
«Durante il vostro cammino, dovunque andate, annunziate che il regno dei cieli è vicino». Cosa significa? Significa che bisogna predicare innanzitutto e soprattutto Dio, le verità di Dio.
Coloro che — sacerdoti, apostoli, missionari — hanno predicato la legge sociale o altri aspetti inerenti direttamente i problemi umani, ma non hanno predicato Dio o non hanno fatto riferimento a Dio, hanno visto fallire il loro scopo. Non dico che non bisogna lavorare per la giustizia sociale, ma che non bisogna prescindere da Dio, non bisogna lasciarlo da parte. Prima di tutto Dio, il Regno di Dio, le verità di Dio, i comandamenti, il Vangelo, poi gli altri problemi. Troppo poco si parla di Dio e anche noi cattolici tante volte abbiamo paura di parlarne.
Se predichiamo che il Regno dei cieli è vicino, sappiamo anche consolare gli infermi, infondere speranza; sappiamo anche assicurare la risurrezione della carne, sappiamo dire una parola di conforto e di aiuto ai lebbrosi.
Non mi sembra fuori luogo richiamare la nostra attenzione sull’importantissimo documento dottrinale-pastorale che la Conferenza Episcopale Italiana ha donato, il 22 giugno 1986, alla Chiesa italiana, per rendere più sicuro e fecondo il cammino del cattolicesimo dopo il grande Convegno ecclesiale di Loreto: «Comunione e comunità missionaria».
Il mio vuole essere solo uno spunto di meditazione su questo tema davvero urgente e appassionante per tutti.
Tutta la questione si potrebbe riassumere in quattro punti, in quattro «C», da cui dipende una realtà veramente missionaria nelle nostre comunità ecclesiali, siano associazioni, parrocchie, diocesi, Istituti Secolari, Congregazioni religiose.
Queste quattro «C» sono quattro esigenze indispensabili:
a) Coscienza missionaria
b) Carica interiore
c) Creatività
d) Comunione e carità
Perché la missionarietà è quel fuoco irresistibile che spingeva Paolo a gridare il Vangelo ai popoli Gentili.
Perché la missionarietà è quel fuoco inestinguibile che esplode da una vita profondamente interiore, alimentata dalla preghiera, dalla meditazione, dai santi Sacramenti.
Perché la coscienza missionaria, infine, è la più sacra eredità lasciataci da San Massimiliano Kolbe, che ci fa capaci di vivere e morire con Maria, di lavorare e soffrire per le anime.
E questo vi auguro di cuore.
È importante approfondire la teologia della missionarietà perché solo in questo modo noi potremo dare la nostra opera, come conseguenza. Per cui, abbiamo bisogno di entrare in questa teologia. Perché la missione? Perché l’evangelizzazione?
Dopo venti secoli siamo ancora agli inizi della missione. E non possiamo dire che questa missione abbia portato un gran movimento, e quindi un gran frutto. In venti secoli, la Chiesa missionaria poteva fare molto di più: poteva entrare molto più in profondità a contatto con i popoli e lasciare un’eredità molto più coerente all’eredità lasciata da Dio attraverso la sua salvezza, la sua Redenzione.
Siamo agli inizi, dobbiamo considerarci agli inizi, e quindi... non c’è tempo per andare piano piano. Dobbiamo andare certamente con calma e serenità, con pace e tranquillità, senza agitazione e velleità, però con impegno profondo.