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L'oro dell'amore

A 100 anni dalle apparizioni presso la Cova da Iria

La riparazione chiesta dalla Madonna a Fatima è una forma di solidarietà spirituale, il prendersi cura delle fratture interiori degli altri e con la propria generosa donazione ripararle, uniti a Gesù, morto e risorto per guarirci dal dramma delle nostre ferite.
 

Tutti abbiamo fatto l’esperienza di veder cadere a terra qualcosa di fragile – un bicchiere, un vaso,  un piatto - e dopo averlo constatato con dispiacere, ci siamo affrettati a raccogliere i cocci e gettarli nella pattumiera. Con l’arte del Kintsugi (letteralmente riparare con l’oro), i giapponesi fanno rivivere oggetti di ceramica andati in frantumi, attaccando i pezzi con una lacca dorata e terminando con una spolverata d’oro. Il risultato è un’opera d’arte di una bellezza tutta particolare, in cui convivono miseria e nobiltà, potremmo dire. La fragilità della ceramica, del vetro o del cristallo e la forza e purezza dell’oro, che risana il tutto restituendogli la sua integrità, non nonostante le fratture ma proprio attraverso di esse. Quando, nel giugno 2017, Maria apparve ai pastorelli, essi videro, vicino alla mano destra di Maria, l’immagine del suo cuore conficcato da tante spine. Intuirono che quelle spine erano i peccati degli uomini e che questa realtà richiedeva la “riparazione”. Cosa intendeva Maria?

Sappiamo che i pastorelli, toccati dal dolore espresso da Maria, si impegnarono nella preghiera e nell’accogliere con docilità e amore i sacrifici cui andarono incontro - dalle persecuzioni alla malattia e alla morte precoce, per Francesco e Giacinta. Tutto questo lo accolsero per “riparare” con l’oro del loro amore sofferente i tanti peccati causati dagli uomini. In ambito spirituale, infatti, accade come con l’arte del Kintsugi: nulla è perduto se c’è chi offre qualcosa di suo per colmare col suo amore quella frattura provocata da una scelta cattiva, da un peccato. Si tratta del concetto fondamentale della nostra fede: partecipare alla sofferenze di Cristo non nel senso di soffrire tanto per soffrire, ma di pregare per chi è in difficoltà e in peccato e sacrificarsi per loro. Non sono concetti astratti ma molto quotidiani. Si tratta di trattenere una parola scortese davanti a un gesto offensivo, di coltivare pensieri e sentimenti di pace, di saper comprendere gli altri, guardando al loro cuore, evitando ogni giudizio avventato. Si tratta di mettere al primo posto la verità di se stessi e custodire il cuore da ogni male, smascherandone le suggestioni, per essere capaci di accogliere le realtà spesso ferite di chi ci sta accanto. Si tratta di pregare intensamente per i nostri familiari, per gli amici e per tutte le necessità del mondo, di avere un cuore sempre in cammino, sempre disposto a nuove conversioni. 
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Massimiliano Kolbe fu preso in giro per la sua “ingenua” fiducia nell’Immacolata. È uno dei prezzi da pagare. Sono quelle fratture nel vaso delle nostre situazioni quotidiane in cui, con la forza che ci viene dal saperci amati, possiamo riparare le carenze di bontà e di fiducia con l’oro della nostra coraggiosa bontà e fiducia. Di occasioni ne abbiamo a bizzeffe, dentro e fuori d noi, perché non siamo qui per vegetare, direbbe papa Francesco, ma per lasciare un’impronta. L’impronta di Cristo, morto e risorto per me.
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Monica Reale

L'articolo integrale nella rivista Missione Maria

 
 
 

Guarda il video della preghiera di papa Francesco alla Cappellina delle Apparizioni del Santuario di Fatima 

 
 
 
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