Missionarie dell'Immacolata - Padre Kolbe

Missionarie dell'Immacolata - Padre Kolbe - Testata per la stampa

Comunione

 

L’“avventura” della carità

La carità è un’avventura e l’avventura ci porta sem­pre più avanti, verso realtà imperscrutabili, difficilmente concepibili da un’anima superficiale. Perché? Perché la carità è l’essenza della vita cristiana. Cristo venendo a portarci la verità, ci ha portato la prima verità: la cari­tà, l’unione, l’amore reciproco della ss. Trinità: il Padre genera il Figlio e dal Padre e dal Figlio procede lo Spirito Santo; e pur essendo Tre Persone sono un uni­co Dio. Grande mistero, che noi non riusciamo a comprendere appieno, ma che ci fa intravedere l’avventu­ra della carità. Dobbiamo amare la carità, vivere la ca­rità, concretizzare la carità, procedere nella carità.
Noi restringiamo troppo la carità, e allora non è più quella virtù immensa che ci porta all’avventura di una scoperta dietro l’altra, cioè la scoperta di Dio in tutta la sua essenza e profondità.
La carità non è un consiglio, è un comando. «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». Quando arriveremo ad amarci vicendevolmente come Gesù ci ha amato, donandoci tutta la sua vita, venendo a rivestirsi della nostra carne, af­frontando le umiliazioni e abiezioni della vita umana, fino alla morte e alla morte di croce? Non arriveremo mai a questa perfezione, ma non dobbiamo mai stan­carci. Ci ha dato questa misura per dirci: «Non ferma­tevi mai, non limitatevi mai, il vostro amore sia sempre più profondo, sempre più avanti, di scoperta in scoper­ta, come un’avventura che non termina se non con l’ul­timo respiro».
Verrà il momento in cui non avremo più bisogno del­la fede perché vedremo faccia a faccia; non avremo più bisogno della speranza perché avremo ottenuto ciò che speravamo; ma verrà quel giorno in cui la carità conti­nuerà e continuerà nella realtà dell’Amore, della Cari­tà per eccellenza. Cosa faremo in paradiso? La carità ha proiezioni di tali infinità che non ci stancheremo mai, per tutta l’eternità. In questa eternità l’Amore illumi­nerà aspetti sempre nuovi, per cui non ci stancheremo mai di questa visione beatifica che proietta il suo amo­re; un amore che, umanamente parlando, non riuscirem­mo a immaginare.
L’amore non consiste in aspetti esterni, se non ven­gono da una proiezione interna. Se no, è falsità, menzogna, quel sorriso, quella parolina dolce, quel gesto ap­parente di carità che fai per attirare una parola di lode, l’attenzione degli altri.
Come si arriva a certi atteggiamenti? Viene meno la carità. Venendo meno l’amore verso Dio viene meno l’a­more verso il prossimo, o viceversa. Se incomincio ad amare il prossimo e lo amo per quello che è: figlio di Dio, mio fratello, cominciando ad amare il fratello amo Dio. E più amo il fratello, più amo Dio. Oppure posso partire da Dio, dall’amore di Dio e lo porto nelle pro­fondità delle mie viscere spirituali per arrivare a donare l’amore ai miei fratelli, tendendo loro sempre la mano, come diceva il Padre Kolbe, e sempre pronto a perdo­nare come il Signore ci ha insegnato.
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Giovanni aveva imparato l’amore da Cristo, era l’a­postolo prediletto. Gesù non ha simpatie, ma là dove trova un’anima che lo ama più di un’altra, Lui entra ed entra in pienezza.
Il fratello è la presenza stessa di Dio: «Riterrò fatto a me quello che avrete fatto al più piccolo di questi miei fratelli». La misura dell’amore di Dio è la misura del­l’amore verso il prossimo. Se sto dinanzi a Dio, ripeto tutte le preghiere, esprimo tutti i sentimenti, ma poi non ho un amore reale, limpido, genuino verso i fratelli, le sorelle, non ho la prontezza di dar loro il mio cuore e con il cuore le opere, non ha senso la mia preghiera. Il Signore vuole che lo amiamo Lui  e che amiamo i fratelli. Uno può anche dire di aver visto Gesù, ma se fuori c’è un fratello che ha bisogno di aiuto, che soffre e questi se ne va diritto per la sua strada, non può dire di aver visto Gesù, e se l’ha visto lo ha rinnegato, perché ha rinnegato il proprio fratello, il prossimo.
La carità è il distintivo dei cristiani.  
Se uno ha la carità, anche la comunione è efficace, è comunione d’amore.
Se uno ha la carità verso il prossimo,  tutto ciò che compie è fecondo di bene  per la Chiesa e il mondo  inte­ro.   Ma se non c’è la carità tutte le cose che si realizzano non sono opera di Dio.

 

Ama per sempre

 
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