«Ai piedi della croce la Vergine ci riceve dalle mani di Gesù e riversa su di noi tutto l’amore del suo Cuore. Giovanni la conduce con sé, in casa sua e là, presso di lui, Maria abiterà. È racchiusa qui, in questa “consegna” della Madre al discepolo e del discepolo a Maria, il vero segreto della consacrazione. Donarsi tutti a Lei, farle spazio nella propria vita, è testimoniare apertamente, con fede, l’accoglienza di Maria e della sua maternità nei nostri confronti. Giovanni, con il suo amore entusiasta e profondo e con la sua fede, ci insegna a valorizzare questo dono prezioso di Dio morente». (P. Luigi Faccenda, dal libro La prese con sé)

Com’è bella questa “consegna”, una parola che è più di “dono”: posso donarti qualcosa anche per liberarmene, ma se ti faccio una consegna, allora ci sono dentro i miei sentimenti, i miei desideri e le mie speranze su ciò che ti do…
Nel Vangelo secondo Giovanni, Gesù dice: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me» (Gv 6,37) e anche: «[Le mie pecore] non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre» (Gv 10,28-29). Siamo noi questo “oggetto” prezioso, che passa delicatamente dalla mano del Padre a quella del Figlio, fino ad essere affidato alla Vergine Maria perché lo custodisca. Anzi, tutta la storia della salvezza non ha che questo scopo: custodire noi, mettervi al sicuro, come se fossimo la cosa più preziosa dell’universo!

Una sia pur vaga reminescenza di catechismo dovrebbe farci rispondere: «sì, perché siamo creati a immagine e somiglianza di Dio». Già. Come mai, allora, questo Dio sopra le righe accetta di morire per noi? Che senso ha sacrificare l’originale per salvare la fotocopia?
Noi stessi siamo questo «dono prezioso di Dio morente» a Maria, siamo la sua eredità, mentre lei è consegna di Cristo a noi. A che scopo tanto spreco d’amore? Forse dare una risposta è al di sopra delle nostre possibilità, esula dalle capacità logiche umane. Dio è “Altro”, ma di una diversità che non sarà mai detta abbastanza.
Ci può essere utile considerare come, proprio laddove il mistero si fa più fitto – per non dire “spigoloso” -, l’angoscia cada in braccio ad una Madre. Non è scandaloso solo il fatto che Gesù sia morto al nostro posto, ma anche – e forse più – il fatto che abbia rinunciato al compianto e alla giusta rabbia di sua Madre, dilatando il suo cuore per accoglierci tutti.
Denise