
Tipologie
L'icona della Pentecoste, deriva dal lavoro di fusione e di armonizzazione di diversi modelli esistenti. Il riferimento prossimo è un’icona Cretese del XVII secolo, conservata a Venezia al Museo dei Greci. A questo modello è stata aggiunta la Madre di Dio in posizione centrale, mentre i singoli personaggi hanno subito una variazione cromatica. Le altre variazioni derivano invece da altri modelli della tradizione russa del XIV-XV secolo. Misura168 per 210 centimetri, ed è eseguita secondo il metodo tradizionale: tempera all'uovo su tavola, fondo d’oro zecchino, utilizzo di pigmenti naturali, e copertura di olio di lino bollente.
Il soggetto della Pentecoste fa parte originariamente del ciclo delle 12 grandi feste bizantine che ritmano l'anno liturgico e appartiene all'ordine generalmente presente nell'iconostasi. In Russia però viene a volte sostituita con l'icona dell'ospitalità di Abramo, o dalla Trinità del Nuovo Testamento, in seguito alla grande fortuna incontrata dalla nuova icona concepita nel XV secolo da A. Rublev (la arcinota "Trinità di Rublev").
Le prime raffigurazioni provengono dalla Palestina: Maria al centro, circondata dagli Apostoli , mentre scende lo Spirito Santo. In seguito però si ricorse al modulo del ritratto collettivo, in cui un gruppo di saggi viene raffigurato seduto intorno al proprio maestro. D’altronde questa stessa disposizione era già stata adottata nell’architettura interna delle Chiese: in queste il clero sedeva su di un sedile semicircolare, intorno al Vescovo, che assumeva la posizione riservata a Cristo.
La tradizione conosce due tipologie fondamentali di rappresentazione dell'evento narrato negli Atti degli Apostoli. Una tipologia più arcaica che vuole la rappresentazione dei dodici e lascia uno spazio vuoto al centro, assegnando al Cristo questo seggio, su cui siederà nel giorno della Parusia.
Una differente tipologia colloca nello spazio centrale la Madre di Dio. Non si può affermare con sicurezza, ma sembra che la presenza di Maria, sia più ricorrente nelle icone che risentono dal punto di vista geografico, dell'influsso cattolico (Chiese in comunione con Roma, "uniate" di rito bizantino). Dal medioevo, infatti, la spiritualità di tradizione Latina rileverà particolarmente la centralità di Maria, soprattutto in seguito alla diffusione delle opere di San Bernardo. Al centro, sullo sfondo nero, si staglia una figura chiamata comunemente "O Kosmos"; ma vi sono versioni in cui compaiono diverse figure che rappresentano le "genti" menzionate negli Atti, mentre ricevono l'annuncio del Vangelo.

LA MANDORLA
La figura geometrica a forma di mandorla racchiude i personaggi consacrati come in una gloria immortale. Si ricollega alla simbologia della losanga e significa l'unione del cielo con la terra, dei mondi inferiori e superiori. Solo a questo titolo si addice perfettamente alla cornice degli uomini santificati. Simboleggia il superamento del dualismo materia/spirito, acqua/fuoco, cielo/terra, in un'unità armoniosamente realizzata. Indica tradizionalmente la presenza di Dio, ed è introdotta per aggirare il divieto di rappresentare Dio direttamente. È composta di una forma circolare o ad ellisse (Simbolo di
perfezione) cui si associa il cromatismo azzurro per indicare la realtà spirituale e celeste. É normalmente a cerchi concentrici che vanno dal nucleo centrale più scuro e che si allargano verso l'esterno in una forma sempre più chiara, per indicare l'irraggiamento. Dalla mandorla possono uscire raggi dorati, come nel nostro caso, altre volte la mano benedicente di Dio, altre volte ancora un raggio che contiene una colomba. In questo caso peculiare, irraggia dodici raggi dorati, ad indicare l'effusione dello Spirito.
CIELI APERTI
Il cielo simboleggia la casa di Dio e delle sue legioni celesti, così come il riposo degli eletti. Riveste una dimensione religiosa poiché la luce e la vita vengono dall'alto; può indicare in modo simbolico la divinità stessa. Le cupole delle chiese, spesso decorate, di scene celesti sono così delle riproduzioni simboliche di ciò che si credeva essere il Regno di Dio. Il portale della chiesa apre l'accesso al cielo e l'insieme dell'edificio è considerato in modo simbolico come la sala divina del trono. Nel caso peculiare, i cieli aperti sono un riferimento all’invocazione già presente nell’Antico Testamento: “Ah, se tu squarciassi i cieli e scendessi” (Is 63,19), legata al desiderio di una presenza permanente di Dio sulla terra. Questo desiderio si compie nella persona di Gesù, come rileva l’episodio del Battesimo di Gesù: dove Giovanni contempla i “cieli aperti”, da tradurre più opportunamente con “cieli squarciati”, in altre parole resi tali che non possono più chiudere. Nell’effusione dello Spirito, da questi cieli squarciati scende definitivamente la presenza di Dio in mezzo agli uomini.

LA STANZA CON LA CAMERA ALTA.
In ogni rito di iniziazione si presenta una prova che è il passaggio attraverso una camera segreta: cantina, sotterraneo, locale chiuso, buco scavato nel suolo, caverna, radura nella foresta, un luogo allontanato da tutti i curiosi. L'iniziato vi passa spesso la notte, e può ricevere nel sonno o allo stato di veglia, le rivelazioni della divinità.
Questo luogo simboleggia la morte del vecchio uomo e la nascita dell'uomo nuovo.
La rappresentazione si riferisce alla Camera alta, quella dell'ultima cena dove i discepoli, dopo la risurrezione, si ritrovavano per pregare. Il movimento delle colonne imprime una fuga verso l'alto dell'edificio stesso, mentre il pavimento si riempie di un irraggiamento dorato, ad indicare la nuova creazione. Oltre alle persone, anche le cose sono già permeate dal movimento ascensionale impresso dalla risurrezione, e vengono trasfigurate esse stesse, chiara reminescenza del discorso paolino della lettera ai Romani , al capito ottavo.
LA PORTA DEGLI INFERÌ E IL KOSMOS.
Al centro del pavimento vi è un’apertura circolare di colore tenebroso e indica gli Inferi, rappresentati sempre nelle icone come realtà che è negazione di luce. Dagli Inferi esce invece verso la luce una figura vestita da Re: denominata comunemente "O Kosmos",che fra le mani tiene un lembo bianco contenente e 12 o 24 rotoli indicanti la Sapienza del mondo. Secondo un’altra interpretazione i rotoli indicherebbero l’economia dell’Antico Testamento (meno probabile). Chiaro è il senso: la Sapienza del mondo e anche coloro che detengono il potere sulla terra sono richiamati dalle tenebre alla luce a causa della verità manifestatasi nella povertà dell'annuncio del Vangelo. La porta da cui esce il Kosmos apre inoltre verso uno spazio sacro: separa il profano dal sacro. Ricordiamo l'esortazione del salmista: "Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della Gloria" (Sal 23, 7), simbolo del Giudizio. Gesù dice: "Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo" (Gv 10, 9) Attraverso le immagini delle porte aperte per la discesa agli Inferi, Gesù varca tutte le porte, e avvia il mondo verso Dio; Egli detiene le chiavi di questo soggiorno. La porta simboleggia anche il luogo di passaggio tra due stati, tra il noto e l'ignoto; apre su un mistero; ha un valore dinamico. Invita a superare il passaggio e da accesso alla rivelazione.

LA MADRE DI DIO
E’ l’unica ad essere incorniciata dall’Aureola dorata che “prende a prestito” dal sole e dalla luce dell'oro il suo splendore e la sua grandezza. L'aureola quadrata si mette dietro i personaggi viventi, l'aureola rotonda è per quelli che, morti quaggiù, vivono in cielo. L'aureola è un procedimento universale per valorizzare un personaggio in ciò che ha di più nobile, la sua testa. Grazie all'aureola, il volto assume una nuova luminosità e diffonde i suoi raggi luminosi; a significare l'essere umano che ha raggiunto l'apice della divinizzazione. Le mani della Madre di Dio, sono in una posizione molto particolare, da non confondere con la più consueta postura dell’Orante. Il gesto qui raffigurato indica piuttosto la disponibilità totale nei confronti della volontà di Dio, come nell’episodio dell’Annunciazione. Ricorda anche il gesto consueto nel mondo antico dello schiavo che rimette la sua volontà al suo Signore. Le stelle ricordano la tradizione della triplice verginità di Maria: prima, durante e dopo il parto. La Madre di Dio indossa gli abiti delle imperatrici di Costantinopoli: tunica blu e mantello porpora filettato di oro.
GLI APOSTOLI
Con ogni probabilità l'icona non vuole ripresentare narrativamente l'episodio della Pentecoste raccontato da Luca, ma essendo una raffigurazione simbolica, elude le categorie spazio-temporali. L'interpretazione più semplice da accordare ai vari personaggi è che vi siano Pietro e Paolo al fianco della Madre di Dio, oppure Paolo potrebbe essere un evangelista, se si sceglie di identificare i quattro con il libro del Vangelo con gli evangelisti. La presenza di Paolo, soprattutto, a destra di Maria, indica che l’episodio non è colto nel momento storico del giorno della Pentecoste, ma più complessivamente ritrae il collegio degli annunciatori del Vangelo.
GLI ALTRI PERSONAGGI sono invece apostoli, che posso essere identificati senza particolari difficoltà dal particolare cromatismo che la tradizione codifica per ogni singolo apostolo. Molto interessante la peculiarità: tutti indossano la tunica azzurra, segno di spiritualità. E' un evidente richiamo al monito del: "Rivestitevi di Cristo, poiché siete diventati nuova creatura". Tuttavia per contrasto il mantello dei personaggi assume un colore diverso: GIALLO per Pietro, ROSSO, PORPORA O VERDE per gli altri, ad indicare una differenza nell'unità, o più esplicitamente la possibilità lasciata dallo Spirito di assumere la natura esaltandone tuttavia la singolarità dei carismi (1 Cor 12). Il colore giallo indica univocamente il dubbio, e richiama sia il dubbio di Giuseppe (sempre rappresentato con il giallo) che il triplice rinnegamento di Pietro. Il rosso invece indica comunemente il martirio e l'amore portato fino alle estreme conseguenze, e ricorda il sacrificio cruento degli apostoli subito a causa della predicazione. Il verde esprime lo spirito e più generalmente la vita. II porpora è il colore dell'umanità, che diventa perfetta a causa della divinizzazione operata nello Spirito.
I VOLTI
Tutti i personaggi, compresa la Madre di Dio e il mondo, hanno uno sguardo particolare, volutamente ricercato che tenta di riflettere sul primo movimento, quello che produce nel cuore dell’uomo la ricezione dello Spirito. Questi volti sembrano sotto l’effetto di un “choc” fortissimo, e come paralizzati per la troppa intensità delle rivelazioni che hanno ricevuto. Con ogni probabilità questo sguardo molto diffuso nelle icone, e qui particolarmente rilevato si riferisce al versetto del Vangelo di Luca: “Sua madre serbava nel suo cuore tutte queste cose” (Lc 2,51). É la percezione di straordinaria intensità con cui Dio si presenta all’uomo. Anche in questo caso, la raffigurazione esula dalla narrazione storica, in cui si dice che i discepoli iniziarono ad evangelizzare in lingue i pellegrini di Gerusalemme, così come viene riportato nel brano degli Atti.