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Bibbia giovani

Bibbia: la tua bussola per la vita!

Cari giovani, vi esorto ad acquistare dimestichezza con la Bibbia, a tenerla a portata di mano, perché sia per voi come una bussola che indica la strada da seguire. Leggendola, imparerete a conoscere Cristo»
(Benedetto XVI, GMG, 9 aprile 2006).

 
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 In questo spazio dedicato alla Bibbia, vogliamo creare un punto di incontro in cui ogni giovane possa trovare un aiuto concreto nell’accostarsi al testo sacro. Proponiamo perciò un commento ad un brano biblico con domande utili alla riflessione personale: una “lectio giovani” agile e adatta a chi desidera imparare a pregare e dialogare con Dio.

 
 

Cos’è la lectio divina?

Con l’espressione lectio divina si intende la lettura e meditazione della Sacra Scrittura, dunque un modo per pregare a partire dal testo sacro. Si basa sulla fiducia in Dio: non solo Egli “c’è” e mi “ama” ma mi “parla”, dice qualcosa a  me, proprio adesso,in questo preciso momentoin cui io mi metto in ascolto.Il cuore della lectio, infatti, è l’incontro con Dio, con un Dio personale che mi attende, mi cerca e vuole entrare in dialogo con me. Allora il metodo è solo un mezzo per l’incontro con Dio, e anche se prevede fasi distinte, queste non vanno intese a sé stanti, ma collegate tra loro: l’atto della lectio è unico.

Perché pregare la lectio divina?

Gesù ce lo ha spiegato chiaramente: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). Comeil nostro corpo ha bisogno di cibo per sostenersi, cosìil nostro spirito ha bisogno di essere nutrito da Dio e una delle fonti principali di questo nutrimento è proprio la Bibbia. Abbiamo bisogno di ascoltare la voce del nostro Padre celeste, di dialogare con Lui e di lasciarci amare, perché senza questa guida viviamo come persi e smarriti. La Parola è quella “roccia” su cui dobbiamo costruirci, è la “lampada” capace di illuminarci il giusto cammino e tutto questo può compierlo perché è Parola di Dio. Dio ha scelto di parlare, di venirciincontro nelle parole umane. La sua Parola dice e compie, esprime e fa: non è solo un parlare ma un farein noi, un plasmarci attraverso la potenza dello Spirito Santo. È una Parola che “conforta, guarisce, dà speranza, ispira, instilla gioia, diletta, confronta,insegna e sfida. Predicata, mediata dallo Spirito, ci ispira a vivere,a muoverci e ad avere il nostro essere in Cristo. Attraverso la grazia, cambia la vita” (Monsignor Kicanasal Sinodo sulla Parola di Dio, 2008).

Come si prega?

Dopoaver scelto un posto tranquillo e silenzioso che aiuti l’ascolto e favorisca l’attenzione, si incomincia ad entrare nel clima di preghiera con una invocazione allo Spirito Santo. Soltanto lo Spirito Santo può illuminare la nostra mente affinché comprenda la Parola di Dio e muovere il nostro cuore affinché si lasci coinvolgere nel suo dinamismo di trasformazione.

 

I quattro passi da fare…

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Lettura: Cosa dice il testo in sé?
Si comincia leggendo e rileggendo il testo biblico per cercare di capire bene chi sono i protagonisti della scena, dove si trovano, cosa dicono, quali sentimenti provano,che scelte fanno, quali sono i loro valori. Si tratta di entrare nella narrazione, di calarsi all’interno di essa, per vedervi bene ciò che emerge di più importante e significativo. Da questa immersione nel testo nasce la meditazione.

 
 
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Meditazione: Cosa dice il testo a noi?
Èil momentodella riflessione sul testo per cercare di capire cosa esso mi dice oggi, quale aspetto della mia vita e del mio sentire illumina, quali corde sta toccando. Magari immedesimandomi in un personaggio sento che il suo stato d’animo corrisponde al mio attuale e faccio esperienza di come lo Spirito getta luce sulla mia situazione concreta per aiutarmi ad affrontarla nel modo giusto. Allora il testo mi fa da specchio per chiarirmi dove sono e cosa sto facendo della mia vita, il tutto alla luce di Dio,che è lì con me, prega con me, parla e mi guida. Sentendo questa sua presenza,io desidero rispondere e dialogare con Lui, perciò incomincia la preghiera.

 
 
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Preghiera: Cosa diciamo noi al Signore in risposta alla sua Parola?
Se pregare è dialogare con Dio, allora questo è il momento in cui siamo noi a prendere la parola e a intessere una intima comunicazione con Colui che per primo ci ha parlato, provocandoci ad una reazione. La nostra risposta può, allora, effondersi in una varietà di situazioni: dalla richiesta di aiuto al desiderio di essere perdonati, dalla lode alla benedizione per quanto Dio sta facendo in noi e nella nostra vita; possiamo esprimere il dolore, la paura, la vergogna, l’insoddisfazione, la tentazione, oppure la speranza,i progetti di bene,il desiderio di felicità. Il nostro cuore può spaziare ed esprimersi in totale e assoluta libertà perché respira all’interno di un Cuore attento e premuroso che sa ascoltare veramente. Così pian piano passiamo al piano della contemplazione.

 
 
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Contemplazione
In questo momento siamo davanti a Dio, esposti al suo amore e resi capaci di guardarci come Dio ci guarda. La contemplazione non consiste nello sperimentare qualcosa di straordinario, ma nel percepire che la propria vita è sotto lo sguardo di Dio e che anche noi siamo chiamati a portare il medesimo sguardo sul mondo, sulle cose, sulle persone e sugli eventi. È vivere la certezza dell’inabitazione dello Spirito Santo, è sentire che noi siamo dimora dello Spirito. Nella contemplazione c’è meno attenzione ai singoli elementi del testo, perché ciò che prevale è l’amore e la riconoscenza.

 
 

Conclusione
Alla fine della nostra preghiera siamo chiamatia delle scelte concrete, perché non preghiamo “per pregare” ma per lasciarci trasformare da Dio. Nascono perciò i propositi, l’impegno di fare determinate scelte.  È il momento in cui decidiamo di agire, di mettere in pratica, di orientare la nostra vita verso il bene, di lasciare il peccato, di tradurre in concreto ciò che Dio ci ha ispirato dentro. La preghiera si fa vita e porta frutto, realizzando se stessa.