
Durante i secoli, questo tema particolare ha subito una trasformazione molto importante: la scena biblica di Mosè davanti al roveto ardente diventa di volta in volta una composizione geometrica che evoca lontanamente il titolo di “Roveto Ardente”.
All’inizio quest’icona rappresentava il luogo reso sacro dall’apparizione di Dio. La più antica icona risale al XII secolo e mostra Mosè sull’Oreb. Questa icona si trova ancora oggi nella chiesa del monastero di Santa Caterina del Sinai di fronte al portale di entrata nella cappella costruita nel luogo dove Mosè ebbe la visione.
La composizione dell’icona del monte Sinai è semplice: a destra si vede Mosè giovane che pone il suo piede sulla roccia per togliersi i sandali. Ha una tunica blu e un mantello di colore che cambia tra il rosso e il bianco. Dinanzi a lui si alza un gran fuoco attorno al roveto. L’icona rappresenta semplicemente l’avvenimento senza interpretazioni e simbolismo: il significato originario è chiarito dalla descrizione dell’Antico Testamento.
A partire dal quinto secolo i Padri Greci avevano interpretato il roveto ardente come una prefigurazione della Madre di Dio. Per questo motivo la liturgia bizantina vede nel roveto ardente una prefigurazione molto chiara della concezione verginale di Gesù: «Mosè ti prefigurò come il roveto ardente del Sinai. Tu ricevesti senza essere consumata, il fuoco insostenibile dell’essenza divina, che unisce una ipostasi divina alla fragilità della carne».

Per questo motivo l’icona del Sinai ricevette a Bisanzio come in Occidente un’interpretazione mariologica: il roveto ardente apparve sull’aureola della Vergine del Segno con le mani alzate e l’Emanuele davanti al suo seno. Nel XVII secolo questa scena nell’arte post-bizantina è stata rappresentata in tre riquadri: Mosè che si toglie i sandali; Mosè che tende le mani verso la Madre di Dio; Mosè sul monte Sinai mentre dal cielo una mano gli dona la legge.
La composizione è così descritta da Dionisio da Furnà nel suo manuale di pittura: "Mosè che porta al pascolo le pecore vede il Roveto ardente. Mosè che scioglie i sandali, ci sono pecore intorno e davanti a lui un Roveto che arde; in corrispondenza del centro di esso, su nel cielo, la Madonna col Bambino, ed al suo fianco un Angelo che guarda verso Mosè; dall'altro lato del Roveto, di nuovo Mosè ritto, che ha la mano tesa e con l'altra tiene un bastone”.
Le prime rappresentazioni del Roveto Ardente danno un altro significato a questa stessa icona. I rilievi delle porte di Santa Sabina a Roma che risalgono al quinto secolo, mostrano le rocce a forma di un altare con Mosè e il roveto, e davanti si mostra un angelo. Lo stesso simbolo appare a San Vitale a Ravenna. In questa cattedrale il roveto ardente è rappresentato di sotto all’altare, con Abele e Melchisedech uno a destra e l’altro a sinistra. Questi sacrifici dell’Antica Alleanza diventano la prefigurazione dell’Eucaristia. E il grembo della Madre di Dio è chiamato Altare dell’Altissimo.
Commento a cura di Don Gianluca Busi, che si rifà al libro: Les icones byzantines de la Mere de Dieu, di Egon Sendlen, casa editrice Bellarmin, Parigi 1992