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Attualità ecclesiale

Benedetto XVI: le prove attuali, una purificazione per la Chiesa

 

"Rinnoviamo la devozione al Cuore di Cristo"

“Era da aspettarsi che al ‘nemico’ questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto; egli avrebbe preferito vederlo scomparire, perché in fin dei conti Dio fosse spinto fuori dal mondo”. Ma nei piani di Dio quanto è avvenuto ha il senso positivo della “purificazione”.

 
papa benedetto xvi

Anche se concluso, l’Anno Sacerdotale resterà nella memoria storica della Chiesa per il massiccio attacco che i mass-media e le lobbies anti-cattoliche hanno sferrato contro il sacerdozio. Proprio nell’omelia conclusiva Benedetto XVI ha esposto con la sua usuale chiarezza e perspicacia una lettura spirituale dei fatti mostrando come dal punto di vista della fede ciò che sta sotto questa vicenda è l’eterno conflitto tra bene e male, tra Dio e il “nemico”, come lo chiama il Pontefice. “Era da aspettarsi” afferma, “che al ‘nemico’ questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto; egli avrebbe preferito vederlo scomparire, perché in fin dei conti Dio fosse spinto fuori dal mondo”. Egli spiega che “se l’Anno Sacerdotale avesse dovuto essere una glorificazione della nostra personale prestazione umana, sarebbe stato distrutto da queste vicende”, ma invece si è trattato di una celebrazione diversa, perché si è voluto esaltare Dio per il grande dono del sacerdozio “dono che si nasconde ‘in vasi di creta’ e che sempre di nuovo, attraverso tutta la debolezza umana, rende concreto in questo mondo il suo amore”.

 

Il Papa sottolinea come il sacerdote  “fa qualcosa che nessun essere umano può fare da sé”, perché rendere presente Cristo in mezzo a noi e farsi canali della sua azione concreta di trasformazione dei cuori non è in potere di nessun uomo. Ciò che è divino può essere solo dono di Dio stesso: si tratta, prosegue il Papa, di una “audacia di Dio, che ad esseri umani affida se stesso”.

 
perla

E guardando le vicende dell’intero anno dal punto di vista di Dio e del suo disegno eterno di salvezza, si può considerare “quanto è avvenuto quale compito di purificazione, un compito che ci accompagna verso il futuro e che, tanto più, ci fa riconoscere ed amare il grande dono di Dio”. Benedetto XVI commentando, poi, il Salmo 23 “Il Signore è il mio pastore”, usa le immagini del bastone e del vincastro offerte dal salmista per indicare i due compiti che il sacerdote, in quanto rappresentante di Cristo, deve svolgere. “Il pastore ha bisogno del bastone contro le bestie selvatiche che vogliono irrompere tra il gregge” afferma, ma anche però del “vincastro che dona sostegno ed aiuta ad attraversare passaggi difficili”. La Chiesa, infatti, “deve usare il bastone” per difendere “la fede contro i falsificatori […] e i disorientamenti” e così facendo dimostra che “proprio l’uso del bastone può essere un servizio di amore”. Spesso si adotta una tolleranza che è solo indifferenza, infatti “non si tratta di amore, quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale [quando] si lascia proliferare l’eresia, il travisamento e il disfacimento della fede, come se noi autonomamente inventassimo la fede” mentre si tratta del più grande tra i doni che Dio poteva farci, perché la fede è l’inizio del cammino verso la pienezza dell’amore, “la perla preziosa che” prosegue il Pontefice, “non ci lasciamo strappare via”.

 

A conclusione del suo intervento Benedetto XVI si rivolge direttamente a Dio con una preghiera che è un appello fatto a cuore aperto in favore della Chiesa perché attraverso le persecuzioni e le prove che sta vivendo possa tornare a splendere la bellezza del Cristianesimo nella sua semplice grandezza. Queste le sue parole: “Signore, abbi pietà anche di noi! Indicaci la strada! Dal Vangelo sappiamo questo: Egli stesso è la via. Vivere con Cristo, seguire Lui – questo significa trovare la via giusta, affinché la nostra vita acquisti senso ed affinché un giorno possiamo dire: ‘Sì, vivere è stata una cosa buona’”.

Monica

 
 
 
 
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