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Esperienza missionaria all'estero

Dagli Appennini alle Ande

 
Daniele diacono di Pontecchio Marconi, Bologna, condivide l'esperienza missionaria vissuta con la comunità delle Missionarie dell'Immacolata Padre Kolbe a Villa Ballester, Buenos Aires, Argentina.

Dopo un viaggio quasi infinito, finalmente il 4 gennaio arrivo a Buenos Aires capitale dell'Argentina. Ad accogliermi all'aeroporto c'è Anna delle Missionarie dell'Immacolata di Padre Kolbe, italiana come me che da cinque anni vive insieme ad altre coetanee in una canonica della parrocchia del Santuario Eucaristico di Villa Ballester, poco distante da Buenos Aires.  Anche il caldo della città mi accoglie con i suoi 30 gradi; di colpo nel giro di 24 ore, sono passato dall'inverno all'estate.
Durante il tragitto dall'Aeroporto alla casa, Anna mi racconta la vita della città, una megalopoli caotica e piena di problemi. Giunto a Villa Ballester, mi rendo subito conto della realtà completamente diversa dalla mia piccola e amata Pontecchio Marconi. Si tocca con mano la povertà e il degrado di questa zona.
L'accoglienza delle Missionarie nei miei confronti è a dir poco straordinaria. In camera mi fanno trovare un biglietto di benvenuto e così sulla porta della loro cucina un cartello con la scritta: " BIENVENIDO DANIEL " Sono queste piccole cose, queste piccole attenzioni che ti fanno capire il loro stile semplice ma nello stesso tempo accogliente. Cercano in tutti i modi di mettermi a mio agio così da far sentire la loro casa anche mia.

Il giorno dopo Anna mi chiede se le do una mano a portare scatole contenenti mattonelle ad una famiglia che doveva farsi un nuovo bagno. Mi rendo conto che quella famiglia vive in un " BARRIO " o quartiere, dove la povertà è molto evidente e le case, se così si possono chiamare, sono fatte alla meglio con tetti di lamiera e in pochi metri quadri vivono famiglie numerose anche con dieci figli. Non esistono fognature. Per fortuna il comune da pochi anni ha portato l'acqua corrente e la luce. I bambini sorridono sempre e giocano con quel poco che hanno. Sono molto sporchi, così come i loro vestiti. Le famiglie più fortunate hanno davanti casa una specie di piscina da giardino e così è facile vedere tutta la famiglia nella piscina a giocare e divertirsi.

Non mancano i giorni in cui insieme alle Missionarie faccio un po’ di turismo. Visito Buenos Aires e soprattutto visito ad un centinaio di chilometri la Basilica Nacional de Nuestra Señora de Lujan, una basilica di stile gotico, la più importante dell'Argentina. Davanti alla chiesa, c'è un enorme piazzale circondato da un porticato che ricorda in qualche modo il portico che porta alla nostra Basilica di San Luca a Bologna. Non mancano le bancarelle come in ogni santuario. Sotto la chiesa si possono visitare e ammirare nella cripta le immagini di tutte le Madonne protettrici del mondo.
Le Missionarie hanno anche un’altra casa a Olavarria paese situato a 350 Km a sud di Buenos Aires. Ci arrivo dopo cinque ore di pullman. All'autostazione mi accoglie Paola, anche lei missionaria italiana che da tantissimi anni vive in Argentina. Anche con lei riesco a parlare in italiano e questo mi aiuta a comprendere e conoscere meglio questa vastissima nazione e le sue tradizioni. La casa delle Missionarie in questo luogo è situato in mezzo al verde, un posto molto tranquillo e di pace. La casa è molto grande e sono iniziati lavori di ristrutturazione per renderla più accogliente.
A Olavarria nel centro del paese c'è la sede della loro rivista: Milicia Mariana che conta numerosi abbonati in tutta la Argentina.
Le giornate scorrono molto velocemente e quasi per incanto arriva il giorno in cui inizio insieme ad un gruppo di giovani argentini il viaggio verso la missione a Rosario de Lerma un paese vicino alla città di Salta a 1600 Km da Buenos Aires. Ci prepariamo alla missione con un’ora di adorazione per mettere nelle mani del Signore e di Maria questa nuova avventura.
C'è molto entusiasmo. Da parte mia c'è anche la curiosità di conoscere meglio questa missione. Ci aspetta un pullman molto comodo e 20 ore di viaggio con solo due soste.
In pullman c'è aria di festa. Per far passare le ore, do lezione di italiano come del resto anch'io sento il bisogno di imparare qualche parola in spagnolo.
Arrivati a destinazione alloggiamo in una scuola che in questo periodo è chiusa.
Le aule vengono adibite a stanze da letto tranne una che usiamo come cappellina per i nostri incontri di preghiera. Il paese è circondato da montagne e tutt'intorno il colore del verde predomina. La temperatura è anche più gradevole rispetto Buenos Aires. L'unico fastidio sono le numerose mosche che mentre mangiamo continuamente si appoggiano dappertutto.  É una lotta impari perché loro hanno sempre la meglio e alla fine mi rassegno alla loro presenza che con il passare dei giorni mi diventa familiare.

In questo paese, esercito il mio ministero diaconale, perché ogni mattina insieme ad altri andiamo a far visita alle famiglie, alle quali imparto la benedizione e poi anche presto servizio in parrocchia durante la celebrazione della Messa il sabato e la domenica con la lettura del Vangelo in lingua spagnola. L'accoglienza delle persone durante la visita alle famiglie è straordinaria. Da parte loro, vedere un diacono e per lo più italiano suscita curiosità e nello stesso tempo stupore. Dentro le case c'è il minimo indispensabile. Ci sono poche stanze perché le famiglie sono numerose da quattro a dieci figli. Si prega insieme.
Ogni pomeriggio per i più piccoli ci sono attività oratoriali, mentre per i più giovani si è organizzato un mini torneo di calcio. Le sensazioni che provo in quei giorni sono veramente forti. Sento una gioia e una pace profonda nel fare ogni cosa anche la più piccola. L'affetto della gente del paese e anche del gruppo missionario con cui condivido quei giorni è qualcosa di unico e commovente.
Tutto passa molto in fretta, cerco di annotare nella mente e nel cuore ogni attimo di vita in terra argentina. Tante sono le cose belle che porto dentro di me, una ricchezza che voglio portare e trasmettere quando ritorno in Italia. Per la prima volta mi sono reso conto che la felicità non consiste nel possedere le cose materiali, ma nell'incontro con le persone, perché ciascuno riesce a donarti qualcosa: chi il sorriso, chi una parola, chi ti accoglie senza chiederti chi sei; chi ti saluta con il bacio tipico argentino.
Insomma una ricchezza da valorizzare e nello stesso tempo da vivere concretamente nella propria città o paese. Così posso sintetizzare il viaggio in questa terra. Ho compreso che si può gustare la bellezza della vita, nonostante sia piena di problemi e preoccupazioni, perché c'è sempre anche lo spazio per gustare un po’ di paradiso.
 
Daniele