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Via la maschera 

Visita all'Expo-Kolbe - Roma

L'Expo-Kolbe di via San Teodoro a Roma ha aperto le porte a una classe di terza media, proveniente dall’estrema periferia est di Roma. Le testimonianze dei ragazzi. 
 

I ragazzi si recano raramente al centro di Roma, per diversi fattori, tra i quali la distanza (30 Km), la difficoltà nel raggiungerlo con il trasporto pubblico (ci vogliono due autobus oltre all’intero percorso della metro C) e il disagio economico delle famiglie, così tutto il viaggio e la permanenza nel convento hanno avuto il sapore di una gioiosa novità.
Mentre in aula non posso fare a meno di notare spesso i loro volti rabbuiarsi o intristirsi, in quell’occasione ho visto finalmente i loro occhi brillare e la bocca spalancarsi per la meraviglia.
Prima di salire le scale, Tiziana (missionaria) ha chiesto ai ragazzi se fossero disposti a rinunciare alla loro libertà per vivere un’esperienza straordinaria come quella che stava per cominciare. I ragazzi all’inizio restarono interdetti, ma dopo poco dissero il loro sì e, con un gesto simbolico che consisteva nel deporre una maschera e prendere tra le mani una gemma, si impegnarono ad essere se stessi e a riscoprire quel diamante che ciascuno di loro è, custodendolo per tutto il viaggio.

 

La prima tappa è stata la cella di san Massimiliano.
Racconta Giulia: “Appena entrata, rimasi colpita dai ritratti di Massimiliano e dei suoi confratelli, e anche dai fogli scritti in polacco, perché erano particolarmente belli. Mi piacque molto l’atmosfera di quella stanza: c’era calma e silenzio”. Ermonela: “E’ straordinario! Sono entrata nel luogo in cui Massimiliano con i suoi confratelli ha cambiato la vita di tante persone, ma soprattutto ha fatto credere nella Vergine Maria e in suo Figlio Gesù tantissime persone che avevano perso la fede o non l’avevano. E’ stato emozionante vedere i loro volti e l’atto di fondazione della Milizia con le loro firme. Capire che in quella piccola stanza lui abbia potuto fare tutto quello che noi neanche immaginiamo, per me è stato come toccare il cielo con un dito!”. Nota Martina: “Ad un certo punto alzai gli occhi e vidi un abito tutto nero, tipico di un frate, ma quello non era di un frate qualsiasi, bensì di un uomo che ha compiuto opere straordinarie.” Giulia: “Lì la nostra guida ci chiese di scrivere su un foglio il nostro sogno più grande. Mentre parlava, notai quanto impegno metteva nello spiegare cosa intendesse per ‘sogno’ ed io lo apprezzai, perché capii che ci teneva molto.”

La seconda tappa è stata la mostra permanente su san Massimiliano.
Ricorda Martina: “C’erano degli espositori contenenti degli oggetti e delle immagini che rappresentavano le varie fasi della sua vita e tutte le cose meravigliose che ha fatto per gli altri”. Aggiunge Ermonela: “ Mi sono rimasti impressi i diamanti! Per Tiziana siamo tutti dei diamanti, e non dobbiamo lasciarci dire dagli altri: “Sei sempre lo stesso! Fai sempre gli stessi errori!”. Anche a Massimiliano la madre disse una cosa simile, quando lo rimproverò, ma lui, nonostante ciò, ha seguito la sua strada, e anche noi abbiamo una strada da seguire”.  Giulia osserva: “In quella sala ci è stata spiegata tutta la sua vita e ci è stato fatto capire che Massimiliano fu una persona splendida, piena d’amore per il prossimo. Il pannello che mi è piaciuto di più è stato quello che racconta di quando fu imprigionato nel campo di concentramento. Qui la guida ci ha scritto sul braccio il nostro “numero di deportazione”, per farci comprendere cosa si prova ad essere trasformati in numeri, anche se penso che possa capirlo veramente solo chi lo ha vissuto. In quel momento provai tristezza e dolore per quelle persone a cui venne tolto il diritto di vivere”.  Ermonela: “Ho lasciato che Tiziana scrivesse sul mio braccio il mio numero, ma è stata una cosa terribile: per un attimo mi sono sentita come uno dei deportati di Auschwitz e, anche se non ci sono stata, la cosa mi ha fatto tanta paura”.
Ludovico: “I pannelli che mi hanno colpito di più sono stati quello delle due corone e quello dei colori. Guardando il primo mi sono ricordato di quell’episodio della sua vita, in cui gli apparve la Vergine, la quale gli offrì la corona della purezza e la corona del martirio. La cosa che mi ha meravigliato di più è che Massimiliano scelse di prenderle entrambe. L’altro pannello conteneva dei pennelli, dei colori a tempera e delle foto di ragazzi che stavano insieme. Guardandole ho capito che bisogna essere liberi ed ho compreso il valore dell’amicizia. In quella sala ho provato tante emozioni, come la commozione per le persone sterminate nei campi di concentramento e lo stupore per l’amore che Massimiliano aveva verso il prossimo”.

 

L’ultima tappa è stata nuovamente la cella di Massimiliano.
Qui Tiziana ha fornito ai ragazzi una scatola dove hanno potuto depositare la pergamena che ciascuno di loro aveva preparato a casa, contenente una lettera indirizzata al santo; poi ha detto loro che l’indomani alcune missionarie, durante la consueta giornata di ritiro, avrebbero pregato per le intenzioni contenute in quelle pergamene. Elisa, allora, piena di speranza, ha subito chiesto che si raccomandasse loro di pregare molto. Siamo giunti alle conclusioni, e ancora una volta le lascio ai ragazzi. Ermonela: “Io mi porto a casa tante emozioni e una bellissima esperienza, ma soprattutto la storia di Massimiliano, la fede incredibile che ha avuto e il coraggio di mettersi contro tutti per proteggere gli altri. Ho capito che se ci impegniamo, tutto è possibile”. Giulia: “Dopo questa esperienza penso di essere una persona molto più matura”. Martina: “Uscita da lì, mi sono sentita più leggera: dopo aver svelato il mio sogno alla Santa Vergine e dopo aver pregato che si avveri, posso dire che questa esperienza mi è piaciuta molto e mi sento perdonata di tutti i peccati che ho fatto (almeno di quelli più piccoli)”. Sara: “Penso che questa esperienza non la dimenticherò mai”.

Anche io lì ho compreso una cosa: i miei alunni non sono veramente miei, il Signore me li ha affidati provvisoriamente affinché me ne prenda cura, ma sono Suoi, e dietro le mie braccia ci sono quelle di san Massimiliano. E’ lui che mi guida e mi sostiene affinché questi ragazzi tornino a brillare come diamanti.

Giovanna Crea
Insegnante