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L'anima del rosario

A 100 anni dalle apparizioni presso la Cova da Iria

Maggio è il mese mariano per eccellenza da sempre. Sole, fioriture di rose, profumi di vita che si rinnova. Forse per questo Dio scelse il maggio di 100 anni fa per far incontrare Maria con i tre pastorelli. Il cuore di quell’incontro: la preghiera del rosario, da riscoprire e da vivere.
 

Mese mariano
Maggio per noi cristiani è da secoli il mese dal tono mariano per eccellenza, il periodo dell’anno in cui – tra il fiorire delle rose e il prolungarsi della gioia pasquale in attesa del nuovo dono dello Spirito Santo – siamo tutti un po’ più toccati dal desiderio di avvicinarci a Maria, conoscerla e affidarci a lei. Maggio è proprio il mese scelto da Dio per far incontrare i tre pastorelli di Fatima con lei. Tra le richieste di Maria al mondo quella più pressante è la preghiera del rosario. Quante dita ogni giorno nel mondo sgranano dei rosari! Chi in auto andando al lavoro, chi per strada passeggiando, chi in chiesa, chi nel letto in cui giace ammalato, chi recluso dietro le sbarre di una cella. Tra tutte le preghiere, il rosario spicca per la sua capacità di adattarsi alle nostre situazioni di vita concrete. La meditazione della Parola richiede un certo raccoglimento, l’adorazione un luogo conveniente e un ministro, solo il rosario non ha particolari pretese se non un cuore disposto a farsi incontrare.

Meditazione e lode
Per apprezzare il rosario non serve lo sforzo, occorre la disponibilità, tutta mariana, a lasciarsi attrarre a pregarlo. Davanti all’esperienza dell’incontro con Maria, Giacinta esclamò: «Che bella Signora!». E Francesco: «O mia Signora, dirò quanti rosari tu vorrai!». Sono espressioni che parlano da sole. Il rosario è un’esigenza del cuore, nasce dal bisogno di rispondere all’amore. Eloquenti le riflessioni di Carlo Carretto riguardo a esso. Per alcuni – egli rifletteva – è una preghiera meditata e, se è così, vuol dire che annunciato il mistero si può poi pensare e riflettere senza dover ripetere le Ave Maria; per altri è invece una preghiera di lode e perciò bisogna pensare attentamente a ogni parola. E conclude: «Ma è impossibile! Chi è capace di dire cinquanta Ave Maria, distratto da cinque rappresentazioni di misteri, senza perdere il filo? Io debbo confessare che nella mia vita, pur facendo uno sforzo qualche volta, non sono mai riuscito a dire un solo rosario senza distrarmi. E allora?». Forse allora bisogna trovarsi un po’ nel deserto per arrivare a cogliere la realtà del rosario. Il deserto come spazio vasto in cui si sperimenta la propria impotenza e piccolezza; come natura affascinante e sinuosa che fa vibrare le corde profonde del cuore; come luogo privo delle cose più necessarie in cui si è ridotti all’essenziale. Come fascino e prova insieme. Come duello con se stessi che sfocia, se c’è l’apertura, nell’incontro con Colui che solo può salvarci sul serio dalla morte certa.
......

Monica Reale

Per l'articolo integrale:
(dalla Rivista Missione Maria)

 
 
 

Guarda il video della preghiera di papa Francesco alla Cappellina delle Apparizioni del Santuario di Fatima 

 
 
 
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