
Alla periferia di Montero, solo a 20 minuti di cammino dal centro, nascosto agli occhi di molti, sconosciuto per la maggioranza della gente, il barrio Tierras Nuevas continua ad essere popolato da famiglie in cerca di lavoro e dignità . Molte di loro provengono dalla zona andina di Potosì dove la miseria è di casa e spinge molti a mettersi in viaggio quasi disperatamente. Dal freddo della montagna al caldo tropicale, da una cultura all'altra, senza niente, nessuna certezza.
Tierras Nuevas non è certo accogliente, coperto di palude, di fango, di paglia, il necessario per preparare mattoni in forma rudimentale, con i piedi e le mani, e con l'odore del fuoco dei forni che brucia gli occhi. Un giorno sono arrivati anche loro, Daniel e Mercedes, una coppia di giovani, hanno dovuto percorrere diversi chilometri in un camion, passando da più di 3000 mt di altezza alla pianura della zona orientale.
Qualcuno aveva detto loro che nella zona Santa Cruz si trovava lavoro, che la vita era migliore, che potevano sperare qualcosa di bello per i figli che sarebbero arrivati. Scesi a Montero, senza un titolo di studi, a mala pena avevano imparato da bambini a leggere e a scrivere i loro nomi, con appena il denaro sufficiente per mangiare il giorno dopo; li hanno subito indirizzati a Tierras Nuevas: "li c'è lavoro, dovrai solo abituarti, sono in tanti delle tue parti". Li danno una casetta di 3 mt x 3, fatta di qualche mattone, lo spazio perchè entri un letto e niente più.

Così hanno vissuto degli anni. Un giorno Mercedes si avvicina timida al nostro servizio sociale, i suoi tre bambini stanno male, sono denutriti, la più grande dovrebbe andare all'asilo ma non hanno i soldi necessari, a mala pena mangiano una volta al giorno. Daniel lavora facendo i mattoni ma quando piove non si guadagna niente, a volte il padrone non paga. Già sapevamo della situazione in cui si trovavano le 30 o più famiglie che vivevano li, spesso andavamo a pregare con i giovani della nostra cappella o a far giocare i bambini, portando loro qualcosa da mangiare. Abbiamo mandato subito los niños dalla pediatra del Centro Medico, abbiamo cercato dei padrini italiani per Kelly, Mateo e William, i loro figli. Almeno la salute, il mangiare e lo studio erano assicurati ma Daniel stava sempre nel fango, consumandosi giorno dopo giorno, si sa che chi lavora li non vive più di 40 anni.
In quel tempo ha deciso di venirmi a trovare mia mamma, non l'avevo certo incoraggiata, non tanto perchè non ne sentivo la mancanza quanto per il pericolo che correva di stancarsi molto o di ammalarsi, però nessuno c'è mai riuscito a farle cambiare idea fino ad oggi, neppure mio padre. Così un giorno abbiamo deciso di andare insieme a visitare Mercedes, quella notte mia mamma mi ha detto che ha fatto fatica ad addormentarsi, per quanto anche in Italia c'era parecchia miseria dopo la guerra non aveva mai visto una situazione così. Mi espresse il desiderio di tornare li, per parlare, aveva in mente qualcosa. Ritorniamo in Tierras Nuevas, chiamiamo anche Daniel per una piccola merenda, dei giocattoli per i bambini. Ad un certo punto mia madre chiede a Daniel: "cosa vuoi che ti regali, per quello che posso voglio aiutarti". La risposta non me l'aspettavo, tutti chiedono soldi per comprare qualcosa, una cucina, un letto ... ma Daniel risponde: "Voglio andare a scuola guida per prendere la patente, per poter un giorno guidare i camion, i trufi (taxi di linea), per cambiare lavoro". Il tutto sarebbe costato circa 500 $ ma ne valeva la pena. Subito siamo andate con mia mamma a cercare la scuola guida, no certo come quelle italiane ... Così Daniel va dopo il lavoro ogni sera per le lezioni, per fortuna sa leggere meglio di Mercedes.
Gli è costato sacrificio però alla fine ci è riuscito ad avere la sua patente. Prima l'hanno assunto per guidare dei camion, adesso lavora per una compagnia di trufi. Hanno trovato una casa in affitto più vicino al centro, hanno lasciato alle spalle il fango, ogni tanto il mal di testa gli ricorda gli anni passati li, quel lavoro lascia il segno. I bambini sono cresciuti, studiano, è nata anche Julia, ...
Quando vedo Daniel mando i saluti di mia mamma e gli chiedo se si ricorda di lei. Sempre mi risponde: "Come faccio a dimenticarla?", certo, ha cambiato loro la vita, ha donato speranza, ha tolto il fango dalle sue spalle.
E poi c'è chi dice che non si può fare niente, che non si può cambiare il mondo, che i poveri rimarrano poveri, che non dipende da noi ma dai "grandi" che governano le nazioni. E' così? Non credo, non ci voglio credere, non mi rassegno, se volete possiamo continuare a sognare ancora.
Lucia Catalano
kolbecbba@yahoo.com
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