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Attualità ecclesiale

Benedetto XVI: «Non qualsiasi cosa è la meta ultima del cuore dell’uomo, ma solo le “cose grandi”»

 

"La sete di cose grandi"

L’uomo deve uscire da se stesso verso ciò che sia in grado di colmare l’ampiezza del suo desiderio. Dio è venuto nel mondo per risvegliare in noi la sete delle "cose grandi".
In occasione della 31ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, dal titolo "Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”, Benedetto XVI ha inviato un messaggio di grande bellezza e verità, un messaggio che parla dell’amore di Dio per ciascuno di noi, del desiderio che lui versa in noi e che lui stesso cura perché possiamo giungere alla vera felicità.

 
papa benedetto xvi

Agganciandosi al titolo dell’incontro, egli afferma che “al fondo della natura di ogni uomo si trova un’insopprimibile inquietudine che lo spinge alla ricerca di qualcosa che soddisfi questo suo anelito”. L’uomo è chiamato a fare un percorso di verità, che superi le illusioni di autosufficienza, fino a toccare con mano il bisogno di “uscire da se stesso verso ciò che sia in grado di colmare l’ampiezza del suo desiderio”. Da questa uscita da sé egli scopre che esiste una meta che l’attrae e che questo approdo sfocia in Dio: “Non qualsiasi cosa è la meta ultima del cuore dell’uomo, ma solo le ‘cose grandi’”. Il Papa mette in guardia da “una soddisfazione ed un piacere ‘a buon mercato’ che appagano per un momento” ma poi svaniscono facendo emergere il vuoto del cuore. E paragona l’assolutezza di Dio ad “un’unica cosa che tutto contiene”: se vogliamo trovare tutto, dobbiamo cercare il “Tutto” che ha in sé ogni cosa e che perciò può farcene dono. Benedetto XVI suggerisce l’importanza della ricerca personale, della volontà di aderire alla verità.
L’uomo infatti “deve imparare a riconoscere ciò di cui davvero necessita, ciò che veramente vuole, ciò che è in grado di soddisfare la capacità del proprio cuore”. Riferendosi all’incontro di Gesù con la donna samaritana (cfr Gv 4,5-42), il Pontefice afferma che Dio opera risvegliando in noi i desideri più autentici; Gesù offrì il dono dei doni, l’acqua viva del suo amore, ad una donna che “viveva l’insoddisfazione esistenziale di chi non ha ancora trovato ciò che cerca”.

 

“Anche i discepoli di Emmaus” continua, “vivono di fronte a Gesù la stessa esperienza. È ancora il Signore che fa "ardere il cuore" ai due mentre camminavano "col volto triste" (cfr Lc 24,13-35)”. I due discepoli fanno esperienza che il contatto con Gesù risveglia in loro il desiderio di stare con lui, di accoglierlo nella propria vita. C’è un modo per colmare questo desiderio e il modo è la preghiera. Essa diviene, come insegnavano i Padri, il luogo in cui la grazia allarga le pareti del nostro animo fino a renderlo capace di ricevere Dio, appagando perciò il desiderio che abbiamo di lui. “Da parte nostra”, prosegue Benedetto XVI, “dobbiamo purificare i nostri desideri e le nostre speranze per poter accogliere la dolcezza di Dio”. Perché “pregare davanti a Dio è un cammino, una scala: è un processo di purificazione dei nostri pensieri, dei nostri desideri”. Non esistono limiti né condizionamenti nel nostro colloquio con Dio: “A Dio possiamo chiedere tutto. Tutto ciò che è buono. La bontà e la potenza di Dio non conoscono un limite tra cose grandi e piccole, tra cose materiali e spirituali, tra cose terrene e celesti”. E conclude affermando che attraverso questo dialogo con lui in cui gli parliamo della nostra vita e di tutto ciò che ogni giorno tocca le nostre esistenze “impariamo a desiderare le cose buone, a desiderare, in fondo, Dio stesso. Imparare a pregare è imparare a desiderare, e, così, imparare a vivere”.

 

Monica

 
 
 
 
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