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Viaggiando con Max

 
Nagasaki. Continuiamo il nostro viaggio con san Massimiliano Kolbe.
 

Esiste un luogo, non si sa se più pensato o desiderato da Massimiliano, un luogo che la maggior parte dei suoi confratelli non si sarebbe mai sognato, specialmente in quei tempi. Ecco, sembra un aspetto importante della sua personalità: ogni tanto doveva inventarsi qualcosa di nuovo, altrimenti non sarebbe stato lui.
Torniamo un attimo nel tempo fino al periodo tra le due guerre mondiali in Europa, o meglio, in Polonia. Per i polacchi è un momento storico particolarmente forte, la loro patria sta rinascendo dopo 123 anni di assenza geografico-politica nel vecchio continente. Ognuno pensa con orgoglio a questo nuovo inizio, desidera ricostruire qualcosa, rifarsi la vita e semplicemente gioire per il fatto di avere di nuovo un proprio “pezzo di terra sotto il cielo”, dove poter manifestare di nuovo liberamente la propria cultura, l’arte. Lo stesso Massimiliano, però… La Città dell’Immacolata polacca nacque nel 1927, dunque la patria risorta ha anche un luogo in cui regna la Madonna. Ma evidentemente questo non gli basta e subito nasce il pensiero di trapiantare le “Niepokalanów” in altre terre. Egli guarda il proprio paese e subito dopo guarda oltre confine. Qualcuno se ne potrebbe meravigliare, pensando che non era proprio del tutto patriota, se mentre il suo paese si sta rinnovando, lui già pensava di partire: India, Cina, infine Giappone. Caspita, lontano, eh? Non a caso Kolbe definiva se stesso dicendo di essere attratto da orizzonti sempre nuovi!

Torniamo però al posto di cui vogliamo parlare oggi. Nagasaki. La prima associazione? Forse la bomba atomica? Certamente è una tragedia impossibile da dimenticare. Possiamo allora ricordare qualcos’altro. Il convento di Mugenzai no Sono, la Città dell’Immacolata giapponese, fu eretto sul lato di una montagna e proprio questo fatto fece si che rimase intatto durante il bombardamento.  È solo un caso? Probabilmente un caso simile qualitativamente al fatto che il primo numero della rivista Cavaliere dell’Immacolata in lingua giapponese fu stampato dopo un mese dell’arrivo dei frati a Nagasaki. Non si sa se chiamarlo miracolo oppure qualche follia divina. Probabilmente sarebbe improprio infatti chiamarlo semplicemente una felice coincidenza. Rileggendo le lettere di Massimiliano dei tempi degli inizi della missione in Oriente, possiamo costatare che, accanto all’inamovibile fiducia nell’Immacolata, egli prova ogni strategia per poter radicarvi la spiritualità francescana e mariana. Sa infatti che può offrire al vescovo del luogo un valido aiuto rendendosi disponibile all’insegnamento di filosofia in seminario. Poteva farsi conoscere in questa maniera e conquistare la fiducia della chiesa locale. Dunque non fu un’attesa passiva dei segni della provvidenza, ma una fede che gli fa rimboccare le maniche e mostrare che ogni dono ricevuto da Dio può essere ed indubbiamente è una risorsa, dalla quale attingere, per aiutare la realizzazione di un’opera di Dio. Che equilibrio! Pensiamo solo, quante volte nella nostra vita aspettiamo che qualcosa ci cada dal cielo, nascondendoci dietro una falsa fiducia, oppure al contrario, inconsciamente crediamo, che dato che abbiamo alcune capacità, possiamo pensarci noi, da soli. Detto semplicemente: “Caro Dio, fai!” oppure “ti volevo informare che sto facendo…”.
Nagasaki è luogo del compimento della volontà di Dio, luogo della collaborazione del Creatore con la sua creatura. Dov’è la tua Nagasaki? Mettila a fuoco e tornaci spesso!

Agata

 
 
 
 
 
 

Prima tappa: Lourdes

 

Seconda tappa: La bellezza tra le fratte

 

Terza tappa: Passo e piglio

 

Quarta tappa: Nagasaki

 

Quinta tappa: La cella dell'amore