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Meditazioni kolbiane

Fatima: la luce della Fede nell’ora delle tenebre

 

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“Fatima  ci  ricorda,  nelle  apparizioni dell’Angelo  alla  Loca  do  Cabeço  (fra  aprile ed  ottobre  del  1916)  che  il  Signore,  di fronte  all’infedeltà  e  al  peccato  dell’uomo, ci pone accanto un Angelo che affascina con la luce della sua presenza, che conforta, esorta, ammonisce e invita, ancora una volta, sulle vie di Dio”1. Queste apparizioni, narrate da Lucia, vengono classificate come ‘Il ciclo angelico’.
Il  13  MAGGIO  1917  (prima  apparizione)  i  tre  pastorinhos  furono  testimoni  dell’apparizione  della Signora  “più  splendente  del  sole”  sopra  un  leccio.  “Era  tutta  luminosa,  emanante  una  luce sfolgorante;  si  trovavano  a  poco  più  di  un  metro  e  i  tre  ragazzi  rimasero  stupiti  a  contemplarla, mentre per la prima volta la dolce Signora parlò rassicurandoli:  «Non abbiate paura, non vi farò del male».  Il suo vestito fatto di luce e bianco come la neve, aveva per cintura un cordone d’oro; un velo merlettato d’oro le copriva il capo e le spalle, scendendo fino ai piedi come un vestito…”. La terza parte del segreto rivelato il  13 luglio  nella Cova di Iria-Fatima  recita così:  “Scrivo in atto di obbedienza a Voi mio Dio, che me lo comandate per mezzo di sua Ecc.za Rev.ma il Signor Vescovo di Leiria e della Vostra e mia Santissima Madre… Abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco  più  in  alto  un  Angelo  con  una  spada  di  fuoco  nella  mano  sinistra;  scintillando  emetteva fiamme  che  sembrava  dovessero  incendiare  il  mondo,  ma  si  spegnevano  al  contatto  dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui.”
Papa Benedetto XVI, in visita a Fatima nel 2010, la commentò con queste parole: “La visione mostra che la forza che si contrappone al potere delle distruzione è lo splendore della Madre di Dio”2.
Il  13  ottobre  Cova  d'Irìa  traboccava  di  gente  per  assistere  al  miracolo  del  sole.  La  Vergine,  dopo aver detto  “gli uomini non devono offendere il Signore che è già troppo offeso”, «aprì di nuovo le mani e lanciò un raggio di luce in direzione del sole mentre lei si elevava verso il cielo…».

L’elemento della luce e del sole è molto chiaro nelle descrizioni che ci ha lasciato suor Lucia nelle sue  Memorie.  Sempre,  quando  Maria  scende  sulla  terra,  è  accompagnata  dalla  luminosità ultraterrena che i bambini non sono in grado di descrivere. Hanno però la sensazione che tale luce splendente provenga da Dio, anzi, è la luce della presenza di Dio.
“Un’esperienza di grazia che li ha fatti diventare innamorati di Dio in Gesù, al punto che Giacinta esclamava:  “Mi piace tanto dire a Gesù che Lo amo! Quando Glielo dico molte volte, mi sembra di avere un fuoco nel petto, ma non mi brucio”. E Francesco diceva: “Quel che m’è piaciuto più di tutto, fu di vedere Nostro Signore in quella luce che la Nostra Madre ci mise nel petto. Voglio tanto bene a Dio!”3. Con cuore riconoscente e colmo di stupore san Giovanni Paolo II esclama:
“Ci sentiamo bene qui, nella Casa di Maria… Questa enorme moltitudine di pellegrini con le candele della fede accese e il rosario fra le mani mi conferma che sono giunto a Fatima, al Santuario della Madre  di  Dio  e  degli  uomini…  Viva  sempre  nei  vostri  cuori  Gesù  Cristo,  come  fascio  di  luce  che indica il cammino verso la Terra Promessa!...”4.

Maria,  come  una  volta  ha  preceduto  e  ha  portato  all’umanità  la  Luce  del  mondo-Cristo,  così  ora viene  a  noi  come  la  stella  che  indica  all’umanità  il  cammino  del  ritorno  a  Dio.  L’accoglienza  della Parola  nella  propria  vita  è  il  presupposto  fondamentale  per  essere  veri  testimoni  di  Cristo:  “Voi siete la luce del mondo…  Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone  e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”  (Mt 5,16). “Queste parole sottolineano che noi siamo riconoscibili come veri discepoli di Colui  che è la Luce del mondo, non nelle parole, ma dalle nostre opere…”5.
Quando seguiamo come unica regola di vita l’amore, allora siamo luce per chi ci incontra. Quando due sulla terra si amano, diventano luce nel buio, lampada ai passi di molti.  Chi illumina un altro, illuminerà  se  stesso.  Come  suggerisce  il  profeta  Isaia:  “Brillerà  fra  le  tenebre  la  tua  luce”  (58,9): tutta la giornata è avvolta dalla luce che dilaga in tutte le direzioni là dove il cuore umano si esprime senza doppiezza, senza interesse personale, non devastato dalla vita, ma espropriato per pubblica utilità.

San Massimiliano Kolbe  con la sua vita e  con il suo operato ha esercitato un  influsso fondamentale sullo  sviluppo  della  civiltà  dell’amore.  Nella  tormentata  storia  dell’umanità  è  come  un  “astro luminoso”,  una  luce  per  il  nostro  cammino.  San  Massimiliano  è  luce  per  chi  lo  avvicina,  perché crede  che  il  bene  sia  possibile  anche  in  situazioni  che  sembrano  negarlo.  “La  sua  morte  fu  la salvezza di migliaia di vite umane … e, finché vivremo, noi che eravamo ad Auschwitz, piegheremo la nostra  testa  in  memoria  di  quello  che  è  accaduto:  il suo  gesto  divenne  per  noi  una  potentissima esplosione di luce capace di illuminare l’oscura notte del campo”6. 
Come non ricordare -  sullo sfondo di queste parole  -  la testimonianza del padre Kolbe  che  Paolo VI chiama  “immagine  luminosa  per  la  nostra  generazione,  genuino  discepolo  di  san  Francesco? Durante le prove più tragiche, che insanguinarono la nostra epoca, egli si offrì spontaneamente alla  morte per salvare un fratello sconosciuto; e i testimoni ci riferiscono che il luogo di sofferenze, che era  di  solito  come  un’immagine  dell’inferno,  fu  in  qualche  modo  cambiato,  per  i  suoi  infelici compagni come per lui stesso, nell’anticamera della vita eterna dalla sua  pace interiore, dalla sua serenità e dalla sua gioia”7. Benedetto XVI, in occasione della visita alla parrocchia dedicata a san Massimiliano 8, affermò: “Che grande luce è diventato lui! Quanta luce è venuta da questa figura e ha incoraggiato gli altri a donarsi, ad essere vicini ai sofferenti, agli oppressi!”. 
Sì, la vita di san Massimiliano è stata proprio una carezza di Dio per tutte le persone in difficoltà che ha incontrato sul suo cammino.

Maria, tu che vieni dal cielo dentro le notti del mondo, tu che abiti dentro gli inverni del cuore, tu che ci vieni incontro come splendore, indicaci ancora la luce di Cristo perché ciascuno di noi possa dire: Tu sei il mio Signore e il mio Dio.


Angela Esposito, mipk

 
 

1 Giovanni Paolo II, Santuario Fatima 1991.
2 Benedetto, Fatima, maggio 2010.
3 Memorie di Suor Lucia, I, 42 e 126» (Benedetto XVI 2010). 
4 San Giovanni Paolo II, Fatima, 10 maggio 1991.
5 Papa Francesco.
6 Giorgio Bielecki. 
7 Paolo VI, Gaudete in Domino, AAS (1975). 
8 Roma,12.12.2010.

 
 

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