bene il luogo della preghiera; è necessario che sia silenzioso, raccolto e il più possibile “comodo”.
- La posizione: mettiti in ginocchio o seduto con le spalle erette, la braccia rilassate; se impari a far pregare anche il corpo, la tua preghiera sarà più attenta e “sentita”.
- L’inizio: incomincia col segno di croce fatto bene, come anche san Massimiliano Kolbe invitava a fare. Toccando la fronte consacra al Padre i tuoi pensieri; toccando il petto consegna a Cristo
il tuo cuore; toccando le spalle consegna allo Spirito la tua volontà e, infine, Amen, cioè “desidero che avvenga proprio così!”.

Puoi suddividere il tuo tempo di preghiera in spazi o momenti successivi:
- Il primo spazio dedicalo allo Spirito Santo, è lui il maestro della preghiera. Invocalo con fede: «Vieni, Spirito Creatore! Vieni! Visita...».
- Un altro dedicalo a Gesù, a dialogare con Lui. Prendi fra le mani un brano della Parola di Dio: cosa dice il brano in sé? E cosa dice a me, alla mia attuale situazione di vita?
- Un altro dedicalo al Padre. Stai in silenzio davanti a Lui, sei immerso in Lui. Ama! Aiuta il tuo silenzio, se è necessario, dicendo: «Padre mio, mio tutto!».
- Conclusione: non terminare la preghiera senza qualche decisione pratica. L’adorazione, come ogni autentica preghiera, ha sempre un frutto, un effetto concreto sulla vita.

Concludi rivolgendo il pensiero a Maria, affidando a lei i frutti e i propositi che il Signore ha messo nel tuo cuore. Chiedi la sua intercessione per tutte le necessità e intenzioni che porti nel cuore o che ti sono state affidate. Completa con un’Ave Maria o un’altra invocazione mariana.

Rossella Bignami
Casa di preghiera "Ecco tua Madre"
Canoscio PG
(articolo tratto dalla Rivista Missione Maria)

 
 

"Dio per primo": imparare a pregare