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Testimonianze

Quanti i ricordi legati a padre Luigi, tante le persone che l’hanno conosciuto e hanno potuto attingere dalla sua ricchezza umana e spirituale. Incontri, abbracci, strette di mano sincere, parole sussurrate o dette ad alta voce, esperienze che hanno lasciato il segno nella vita di molti.
 

Padre Antonio Renzini, OFM Conv.

Di padre Luigi posso dire che è stato sicuramente uno dei frati più conosciuti e stimati della Provincia e dell’Ordine, soprattutto nella nostre regione, che egli ha percorso in lungo e in largo per offrire il suo servizio francescano-sacerdotale-mariano. Di lui ho ammirato e cercato di seguire la fermezza nelle decisioni. Ricordo che confidava a noi, giovani chierici, di aver salvato la sua vocazione durante i bombardamenti dell’ultima guerra a Faenza grazie alla sua preghiera all’Immacolata. Solo le mani materne di Maria l’hanno salvato avendo vissuto per oltre un mese in un rifugio a contatto con persone per niente raccomandabili.
Periodicamente teneva a noi giovani frati dei ritiri spirituali che ci lasciavano entusiasti e desiderosi di vivere sempre più impegnati la devozione all’Immacolata. Ci inculcava la convinzione che Gesù Salvatore è venuto a noi per mezzo di Maria e affidandoci a lei, Madre premurosa, saremmo giunti sicuramente a Gesù. Lei è il ponte attraverso il quale Dio incontra gli uomini e gli uomini Dio.
Durante il Chiericato padre Luigi ci esortava a conoscere sempre più l’Immacolata e la sua Milizia, a renderci disponibili a guidare un giorno i gruppi di spiritualità mariana e a vivere la vera devozione a Maria, per giungere con certezza alla mèta del sacerdozio e svolgere un fecondo ministero tra il popolo.  (dal libro “Un uomo, un sogno, una storia”, pp. 73-75)

 

Angélica María Diez, Missionaria dell’Immacolata padre Kolbe

Ho conosciuto il padre nel Centro Mariano di Olavarria (Argentina), dopo due anni di contatti epistolari. La lingua non è stata un ostacolo. Il suo cuore di padre intuiva di me più di quello che io stessa conoscevo. Mi ha sempre animata e sostenuta. Nella memoria del mio cuore conservo tutto quello che ho imparato da lui, che ho ricevuto da lui e che lui mi ha affidato, per farne tesoro e metterlo a disposizione dell’Istituto. Quante parole, gesti, silenzi, sguardi complici del suo sano umorismo, confidenze da portare nella preghiera.
Molte volte mi sono confessata da lui. Uscivo rinnovata “in grazia e santità” come dal fonte battesimale, cosciente e felice di essere confermata nella verità dell’amore che Dio aveva per me e mi affidava perché continuassi a donarlo. Con amore paterno mi ha aiutata a scoprire i miei doni e i miei limiti. Mi ha sostenuta e guidata ad amare la mia vocazione, la missione, il carisma e incoraggiata nel far conoscere questa realtà attraverso la musica. Quanto ci credeva il padre nella ispirazione e nella musica. Quanto godeva nelle serate comunitarie dove cantavamo un po’ in italiano e un po’ in castellano ...
Grazie, padre, per aver acceso lo spirito missionario dentro di me e avermi incoraggiata, con la tua vita e con la tua testimonianza, ad aprirmi alla grazie dell’Amore che feconda.
Grazie, padre, per l’amore delicato e fiducioso alla Madonna che mi hai trasmesso e contagiato.
Hasta pronto, tu hija, Angelica. (dal libro “Un uomo, un sogno, una storia”, pp. 87-89)

 

Anna Manteo, Volontaria dell'Immacolata padre Kolbe di Bologna

Andavo spesso a trovarlo nel suo studio nella casa di Borgonuovo per una visita e nonostante la sua salute precaria ogni volta aveva una parola di sostegno, di incoraggiamento,  voleva farmi crescere spiritualmente e umanamente. Il suo amore per l’Immacolata era grande. Mi ha colpito quanto riportato sul suo santino di nascita al cielo, il 9 ottobre 2005: “Maria mi ha concesso di superare le prove, i dolori e le lotte. Questa è stata la Madonna per me e tale sarà per ciascuno di noi se in Lei riporremmo ogni nostra fiducia, ogni nostra speranza”. Queste parole mi aprono ancora il cuore e, poiché non ho molta salute, me lo riempiono di pace.
Riporto quello che mi scrisse padre Faccenda un giorno, nell’anno 1996, ero già volontaria: “Stai serena. Non ti angustiare per quello che non puoi fare. Offri il lavoro, la fatica, lo stress. Tu sei una brava volontaria anche pregando e offrendo tutto. Coraggio!”.
Graziepadre per aver accettato il progetto di Dio, di fondare i due Istituti missionari e aver dato vita a noi Volontari dell’Immacolata padre Kolbe.
Carissimo padre che dal cielo mi guardi e ancora mi proteggi, rivolgo ogni mattina a te questa preghiera: aiuta tutte le missionarie, i volontari, i militi della sede di Bologna, intercedi per le nostre necessità spirituali e materiali.

 

Missionarie e Missionari

Padre Sebastiano Quaglio, durante una Messa nelle studio del padre, invita alla memoria del cuore: "Parlatemi di lui".
Le risonanze e i ricordi dei presenti alla Celebrazione. 

 

Giuseppe Uccellini, Volontario dell'Immacolata padre Kolbe di Bari

 Il treno, una delle metafore che padre Faccenda amava e che utilizzava spesso per presentare l’unità e nello stesso tempo la dinamicità del suo Istituto. Questa immagine mi piacque subito, quando la trovai descritta nella pagina “Agli amici” della “antica” rivista Milizia Mariana. In qualità di ex ferroviere la trovai a me vicina, me ne sentii attratto, come un ideale che conquista prima il cuore e poi il resto. Venni a conoscenza che questo “treno” viaggiava nel mondo della Chiesa e nel mondo del quotidiano con tanti vagoni diversi: missionarie, volontari, collaboratori, amici. C’era chi saliva e scendeva quasi subito, chi rimaneva per un viaggio più lungo, chi rimaneva su questo treno tutta la vita. Io sono salito su questo treno perché i miei genitori conoscevano una missionaria e la loro amicizia è stato un dono che poi mi hanno consegnato. Da quel momento ne sono passati di anni, e solo oggi comincio a capire veramente la bellezza di questo carisma, i frutti piccoli e grandi che in me e attorno a me si sono concretizzati. Oggi sono un volontario aggregato all’Istituto e appartengo alla comunità di Bari, la mia città.
Ho dei ricordi vivi e cari di padre Luigi. Il mio primo incontro risale al 1980, quando egli venne a dare un ciclo di lezioni mariane presso il convento S. Fara di Bari. Da subito mi incuriosì. Quanta energia emanava e trasmetteva nel parlare dell’Immacolata e di padre Massimiliano Kolbe. Ho pensato che quell’incontro, ciò che diceva, fosse un messaggio proprio per me che sono nato nel giorno della festa della Madonna di Lourdes. Mi ricordo che il padre ripeté più volte che non dovevamo aver paura di amare troppo l’Immacolata, perché non la ameremo mai quanto l’ha amata Gesù, e Lei stessa è la Madre che ce l’ha donato.
Poi ho conosciuto padre Faccenda di persona a Borgonuovo. Quella volta accompagnavo mia madre al Cenacolo Mariano per gli esercizi spirituali. Due ricordi in particolare mi sono rimasti nel cuore. Il primo: nel vederlo e conoscerlo nella sua semplicità. In apparenza, in un primo impatto poteva sembrare un tipo burbero, esigente durante le prediche, ma poi nell’incontro a tu per tu si trasformava in una persona gradevolissima. Non so come, quella volta, mi trovai a tavola con lui e con altri sacerdoti e mi colpì il suo atteggiamento fraterno, proprio francescano. Il secondo ricordo: dopo un incontro in cui gli confidavo i miei dubbi e bisogni, mi consigliò di leggere il libro C’è Donna e… Donna, che certo non era rivolto solamente alle donne… Questo libro è diventato per me come un’àncora di salvezza; vi ho trovato tante risposte, tanti chiarimenti, così come in altri suoi libri. E ne ha scritti tanti, una eredità preziosa.
Grazie a lui ho conosciuto meglio le missionarie. Man mano, partecipando e frequentando la comunità, ho visto in loro delle sorelle, delle vere donne che sanno mettersi accanto e accompagnare chi è nel bisogno.
Grazie, padre Luigi, per tutto ciò che mi hai donato.