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La Medaglia Miracolosa

Le Grazie concesse

 

GRAZIE ALLA MEDAGLIA MIRACOLOSA (dalla Bolivia)

La missione ormai stava finendo. Rimaneva da visitare una zona dall'altra parte della montagna, ma stava piovendo; non potevamo non visitare quelle famiglie, per cui, con Silvana, una novizia, ci siamo avventurate sotto la pioggia. Faceva molto freddo, mentre scendevamo il pendio della montagna per salire un'altra china, la pioggia e il vento battevano sui nostri volti a quell'altezza di 3500 mt. Finalmente, con il cuore in gola, riusciamo a giungere lá dove ci attendevano circa una quindicina di famiglie. Per fare prima ci separiamo.
Era mia intenzione giungere fino all'ultima casa, all'improvviso mi sento attaccata da due cani neri che escono dal cortile di una casa, non potendo andare avanti chiamo il propietario gridando: "Non c'é nessuno qui?" Esce un uomo di circa 40 anni, gli spiego il motivo della visita, lui mi dice che sua moglie da piú di 2 mesi non può camminare, gli chiedo di poterla vedere. In una casetta umile e povera fatta di mattoni di fango c'è una signora giovane a letto, di circa 37 anni, si chiama Santuza. Parla solo quechua ed io solo castellano, per fortuna il marito può tradurre.
La donna è incinta di alcuni mesi, in attesa del 5° figlio, le chiedo se è andata dal medico e mi dice che era andata al centro medico del villaggio, le avevano consigliato di scendere in cittá, lei però non c'era andata e non sapeva cosa aveva. Mi faccio promettere che al piú presto sarebbe andata da un medico, poi le dico che eravamo in missione e che il Signore voleva darle molte grazie, la piú importante era quella di incontrarsi con Gesú confessandosi e ricevendo la comunione. Ma siccome non poteva muoversi da casa bisognava andare a chiamare il vescovo Mons. Revollo, un vescovo emerito, con il quale stavamo facendo la missione, che era nella chiesa del villaggio e aveva una jeep a disposizione.
La signora si oppone con tutte le forze, dicendo che sarebbe andata lei stessa, io insisto che non poteva muoversi e non sarebbe potuta andare con il freddo che faceva, era meglio che andasse il vescovo, ma non c'era modo di convincerla.
Quasi rassegnata, mentre sto per andarmene le lascio la medaglia miracolosa, chiedendo al marito che traducesse quello che stavo spiegando. Fu allora che mi viene l'ispirazione di chiedere per l'ultima volta se voleva confessarsi e la signora mi risponde di sí. Mando il marito al villaggio a chiamare il vescovo, io intanto saluto Santuzza e continuo a visitare altre famiglie.
Sulla strada del ritorno incontro il vescovo che mi dà un passaggio per tornare al villaggio, mi racconta di essere andato a confessare la signora Santuza. Lui parla quechua quindi la signora con fiducia e libertá ha potuto aprirgli il cuore. Era da 12 anni che non si confessava, cioé dalla missione precedente, era molto preoccupata di perdere il bambino che stava aspettando e della sua situazione di salute. Il vescovo l'ha confessata e le ha dato la comunione.
Ora Santuza non è piú sola, ha la forza che il Signore dà a chi gli apre la porta del cuore e lo riceve nell' Eucarestia. Anche questa volta dopo ben 12 anni Santuza ha potuto ricevere il Signore Gesú nel suo cuore, grazie alla medaglia miracolosa accolta con fiducia. Anche per Santuza come per tanti altri abitanti di Sapanani la salvezza é giunta quel giorno nella sua casa, nel suo cuore.

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