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SOCIO SOLIDALE

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Lettere dalla missione

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Volontariato missionario

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Cinque emozioni

 
 

Durante questo esperienza missionaria in Brasile mi hanno accompagnato cinque emozioni, più di altre.
Paura: ero terrorizzata dal fatto di non poter comunicare. Laureata in lingue, sonoabituata a riuscire in un modo o nell’altro a trovare delle parole chiave per farmi capire. Il portoghese? Mai studiato, vuoto totale. Ma… per i bambini questo non era un ostacolo, anzi. Non facevano che inventare ogni stratagemma per parlare con noi. I sorrisi e gli abbracci poi comunicano più di ogni altra cosa.
Curiosità: ti permette di andare oltre la superficie delle cose, di scoprire il meglio.Se non fossi stata curiosa non avrei imparato tante parole, provato sapori nuovi, abbattuto pregiudizi. L’aldeide (comunità) indios che abbiamo visitato ha nutrito bene questo sentimento. Sguardi di una bellezza che lascia senza parole. Tanto diversi, ma tanto uguali. Vivono in mezzo alla natura, pregano danzando e cantando, si mantengono attraverso l’artigianato, sfruttano ciò che la natura gli offre… La cosa più curiosa? Non so se gli sguardi più stupiti fossero i nostri o i loro. Ciò fa riflettere. C’è un modo giusto di vivere? La diversità può solo arricchire.
Affetto: sorrisi, baci, carezze, abbracci, sguardi. Quelli dei bambini. Quelli degliadolescenti. A pensarci rimango senza fiato. Per gli adolescenti era diverso, con loro gli abbracci non servono, basta che tu sia lì, basta la tua presenza: una partita a pingpong, due tiri a calcio, due parole. E io che mi sono sempre rifiutata di giocare a calcio!
Mi sono persino ritrovata a fare judo con loro. Niente di più semplice, ma sono state le cose semplici, quelle essenziali che qua da noi si danno per scontate, ad avermi rubato il cuore.
Avventura: dall’inizio alla fine, perfino la traversata sulla balsa (il “traghetto”malandato che ogni giorno ci portava dall’altra parte della riserva). Il giro nella barchetta di legno del pescatore Rodrigo, barchetta sgangherata ma che riservava una vista spettacolare sulla foresta. Il pick-up del Centro sociale, viaggiando nel cassone coi capelli al vento e la polveri in vestiti e polmoni, ma… ridendo e cantando.
Saudade (nostalgia): una delle parole più dette in Brasile. Prendevo in giro i brasilianisentendola nominare… Ora si spiega tutto. Del Brasile ti innamori. La foresta ti colma di meraviglia e ti commuove al primo sguardo. Poi la musica per strada, il brasiliano che sembra egli stesso una canzone, il cibo saporito, la frutta dolcissima. E i bambini e gli adolescenti, il loro odore, il contatto che creano, i loro baci. Adesso so cosa sia saudade...
A chi volesse partire per il Brasile: mettete da parte tacchi e strass e portate con voi solo questi sentimenti. Abbandonate ogni convinzione e mettetevi in gioco. Tornerete straricchi, sta a voi scoprire di cosa.

Silvia
Brasile, estate 2017