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Esperienza missionaria all'estero

Un'esperienza significativa

 
Adriano e Cristiana hanno trascorso, insieme ad altri giovani, una esperienza missionaria, in Bolivia, presso la comunità di Montero. Ecco i sentimenti che hanno accompagnato e accompagnano la loro esperienza.

Non conoscevo nulla della Bolivia, prima del mio viaggio, e tanto meno della città di Montero  che ci
avrebbe ospitati. Non conoscevo le persone che ci avrebbero accolto , i miei compagni di viaggio, però conoscevo le motivazioni che mi spingevano a vivere quella esperienza. Le Missionarie dell’Immacolata ci hanno preparato a vivere questa esperienza. Finalmente arriva il giorno della partenza, arriviamo a Santa Cruz nel pieno della notte. Due missionarie ci vengono incontro dandoci il benvenuto. Breve viaggio in macchina e arriviamo a destinazione. Al mattino seguente ci presentiamo tutti quanti, ci conosciamo meglio e visitiamo il centro con tutte le sue attività: il centro medico molto ben organizzato e guidato, un centro sociale con tante funzioni al suo interno, un asilo per bambini con diverse attività.
Dopo pranzo cominciamo con le attività: esse sono costituite per la maggior parte da piccoli lavori di manutenzione oppure dalla preparazione di pacchi di generi alimentari da distribuire alla famiglie dei bimbi in adozione a distanza. Alcuni giorni con le missionarie  visitiamo i barrios della città e organizziamo giochi con i bambini. Visitiamo  i carcerati della prigione di Montero portando loro cibo e materassi. Condividiamo con la comunità e con la parrocchia momenti di preghiera: entriamo quasi senza accorgercene  in modo molto naturale, nella vita quotidiana di quella missione, di quella città, di quella gente ed approfondiamo sempre di più la conoscenza delle missionarie.
Di questi giorni vorrei sottolineare alcuni aspetti.
È vero che la povertà non ha una posizione geografica, non ha un colore e la si può incontrare ovunque, anche in zone  sviluppate, ma in Bolivia la povertà si manifesta spontaneamente, fa parte della natura del luogo.
Finisce la città e comincia la periferia (chiamiamola così) e ti trovi in un ambiente dove tra alberi e sentieri incontri capanne o “case” di mattoni senza servizi; né acqua (spesso andavamo in una radura a giocare con i bambini dove le missionarie avevano costruito un pozzo collegato ad una fontanella per dare acqua agli abitanti del posto), né luce; in coabitazione con animali di vario genere ma popolate da tantissimi bambini., che volentieri accettavano di giocare , che ti accoglievano con uno slancio e una generosità che appagava il cuore.

E i genitori di questi bambini? Questa è la grande emergenza sociale  che ho incontrato: l’assenza quasi totale di famiglia, di padre e madre che curano i propri figli.
Mi confidavano alcune sorelle delle difficoltà che incontrano a penetrare nei cuori di  queste persone.
La partecipazione alla missione mi ha fatto  riflettere.  Non avevo mai partecipato a tante celebrazioni eucaristiche  concentrate in così pochi giorni, ma non mi pesavano, anzi mi piacevano.; rendersi sempre disponibile a cercare comunque di dare una mano quando si poteva riposare; aver accettato con il sorriso  anche piccoli disagi che non avevo mai vissuto prima. L’esempio delle missionarie mi ha aiutato moltissimo.
La missione di Montero è grande e comprende molte attività. Le missionarie provvedono ogni giorno al suo funzionamento e mantenimento e non credo sia un compito facile. Sono persone molto diverse tra loro, ognuna con la propria personalità, ed ero incuriosito sul modo in cui io avrei reagito a questa convivenza prolungata. Invece è il ricordo più bello che mi porto dentro. L’essere stato accolto con rispetto ed amicizia, curato quando ne ho avuto bisogno; aver condiviso lavori e momenti di distensione, aver mangiato o passeggiato insieme, chiacchierato e pregato insieme: sono sempre dei momenti in cui si ha molto da imparare da loro. L’aggrapparsi alla fede e alla preghiera per ricevere la forza di continuare, il non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà vale più di qualsiasi altra dimostrazione. E questo ti viene donato in modo naturale, lasciandoti coinvolgere se sei disponibile.
Abbiamo visitato anche la comunità di Cochabamba  dove le missionarie gestiscono una radio che li aiuta nella opera di evangelizzazione. Ho anche un particolare ricordo di padre Matteo O’ D’Onnel; persona sempre sorridente e disponibile. Purtroppo la difficoltà della lingua non ha favorito una conoscenza reciproca più profonda.
 
Adriano e Cristiana