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Meditazioni kolbiane

L’affidamento a Maria nei pastorinhos e in padre Kolbe

 

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Secondo la testimonianza di suor Lucia, nell’apparizione del 13 giugno 1917 la Madonna disse: “Gesù vuole servirsi  di  te  per  farmi  conoscere  e  amare.  Egli  vuole  stabilire  nel  mondo  la devozione  al  mio  cuore immacolato”1.

L’affidamento a Maria nell’esperienza dei pastorinhos di Fatima
Gli  avvenimenti  che  ebbero  come  protagonisti  Jacinta  e  Francisco  Marto  e  Lucía  dos  Santos,  così  come risulta dalle Memórias da Irmã Lucía, riguardano il tema dell’affidamento a Maria in due direzioni: la Madre di Dio, infatti, avrebbe  chiesto loro sia  l’offerta di se  stessi al Signore  sia una consacrazione collettiva che avrebbe dovuto avere come obiettivo la Russia. 

L’offerta di se stessi al Signore
Suor Lucia attesta nella Seconda memoria, scritta nel novembre del 1937, e nella Quarta memoria, redatta tra l’ottobre e il dicembre 1941, che sia nelle esperienze “angeliche” che precedono il ciclo delle apparizioni del 1917 sia nella prima apparizione del 13 maggio 1917 la Vergine avrebbe invitato lei e i cuginetti a offrire la loro vita al Signore. Già nell’estate del 1916, nel corso di particolari  manifestazioni  soprannaturali,  colui  che  si  rivelò  come l’angelo  del  Portogallo  chiese  ai  pastorelli  di  offrire  sacrifici  a  Dio.  Questa  la  descrizione  di  suor  Lucia: 
“Improvvisamente, vedemmo vicino a noi la stessa figura o angelo, come mi pare che fosse. Ci disse: «Cosa fate?  Pregate,  pregate  molto.  I  Cuori  santissimi  di  Gesù  e  di  Maria  hanno su  di  voi  dei  disegni  di misericordia. Offrite costantemente all’Altissimo preghiere e sacrifici». 
«Come dobbiamo sacrificarci?»  Domandai.  «Di tutto quello che potete, offrite un sacrificio a Dio, in atto di riparazione per i peccati da cui Egli è offeso, e come supplica per la conversione dei
peccatori. Attirerete così sulla vostra Patria la pace.  Io sono il suo Angelo Custode, I’Angelo del Portogallo. Soprattutto, accettate e sopportate con sottomissione le sofferenze che il Signore vi
manderà».”

Nell’apparizione  della  Vergine  del  13  maggio  1917,  la  prima  che  si  verificò  a  Cova  da  Iria,  la  richiesta  di offrirsi in sacrificio è proposta con maggiori dettagli: “Le parole che la Santissima Vergine ci disse quel giorno, e che decidemmo di non rivelare, furono: «Volete offrirvi  al  Signore  per  sopportare  tutte  le  sofferenze  che  Egli  vorrà  mandarvi, in  atto  di riparazione  per  i peccati  con  cui  è  offeso  e  di  supplica  per  la  conversione  dei  peccatori?». Sì,  lo  vogliamo  -  fu  la  nostra risposta. «Allora, avrete molto da soffrire, ma la grazia di Dio sarà il vostro conforto». In entrambi i casi viene chiesto ai fanciulli di  “offrirsi al Signore,  di offrire preghiere e  sacrifici,  di sopportare le sofferenze” per due scopi, che configurano l’offerta come un atto di espiazione (“riparazione per i peccati con cui Egli è offeso») e come un atto di intercessione («supplica per la conversione dei peccatori”). La  vita dei tre fanciulli attesta che non  si  tratta  di  un’adesione  fragilmente  sostenuta  dall’ingenuo  e provvisorio  entusiasmo provocato dall’esperienza insolita, ma si traduce  in uno stile di vita che Giacinta, Francesco e Lucia adotteranno per tutta la loro breve o lunga esistenza. 

Elementi caratteristici degli atti di offerta e di consacrazione negli eventi di Fatima
Nelle Memórias da Irmã Lúcia si constata un’interessante nota di vocabolario a proposito delle due forme di «consacrazione» a Maria. Per esprimere il dono di sé dei fanciulli attraverso l’accettazione dei  sacrifici è adoperato  il  verbo  se  oferecer  («offrirsi»)  e  il  sostantivo  corrispondente  è  oferecimento  («offerta»). In riferimento all’affidamento della Russia, invece, sono usati  il  verbo  consagrar  («consacrare»)  e consagração  («consacrazione»)  o, in alcuni casi, anche  entrega  o  entregar  («affidamento» o «affidare»).Si tratta di una precisazione molto significativa  che rivela una  fluidità linguistica di cui  si deve tenere conto quando si parla di consacrazione a Maria 2. 
La  consacrazione  al  suo  Cuore  induce  a  non  semplificare  come  un  semplice  atto  devozionale  mariano l’affidamento alla Vergine.

L’affidamento a Maria in S. Massimiliano Kolbe
Anche nella spiritualità mariana di san Massimiliano Kolbe l’affidamento alla Vergine appare tra gli elementi centrali.  Sin  dalla  fondazione  della  Milizia  dell’Immacolata,  san  Massimiliano
delinea come una delle condizioni per chi intendesse  appartenere  all’associazione  della  M.I.  la  “totale  offerta  di  se  stesso  alla B.V.M. Immacolata, mettendosi come istrumento nelle sue mani” (SK21).
Il compianto mariologo monfortano Stefano De Fiores ha scorto un’evoluzione in tre momenti nell’esperienza della consacrazione nella spiritualità kolbiana: sin dall’inizio la consacrazione si caratterizza  nel  segno  dell’appartenenza  “totale,  illimitata  e  irrevocabile”  alla  Vergine  (SK  389,  137,972); successivamente, intorno al 1932, Kolbe indica l’obiettivo dell’affidamento a Maria nell’identificazione con lei, nel  “divenire, in un certo qual modo, Ella stessa vivente, parlante, operante in questo mondo”  (SK 1219, 1160,  1210,  508); a fase conclusiva, a partire dal 1935  fino  alla sua  morte,  è  segnata  dalla  scoperta  del ruolo dello Spirito e della Trinità nella vita dell’Immacolata,  per cui “la consacrazione è vista come apertura all’esperienza trinitaria e al dono supremo ai fratelli”(SK 643, 556, 326).

Significato dei termini: consacrazione e affidamento
Cristoforo Zambelli 3,  ci esorta a tener presente la terminologia che padre Massimiliano usa nei suoi scritti per designare la consacrazione di sé all’Immacolata. Il termine polacco konsekracja (corrispondente all’italiano “consacrazione”, normalmente utilizzato per designare la consacrazione dell’uomo e delle cose da  parte  di  Dio  e  l’azione  che  la  Chiesa compie nei sacramenti) non  viene  mai  utilizzato  da  padre Massimiliano parlando della consacrazione all’Immacolata; piuttosto, il fondatore della Milizia si serve del termine poświęcenie (che si può  tradurre con “darsi  in  modo  esclusivo,  fare  sacrificio  di  sé,  dedizione assoluta”, e molto più frequentemente usa il termine oddanie (“offerta», donazione, abbandono di sé a qualcuno”).
La  varietà  dei  termini  utilizzati  da  Kolbe  per  designare  la  propria  dedizione  alla  Vergine  e  l’assenza  del termine  “consacrazione”  ne impone l’abbandono anche da parte nostra e la sua sostituzione con vocaboli più adeguati. Ciò è tanto più possibile proprio perché lo stesso  padre Kolbe  ha più volte affermato che  “ci possiamo offrire all’Immacolata usando qualsiasi espressione” (SK 1220), “persino con un semplice  e silenzioso atto di volontà” (SK 1331).
Ad ogni modo, al di là dei termini che usa, il suo concetto di fondo esprime:  dono, dono totale  (SK 991) di sé all’Immacolata per raggiungere una più perfetta unione con Cristo.


Angela Esposito, mipk

 
 

1 La festa del Cuore immacolato di Maria è stata estesa a tutta la Chiesa da Papa Pio XII nel 1944 e cade il giorno dopo la festa del Sacro Cuore di Gesù.
2 Alfonso Langella, mariologo della Pontificia Facoltà dell'Italia Meridionale di Napoli.
3 Cristoforo Zambelli, OFM, traduttore degli Scritti di Massimiliano Kolbe.

 
 

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