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Attualità ecclesiale

Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2010

 

“La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo”

«Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa uscire dall’illusione dell’auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura», e realizzare «un “esodo”, una liberazione del cuore. Ma occorre umiltà per accettare di aver bisogno che Dio mi liberi del “mio”, per darmi gratuitamente il “suo”».

 
Papa

La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo”: questo il titolo scelto da Benedetto XVI  per il Messaggio per la Quaresima 2010.
Generalmente con il termine “giustizia” si intende il “dare a ciascuno il suo” ma, afferma il Papa, “ciò di cui l’uomo ha più bisogno non può essergli garantito per legge”. All’uomo “è necessario qualcosa di più intimo che può essergli accordato solo gratuitamente: l’uomo vive di quell’amore che solo Dio può comunicargli avendolo creato a sua immagine e somiglianza”. “Come e più del pane, egli ha infatti bisogno di Dio”.
L’uomo è continuamente tentato di credere che l’ingiustizia abbia una causa esterna a lui. Ma Gesù ammonisce che “dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male” rivelando che “l’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne; ha origine nel cuore umano”.
“Sì”, prosegue il Pontefice, “l’uomo è reso fragile da una spinta profonda, che lo mortifica nella capacità di entrare in comunione con l’altro. Aperto per natura al libero flusso della condivisione, avverte dentro di sé una strana forza di gravità che lo porta a ripiegarsi su se stesso, ad affermarsi sopra e contro gli altri: è l’egoismo, conseguenza della colpa originale”.
Rifiutando Dio l’uomo sostituisce “alla logica del confidare nell’Amore quella del sospetto e della competizione; alla logica del ricevere, dell’attendere fiducioso dall’Altro, quella ansiosa dell’afferrare e del fare da sé”, con il risultato di vivere in uno stato di insicurezza e di inquietudine. 

 

“Come può l’uomo liberarsi da questa spinta egoistica e aprirsi all’amore?” si chiede Benedetto XVI. E risponde che “è necessario uscire da quell’illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura”, e realizzare “un ‘esodo’ più profondo di quello che Dio ha operato con Mosè, una liberazione del cuore”.

 
Bisogno di Dio

Questa liberazione non è opera umana, ma della grazia: “Ora,” scrive Paolo nella Lettera ai Romani, “si è manifestata la giustizia di Dio... per mezzo della fede in Gesù Cristo. E’ lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue”.
Allora “non è l’uomo che ripara, guarisce se stesso e gli altri”, ma l’atto di amore di Cristo “che si apre fino all’estremo, fino a far passare in sé ‘la maledizione’ che spetta all’uomo, per trasmettergli in cambio la ‘benedizione’ che spetta a Dio. Benedetto XVI sottolinea come qui non ci sia giustizia nel senso in cui la intendiamo noi, perché Cristo, da innocente, paga per noi: qui c’è infatti la giustizia di Dio, che è fondata sull’amore.
E “di fronte alla giustizia della Croce l’uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l’uomo ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso”.
“Si capisce allora” conclude il Papa,  “come la fede sia tutt’altro che un fatto naturale, comodo, ovvio: occorre umiltà per accettare di aver bisogno che un Altro mi liberi del ‘mio’, per darmi gratuitamente il ‘suo’”.

 

a cura della Redazione

 
 
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