
«Se sapeste, figlioli cari, come sono felice! Il cuore trabocca di felicità e di pace… Tanta felicità e tanta pace quanta se ne può gustare quaggiù. Figlioli cari, amate l’Immacolata! Amatela e vi farà felici; confidate in Lei senza limiti. Non a tutti è dato comprendere l’Immacolata. Questo si può ottenere soltanto con la preghiera. Desiderate solo di fare la volontà dell’Immacolata, che è la volontà di Dio» (san Massimiliano Kolbe).
Tra i ricordi della mia infanzia, costantemente emerge quello della devozione a Maria che potevo ritrovare nella fede semplice e salda dei miei genitori; nelle preghiere della nonna con le sue amiche, alle quali partecipavo; nei canti mariani che con tanto entusiasmo intonavano e che ancora oggi risuonano nella mia memoria. Sentivo l’amore per Maria anche quando recitavo “Madonnina in manto blu”, la prima preghiera imparata in età scolare grazie a una maestra elementare di estrema sensibilità e di profonda fede. Devo confessare che anche ora quella preghiera è la prima che sgorga dal mio cuore quando invoco Maria. La devozione alla Vergine mi ha accompagnato anche nella mia vita di alunna del catechismo e di giovane parrocchiana della Chiesa di San Francesco da Paola, qui a Bari, al cui interno c’è uno splendido quadro della “Madonna del miracolo”.
Maria, come una Madre tenerissima, ha accompagnato anche la mia vita adulta. Quella Madre dalla quale sentirsi amata e compresa mi ha sostenuto in un periodo di sofferenza fisica, accogliendomi presso l’Istituto dell’Immacolata a Roma, luogo di cura ma soprattutto di fede e amore verso chi soffre. L’Immacolata mi ha sempre tenuta la mano e guidata nel mondo: come ponte sul fiume delle avversità mi conduceva al Padre.
È solo con la consacrazione a lei che la mia visione del mondo è cambiata. No, non ho occhi nuovi, ma tutto ciò che cade sotto il mio sguardo appare più luminoso, più trasparente, più comprensibile. Da tutto ciò sono sorti un maggiore coraggio nelle scelte, una nuova volontà e un amore verso la Madre che ora, in me, si trasforma in amore più profondo verso gli altri suoi figli. La volontà si rafforza nell’avvicinare coloro che “non hanno” e, in modo speciale, coloro che “non sanno”, coloro che non si sentono toccati da Cristo nel loro vissuto quotidiano. Vorrei riuscire a portare a loro il coraggioso e stupefacente messaggio di padre Kolbe: «Solo l’amore crea».
Spero che questo stupore, questa meraviglia e questa gioia siano accompagnati in me dalla perseveranza che la Parola del Signore, chiara ma esigente, richiede. Mi affido a Maria che, come tutte le madri, è infinitamente paziente nei momenti in cui le forze vacillano. San Massimiliano Kolbe mi è di esempio, lui che ha donato la sua vita per i fratelli.
Maria Pia