1. Contenuto della pagina
  2. Menu principale di navigazione
  3. Menu di sezione
 
  1. Vai alla versione stampabile della pagina
  2. Vai alla mappa del sito

Contenuto della pagina

Icone mariane

sogno di maria

La Madre di Dio “del Segno”

L’icona, dipinta per la piccola Cappella delle Missionarie di Padre Kolbe a Pian del Voglio presenta un modello nuovo, rielaborato a partire dalla tradizione. La sottolineatura peculiare è da ricercare soprattutto nello sguardo della Madre di Dio; la tensione spirituale che lo illumina traduce per quanto possibile la frase evangelica di Lc 2,51: “Maria, da parte sua meditava tutte queste cose serbandole nel suo cuore”. E’ uno sguardo che si piega verso l’interiorità e custodisce abbracciando tutto il mistero della storia della salvezza.
La tipologia detta del “Segno”, trova la sua origine diretta nelle prime raffigurazioni delle Catacombe, con queste caratteristiche peculiari: le braccia protese verso l’alto e le palme delle mani aperte, simbolo dell’anima cristiana, che loda e adora Dio.
La tipologia era già ampiamente rappresentata nella cultura pagana, chiamata “l’orante” da cui i cristiani l’hanno mediata. Su di una moneta era rappresentata con il titolo di“pietas”, e simbolizzava  la virtù ideale per i pagani, la dedizione per la famiglia e per lo stato. Un altro significato derivava dalla celebrazione dei misteri di Eleusi: l’orante era detta anche la “veggente”, poiché congiungeva idealmente le proprie palme delle mani che si innalzavano verso il cielo con le palme del dio che dal cielo si congiungeva a lei scendendo verso la terra.
Nelle catacombe cristiane, si  reinterpreta il modello dell’Orante, alla luce della profezia di Isaia 7,14 “Ecco la Vergine concepirà un Figlio che sarà chiamato Emmanuele Dio-con-noi.”.
Il culto dell’icona, vera e propria, si sviluppa in epoca post-costantiniana, a partire da Bisanzio, mentre non trova seguito apparente nella tradizione occidentale. Nel quartiere delle Blacherne, sarà intronizzata una Vergine del Segno nel 550 in una cappella,  per questo sarò  identificata dalla tradizione orientale anche come Blachernitissa .
Nel 1040 una Vergine del Segno, alta cinque metri a mosaico, appare nella Cattedrale di Kiev in Russia. Da questo periodo in poi, la Vergine non è più rappresentata da sola ma all’interno dell’icona di una festa, precisamente dell’Ascensione.  La Vergine è al centro della scena, ma non sembra partecipare alle emozioni dei discepoli attorno a lei: è rivolta verso lo spettatore e innalza le sue mani verso il cielo e verso suo Figlio che appare dal cielo.
Così Maria diventa la mediatrice fra i fedeli e il Cristo, simbolo nello stesso tempo di salvezza per tutta la Chiesa.
Fra le icone russe, la Vergine del Segno è una delle più venerate. La sua storia è legata alle vicende della città di Novgorod, una delle prime città dell’antica Russia. Questa icona, celebre dopo il XII secolo a causa di un miracolo, fu chiamata “Znamenie” che significa “apparizione” o meglio “segno” nel senso italiano  “del miracolo”. Al senso teologico di “Segno” che si riferiva già alla profezia di Isaia, si aggiungerà questo ulteriore significato che contribuirà sensibilmente ad incrementarne la devozione e la diffusione.
Altre raffigurazioni particolari della Madonna del Segno si trovano nell’iconografia russa: ad esempio Maria è rappresentata a Novgorod con due angeli che le fanno da corona attorno all’aureola, ciò significherebbe la superiorità della divinizzazione conferita all’uomo, sulla divinità originale degli angeli , come sottolinea l’autore della lettera agli Ebrei nel primo capitolo. Un’altra raffigurazione vede Maria in alto all’interno di una mandorla con tre Santi. Il riferimento ai Santi patroni indica  il movimento tipico della “divinizzazione” che si opera attraverso la grazia nel Santo. La santità è concepita molto opportunamente come una “generazione” spirituale.  Il Santo ad immagine di Maria, genera, o meglio ri-genera il figlio secondo lo Spirito che lo inabita. 

Accanto alla tipologia orientale l’occidente sembra avere elaborato una diversa tipologia iconografica ma sostanzialmente prossima a quella orientale. Simone dei Crocifissi nel XIV dipinge la pala del “sogno di Maria”, che raffigura la Vergine distesa che sogna un albero che fuoriesce dal suo grembo e sul quale viene crocifisso Gesù; in alto dello stesso albero poi viene raffigurato il pellicano mentre strappa le sue carni per sfamare i suoi piccoli. Piero della Francesca nel XV Secolo dipinge una pala collocata in un archivolto all’entrata di un Camposanto che raffigura la Madonna nel pieno della gravidanza, mentre lei stessa indica con la mano la sua incipiente gravidanza.
L’indicazione alla luce del contesto sembra indicare una teologia spirituale simile al nostro modulo: Maria sta partorendo nel suo grembo i defunti di questo Camposanto in vista della vita.
Questi e numerosi altri esempi potrebbero essere citati per evidenziare quanto il modulo della Vergine del Segno abbia innervato nei secoli entrambe le tradizioni.

 

Interpretazione spirituale

L’idea fondamentale del modulo “Vergine del Segno” sembra essere questa: la scrittura intravede da sempre che la maternità, o più espressamente la fecondità, non è legata all’aspetto materiale della generazione dei figli; i figli generati dalla carne infatti,  rimangono sotto l’economia della carne, nascono, ma sono destinati alla morte.
La sterile che partorisce o la Vergine che non conosce l’uomo e che desidera ardentemente un figlio, sono invece considerate come vere madri, perché la loro generazione è legata strettamente all’origine divina. Ora, generare secondo la scrittura coincide con la possibilità di attingere da Dio la sua stessa vita; è diffuso, infatti, abbondantemente il vocabolario della “generazione dallo Spirito”, che significa essenzialmente partecipare alla vita stessa di Dio. Non esiste maternità più feconda di quella che genera la vita che proviene da Dio, da qui derivano anche le formule metaforiche del “generare la parola”, “quel che è in lei è generato da Spirito”, riferite a Maria.
Possiamo parlare paradossalmente di “verginità feconda” in Maria proprio perché mettiamo in risalto la generazione spirituale, che dal punto di vista biblico supera senza paragone la generazione fisica. E’, infatti, nel “segno” del bambino che è indicata la dimensione soprannaturale della nascita spirituale donata da Dio.  Non dobbiamo dimenticare che le “cose” che si compiono in Maria, benché uniche, si iscrivono in tutto il cammino di rivelazione già iscritto nella riflessione di Israele: lei è la Vergine , in cui si compiono le promesse di Dio.
Come tutte le verità di fede, anche quella della verginità feconda contiene un messaggio per il credente. E’ il credente stesso che ad immagine di Maria è chiamato a diventare fecondo e a generare la vita spirituale nella sua interiorità nel processo della “divinizzazione”.  Per questo motivo le Vergini   nell’antico Israele vivono un anno di apprendistato    per maturare quelle virtù che preparano all’accoglienza e all’incontro con Dio, metaforicamente inteso come “sposo”: il desiderio, la pazienza, il distacco dal figlio e la consacrazione a Dio del proprio figlio.
Qui c’è tutto l’itinerario che il credente è chiamato a percorrere nel suo processo di rigenerazione dall’alto: scoprire la sua provenienza da Dio, desiderare la vita eterna, consegnarsi nelle mani di Dio, fare della propria vita un’offerta per Dio, come il profumo dell’incenso mentre brucia.

 
  1. IT
  2. EN
  3. ES
  4. FR
  5. PT
  6. PL
 

Menu di sezione