
Spesso in questi dieci anni di vita come Volontaria dell’Immacolata - Padre Kolbe, aggregata all’Istituto delle Missionarie, mi sono interrogata sul significato profondo della mia chiamata in questo Istituto con il suo specifico carisma e la sua missione; di questo mio “sì” al Signore attraverso l’Immacolata; il perché di questa scelta anziché un’altra. Ma è stato un po’ come chiedere al Signore il perché si è nati in questo tempo e in questo Paese, in quella famiglia e con quei genitori, o perché i nostri occhi sono verdi anziché grigi… o perché…

Tutto fa parte di un disegno d’amore imperscrutabile e misterioso del quale non conosciamo l’essenza né il senso, ma di cui a volte l’amore di Dio, nostro Padre, ci fa intuire alcuni contorni sfumati che ci permettono di gustare e capire il progetto in cui siamo inseriti, il mistero che siamo e di cui siamo parte.
E allora mi sembra di poter dire, dopo il cammino di questi anni, che questa mia “vocazione” è il frutto di molteplici e incomprensibili atti di amore e di fiducia che Dio, attraverso il suo Figlio Gesù, mi ha voluto donare per rendere il mio quotidiano più vero, la mia vita più santa, la mia professione più proficua, la mia famiglia più ricca… per fare la mia vita più bella.
Il miracolo più bello rimane, comunque, il mio “sì”, questo atto di cieca fiducia che in un momento di grazia e di distrazione ho detto a mio Padre, “fidandomi” di Lui. Ritengo, infatti, momenti di vera, grande grazia quelli in cui depongo le mie riserve e protezioni, abbasso la guardia, smetto di fare calcoli e apro il cuore alla grazia, apro la porta a Gesù che bussa in attesa di uno spiraglio da cui far passare la sua luce, la sua forza, la sua vita. Ringrazio, perciò, l’Immacolata, luce, forza, vita di quel Gesù che bussa alla porta del mio cuore, non soltanto per avermi chiesto di entrare nella mia vita, ma soprattutto per avermi dato il coraggio di risponderle e di fidarmi di lei.
All’inizio non capivo bene cosa volesse dire prepararmi per diventare Volontaria e poi esserlo. Probabilmente non lo so nemmeno ora perché il significato più profondo e intimo mi sfugge e mi sfuggirà sempre. Di una cosa, però, ero e sono certa. Se avessi dovuto attendere, capire e poi dare la mia risposta, avrei atteso tutta la vita arrovellandomi in ragionamenti contorti di “utili e costi”, senza arrivare mai ad una decisione. Invece la logica di Dio e dell’Immacolata è una logica di amore che non delude mai, che non ha interessi nascosti da soddisfare. È la logica dell’alleanza, della fiducia, della fede, che io chiamo “del salto” perché accoglierla è come tuffarsi nel vuoto, in un precipizio di cui non si sa nulla o si immagina molto poco.
Nei dieci anni vissuti come Volontaria mi sento di dire che il Signore ha lavorato la mia persona e la mia vita come un panettiere fa con la pasta del pane. Ha lavorato il mio cuore e la mia anima impastandomi e rimpastandomi: mi ha provata, sostenuta, accompagnata, sorretta con delicatezza e generosità. Gli sono riconoscente per tutti i momenti che mi ha fatto vivere, per le lotte e le fatiche sostenute, per i dolori e le sconfitte subite. Gli sono riconoscente per essere quella che sono con tanti limiti e fragilità, ma anche con la consapevolezza di tutto il bene ricevuto, di cui ora riesco ad “accorgermi”.
Fernanda Ferrandino