Nell’amore c’è posto per tutti e ciascuno aggiunge qualcosa all’infinito, cioè all’amore di Dio
San Massimiliano definisce l’Immacolata come il “dono in più” che Gesù morente, dopo averci dato tutto, offre ad ogni cristiano.

Per lungo tempo, veramente, pensavo che Maria fosse semplicemente di troppo, altro che “dono in più”!
Quando pregavo, la sua presenza sembrava disturbarmi. Mi dicevano, ad esempio, che dovevo recitare il Rosario, o comunque affidarmi a lei: che pizza! Mi pareva una tassa da pagare.
Che bisogno c’era di un’altra figura, quasi un’ombra fra me e Gesù Cristo?
Cosa poteva darmi, lei, che potesse aggiungere qualcosa all’infinito?
Curiosamente, il modo di ragionare di Dio è agli antipodi dalla nostra logica. Ad esempio:
Questa è la formula matematica che definisce il mistero della Trinità.

Ma eccone un’altra ancora più sensazionale:
1+1+1+1+1+1+1+1+……………………..= 1
Ed ecco la Chiesa: l’umanità in cerca di Dio.
Potremmo dire che questa è la legge dell’amore, formulata in due maniere leggermente diverse. Nella seconda formula ci stiamo dentro tutti. Nell’amore c’è posto per tutti, e ciascuno, per quanto assurdo possa sembrare, aggiunge qualcosa all’infinito, cioè all’amore di Dio.
Dio, nella sua umiltà, ha voluto aver bisogno di tutti per salvare tutti. Poteva fare da solo e nel modo migliore, ha scelto invece di farsi rappresentare da noi, che siamo così miseri. La prima povera in questione è Maria di Nazareth, chiamata all’assurdo ruolo di Madre di Dio. Nome nuovo che conserverà per tutta l’eternità: Dio non usa metterci da parte, ogni vocazione è per sempre. Allora, Maria è la garanzia che Dio ci ama “di più”. Non solo ci ama, ma ci stima.
Ogni persona infatti è il “dono in più” che Gesù mi affida dalla croce, così come chiede a me di prendermi cura. Ma sta di fatto che sotto la croce c’era lei, e solo lei ci è stata consegnata come madre. Poteva chiudersi a questa domanda?
Dio non è un sogno, un’idea, una questione privata. Non si adatta alla nostra immaginazione: la sua irruzione nella storia è un fatto. Proprio per questo Maria non si è posta domande inutili, ha continuato a prendersi cura, di noi come del Figlio, come se non ci fosse differenza.
In un attimo, lei ha ricevuto un’identità nuova e noi siamo stati rinnovati: nel suo sguardo scopriamo chi siamo.
Denise