Missionarie dell'Immacolata Padre Kolbe
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Esperienza missionaria all'estero

Dal Brasile... la Speranza!

 
Laura, una volontaria dell’Immacolata,  condivide con noi la sua esperienza missionaria in Brasile, presso la comunità delle missionarie di Sao Bernardo.

All’inizio di questo nuovo anno ho avuto l’opportunità di tornare in terra di missione, in Brasile, nella zona di S. Paolo. Sin dal mio arrivo ho potuto constatare i grandi contrasti che caratterizzano questa enorme città (15 milioni di abitanti), come tutto il Brasile. Convivono infatti,  in forma molto stridente ricchezza e povertà, consumismo sfrenato e miseria, alta tecnologia e modernissimi grattacieli attorniati da enormi favelas brulicanti di poveri.
Io ero ospite delle Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe che dal 1996 sono presenti a Sao Bernardo do Campo, città di circa un milione di abitanti, alla periferia di S. Paolo.
La loro attività missionaria si esprime sia nel campo dell’evangelizzazione sia della promozione umana e durante la mia permanenza ho potuto condividere un po’ la loro vita in questi ambiti.
L’evangelizzazione viene portata avanti dalla Milizia dell’Immacolata, Associazione che, ispirandosi all’ideale di S. Massimiliano Kolbe, si serve dei mezzi di comunicazione più moderni quali la radio, la televisione, internet, la stampa,  mezzi molto amati e usati dai brasiliani e particolarmente importanti per questo “gigante dai mille volti” che è il Brasile. Lì, dove le distanze sono enormi, questi mezzi permettono di arrivare fino alle zone più lontane e sperdute e portare una parola di speranza a quanti non si potranno mai incontrare personalmente. Sono inoltre una potenza per contrastare le sette che seminano molta confusione e allontanano i fedeli dalla Chiesa cattolica, molte volte sfruttando e manipolando i più poveri. 
Nella sede della Milizia, oltre alle missionarie, operano molti laici, la maggior parte di loro come dipendenti, molti altri come volontari. La radio funziona 24 ore su 24 e, attraverso altre emittenti, i suoi programmi arrivano in tutto il Brasile.
Di questo grande progetto fa parte anche “LA  CITTA’ DELLA SPERANZA”, realtà che si occupa dell’aspetto non meno importante della promozione umana. Questo centro, la cui costruzione è iniziata nel 2006, accoglie circa 500 bambini, i quali in caso contrario, oltre l’orario scolastico, vivrebbero le loro giornate sulla strada.Lì ho trascorso la maggior parte del mio tempo e posso assicurare che, nella realtà territoriale dove si trova, è veramente una speranza per gli abitanti e i bambini del luogo, una luce nel buio per circa 80.000 persone che lì vivono abbandonate a se stesse.
Si trova a Riacho Grande, località a circa un’ora di strada da Sao Bernardo, ma in realtà fuori del mondo e con una situazione di vita completamente diversa da quella della città.
Riacho è una penisola molto frastagliata, coperta di una fitta foresta e immersa in una serie di laghi, dichiarata dallo stato, riserva naturale. Per raggiungerla, oltre all’autobus che porta fino in prossimità del lago, l’unico mezzo è la “balsa”, uno zatterone a motore, in funzione giorno e notte, che trasporta pedoni e circa 20 macchine. Lì vivono due comunità di indios e una popolazione che circa 40 anni fa è emigrata dal nord del Brasile per trovare lavoro nelle fabbriche di S. Paolo. Attualmente sono circa 80.000 abitanti che vivono in modo del tutto abusivo e in condizioni di grande povertà.
Le loro case, costruite lungo strade polverose, assomigliano più a baracche in cui noi, qui in Italia non ci metteremmo neppure gli animali. L’energia elettrica, il sistema fognario e l’acqua, spesso non potabile, sono posseduti dall’80% delle famiglie, ma tramite collegamenti clandestini e pericolosi.
Le scarse condizioni igienico-sanitarie provocano malattie, soprattutto nei bambini, ma spesso mancano le cure necessarie. La parola “favela”(dal favo delle api) si comprende solo se si vedono questi luoghi. I bambini e i giovani di Riacho Grande passano in strada la maggior parte del loro tempo, cercando la propria affermazione con attitudini e gesti di oppressione e violenza. Molti di loro, nonostante siano iscritti alla scuola, sono analfabeti e frequentano raramente le lezioni. Ciò a causa dell’ impossibilità economica di sostenere il costo del viaggio e del materiale scolastico. Anche la loro alimentazione è inadeguata.
L’ispirazione di creare questo progetto è nata per dare una speranza a questi ragazzi aiutandoli, non solo con alimenti e assistenza medica, ma garantendo loro una formazione umana completa e favorendo il miglioramento del loro stato di vita. Alla “città della speranza”, oltre alla possibilità di un pasto, sono loro offerte attività educative e formative quali: doposcuola, catechismo, lingua inglese, musica, disegno, teatro e attività sportive. Nella sala computer inoltre possono usare gli strumenti informatici necessari per trovare in futuro un buon lavoro. Nonostante il clima abbia in parte condizionato questa mia esperienza (dicembre e gennaio sono i mesi più piovosi), posso dire che è stata positiva. Questo grazie anche alla calorosa accoglienza delle missionarie, ai tanti laici conosciuti e impegnati nella costruzione del regno, in particolare Henrique e Neusa, responsabili della Città della Speranza, e a tutti i brasiliani che con la loro coinvolgente disponibilità e allegria lasciano sempre un gioioso ricordo e un po’ di nostalgia.
Alla prossima,

Laura, volontaria dell’Immacolata Padre Kolbe