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Meditazioni kolbiane

Il dramma della modernità e il dono di Kolbe

 

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Ai nostri giorni la pace è sempre più minacciata: venti di guerra gagliardi soffiano in ogni direzione dal cuore degli uomini. L’Europa e il mondo devono scegliere se continuare la “Terza guerra mondiale a pezzi”, come la definisce Papa Francesco, o ascoltare gli appelli della Vergine a Fatima “per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo […]. Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa”1.

È ormai passato un secolo da quei fatti, eppure il messaggio rilasciato dalla Vergine ai Pastorelli di Fatima è un messaggio di misericordia, di speranza, di conforto per la Chiesa e per il mondo. L’uomo si è dimenticato di Dio e questo oblio riguarda anche i cristiani, i quali spesso vivono come se Dio non ci fosse. “L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo […]. Le tragedie annunciate a Fatima non sono terminate con la fine delle ideologie del XX secolo, cui pure il messaggio del 1917 si riferisce. La crisi non è risolta, anzi, da un certo punto di vista è oggi più seria che mai, perché è anzitutto crisi di fede, quindi crisi morale e sociale. Tutti rischiamo di soccombere alla «pressione esercitata dalla cultura dominante, che presenta con insistenza uno stile di vita fondato sulla legge del più forte, sul guadagno facile e allettante”2.
Alle parole di Benedetto XVI fa eco il Cardinale Saraiva Martins: “Di fronte alla “perdita del senso e dei valori, al disorientamento delle coscienze, la Madonna presenta principi non negoziabili che educano ad una convivenza civile e cristiana: la vita, la famiglia, il matrimonio, l’unione tra un uomo e una donna, la carità concreta e il rispetto della dignità di ogni persona” [...].È necessario superare quanto prima l’apostasia della fede attraverso l’approfondimento delle apparizioni della Madonna a Fatima. La Vergine propone la fede nel Cristo crocifisso e ci insegna a camminare bene sulla terra affinché il nostro cammino brilli in cielo”3.
L’Occidente, quindi, sta annegando nell’apostasia, la gente perde la fede e non se ne accorge.
Papa Benedetto XVI non manca di mettere in evidenza anche quella parte del messaggio di Fatima che, dopo la tragedia, si apre alla speranza e al trionfo del Cuore Immacolato di Maria, richiamando, così, le parole di Paolo VI4: “Nelle apparizioni del 13 maggio e giugno, la Madonna ha offerto ai tre veggenti una straordinaria esperienza mistica dell’intimità di Dio e del suo amore[…]. Rimasero davvero estasiati da Dio e se ne innamorarono. Esclamò infatti Francesco: “Mi è piaciuto molto vedere l’angelo; ma mi è piaciuto ancora di più vedere la Madonna. Ma la cosa che mi è piaciuta di più è stata di vedere nostro Signore in quella luce che la Madonna ci ha messo nel petto”.
Papa Francesco non manca mai di invocare il dono della pace, di condannare il commercio delle armi e sottolineare tutte le possibili cause di conflitto. Ci sono le inquietanti notizie che giungono dall’Estremo Oriente, a proposito delle quali Flaminia Giovanelli, sottosegretario generale del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, ha riferito che per il Papa la minaccia di queste terribili armi rappresenta «il rischio del suicidio dell’umanità». “E non diciamo che è Dio che ci castiga; al contrario sono gli uomini che da se stessi si preparano il castigo. Dio premurosamente ci avverte e chiama al buon cammino, rispettando la libertà che ci ha dato; perciò gli uomini sono responsabili”5.

Grande è la luce che ci viene da Fatima. Ricordare quelle apparizioni aiuta a comprendere meglio la presenza provvidenziale di Dio nelle vicende umane e ci invita a guardare al futuro con speranza, nella fiducia che non sarà il male ad avere l’ultima parola. La Madonna, infatti, ha assicurato: «Alla fine il mio cuore immacolato trionferà”. Esso è di grande importanza anche per l’epoca che stiamo vivendo. I suoi appelli sono diretti anche a noi e al nostro tempo, perché ripropongono alla Chiesa e al mondo moderno i valori eterni del Vangelo. Il messaggio di Fatima, infatti, orienta al cuore del Vangelo e ci indica la strada che porta al Cielo.

Padre Kolbe ha donato la sua vita per condurre il mondo a Dio attraverso l’Immacolata e combattere il male sotto qualsiasi forma, convinto com’era che “l’odio divide, separa e distrugge, mentre al contrario l’amore unisce, dà pace ed edifica”6. Egli oggi affida ad ognuno di noi questo messaggio di vita: “Accendete ovunque l’amore e la fiducia verso l’Immacolata e ben presto vedrete sgorgare dagli occhi dei peccatori più induriti le lacrime, svuotarsi le carceri, aumentare le schiere dei lavoratori onesti, mentre i focolari domestici profumeranno di virtù, la pace e la felicità distruggeranno la discordia e il dolore, poiché c’è ormai una nuova era”7. 
Al XX secolo, definito il secolo delle dittature disumane, annientatrici di masse nei campi di concentramento o nell’arcipelago Gulag, si sostituisce il modello di un uomo nuovo, con i segni caratteristici della relazionalità e della solidarietà. Si staglia, così, sul nostro orizzonte la figura di san Massimiliano Kolbe, il martire che dona la vita per l’altro. Proprio nel luogo in cui gli uomini si sentono oggetto della volontà malefica altrui, egli trasforma la manipolazione umana in spazio d’amore. Al dominio oppone la donazione neutralizzando ogni logica di sopraffazione con il dono della propria vita. Padre Kolbe è l’uomo che, affidato a Cristo attraverso l’Immacolata, capovolge il significato della croce di Auschwitz proprio come il sacrificio di Gesù ha capovolto nella storia il significato della croce: da luogo di infamia a luogo dell’amore più grande.
Al 37° Congresso Eucaristico Internazionale celebrato nel 1960 a Monaco, l’arcivescovo Nicola Canino - membro della M.I. - celebrò la Santa Messa e sottolineò nell’omelia: “Padre Kolbe, sull’esempio di Gesù, diede la vita per il fratello, ci invita a seguire le sue orme per condurre il mondo a Cristo attraverso l’Immacolata”. Lo stesso card. Giulio Dòpfner, sulla grande piazza congressuale, indicò a tutti i convenuti il Martire della carità come l’esempio da imitare con queste parole: “Solo con tali uomini come padre Kolbe che vivono integralmente il loro cristianesimo possiamo oggi avvicinare e condurre gli uomini smarriti alla casa del Padre, e così alla salvezza”8. E mons. Andrea Casarano, dopo la canonizzazione, di lui dirà: “L’esempio mirabile del padre Kolbe riuscirà a scuotere l’apatia del secolo, rafforzerà la fede dei popoli cattolici, ravviverà l’amore alla Vergine Ss.ma, griderà agli smarriti tutta la bellezza del sacerdozio cattolico, ricondurrà gli erranti nel grembo materno di Santa Chiesa”9.

Lasciamoci guidare dalla luce che viene da Fatima. Pieni di stupore e di gratitudine per la tua continua presenza in mezzo a noi, Madre nostra da sempre, non ti stancare di visitarci, di consolarci, di sostenerci. La tua presenza faccia brillare il sole sulle nostre oscurità, affinché ogni uomo veda il vero volto di Dio, il volto dell’amore infinito per l’uomo.


Angela Esposito, mipk

 
 

1 Le riflessioni di Benedetto XVI qui contenute riguardano il suo pellegrinaggio a Fatima, il 13 maggio 2010.
2 Ivi
3 José Saraiva Martins, Messa conclusiva del 24° Congresso Mariologico Internazionale, Fatima 6-11 settembre 2016.
4 Paolo VI, Fatima, 13 maggio 1967.
5 Tarcisio Bertone, Il messaggio di Fatima, Congregazione per la Dottrina della Fede, p.22, Paoline, 2000.
6 SK 1205.
7 SK 1069.
8 (cf. Per la vita del mondo, p. G. Domanski, p.135).
9 Litt. Post. P. 8.

 
 

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